Quel razzismo presunto e la vera impunità dei rom

autoromMarino rompe il silenzio, ma chiede di non speculare sull’etnia dei pirati. I familiari chiedono scusa, ma sanno che il ragazzo non rischia nulla “tanto è minorenne”

Da una parte il sindaco Ignazio Marino, che la mette così: al volante dell’auto che ha spezzato una vita e mandati altri otto in ospedale «ci poteva essere uno di ogni etnia o nazionalità».

Quindi chi chiama in causa gli zingari cerca solo «di trasformare questa tragedia in una speculazione politica».

Dall’altra la madre del minorenne latitante che dice: «Vogliamo chiedere scusa alla famiglia della vittima dell’incidente e a tutti i feriti». Nobili parole alle quali fa seguito l’appello al figlio di tornare a casa, che poi insieme sarebbero andati alla polizia. Precisando: «Devi avere paura niente, tanto sei minorenne».

Il risvolto sociale, come s’usa dire, del drammatico episodio del quartiere Aurelio è tutto in queste parole. Il richiamo al punto di forza di quell’aspetto della cultura rom che concerne l’accattonaggio, il borseggio e il furto praticato da minorenni, che in quanto tali «paura niente» di passar guai con la giustizia. E, qui siamo a Marino, la revoca identitaria degli autori di un crimine, ben inteso ove sia commesso da uno zingaro. Chi specifica, chi pone l’accento sull’«etnia o nazionalità» di chi era a bordo dell’auto pirata «fa politica», che detta così può leggersi «è un razzista».

Le conseguenze di questo modo, l’uno indigeno e l’altro istituzionale, di affrontare la realtà è riassunta nella constatazione di Alessandro Basso, presidente del comitato di quartiere Aurelio-Boccea (due campi nomadi, fra i quali La Monachina, residenza dei protagonisti della vicenda): «Nel nostro quartiere i rom si sentono protetti. Tutti sanno quel che succede, ma loro sono diventati più aggressivi». Tutti sanno che oltre a quella che guidava, allo zingaro al volante è intestata un’altra mezza dozzina di auto. Eppure s’è mai fatta viva Equitalia al campo della Monachina? La legge, s’è mai fatta viva?

In quanto poi al chiedere scusa per l’accaduto, gesto che certo ha intenerito molti cuori, come si concilia con la complicità, protezione e connivenza, stando che senza la collaborazione dei suoi co-etnici la latitanza di uno zingaro durerebbe meno di mezz’ora? Va bene la cultura rom della quale, come petula Laura Boldrini, i rom medesimi devono andare orgogliosi.

Ma anche se così acculturata, quella gente non gode dell’extraterritorialità e sarebbe ora di far sì che se ne rendano conto.

29 maggio 2015

IlGiornale

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