Il Comune vuole dare case e terreni ai rom

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La proposta del vicesindaco Luigi Nieri: “Ai nomadi aree e fabbricati inutilizzati”.

Case popolari ai rom: il vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, di Sel, rilancia la proposta già avanzata in tempi non sospetti dall’assessore alle Politiche sociali Francesca Danese, che in queste ore sta perfezionando un piano di inclusione a partire dal superamento dei campi nomadi, una zavorra da 24 milioni di euro all’anno insostenibile per il bilancio capitolino. In realtà, più che di alloggi di edilizia residenziale pubblica, il progetto punterebbe su auto-costruzione e auto-recupero, in pratica ai rom potrebbero essere concessi fabbricati abbandonati o inutilizzati o terreni come da tempo chiede, tra le altre associazioni, anche la 21 Luglio: «Nella Capitale – ha ricordato più volte il presidente Claudio Stasolla – ci sono 1.200 ettari di edifici pubblici e privati inutilizzati. E con essi ci sono 24 milioni di euro utilizzati ogni anno per la gestione e il mantenimento dei campi nomadi. Unendo le due risorse si può trovare la ricetta che, passando per l’auto-costruzione, offra una risposta adeguata ai cittadini rom e non rom che vivono l’emergenza abitativa a Roma». Nieri, interpellato sull’emergenza ancora più sentita dopo il tragico incidente avvenuto a Battistini, ha parlato chiaro: «I rom che hanno redditi alti e altre proprietà vanno mandati via dai campi perché non hanno bisogno dell’assistenza di Roma Capitale, chi invece ha bisogno va assistito come tutti i cittadini, e cioè in case di edilizia pubblica». Le stesse che mancano anche per i romani: l’ultima graduatoria degli alloggi Erp, pubblicata a marzo e attesa da più di un anno e mezzo, registrava 7mila nuclei familiari aventi diritto a fronte di appena 70 case popolari disponibili, in pratica ce l’ha fatta uno su cento. Del resto sarebbero la maggior parte, tra i nomadi residenti nei campi, i cittadini italiani, e in tanti avrebbero già avanzato richiesta di un alloggio popolare: «Non abbiamo paura di dire che ai nomadi possano essere assegnati alloggi popolari – ha insistito Nieri – perché l’industria della paura la lasciamo a Salvini e a chi è convinto che basta creare paura per risolvere il problema: abbiamo già iniziato un’azione improntata al tema della legalità nei campi rom, mandando via tutti quelli che hanno redditi alti, il Comune deve assistere le persone che hanno bisogno, dobbiamo puntare a un lavoro serio su integrazione e scolarizzazione». Altro insuccesso costosissimo: appena il 25% dei minori, stando ai dati della 21 Luglio, frequenta le scuole medie nonostante i 3 milioni di euro investiti ogni anno. Mentre le soluzioni abitative extra-campo «sono già state attuate in altre città italiane – continuano dall’associazione – come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spendono in 5 anni rispettivamente 10mila euro e 50mila euro per una famiglia rom di 5 persone: a Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel “campo” de La Barbuta costerà alle casse comunali 155mila euro in 5 anni». Che si tratti di alloggi o di auto-recupero, l’idea dell’amministrazione è comunque quella di uscire dalla logica della ghettizzazione, attraverso la pubblicazione di bandi e relative graduatorie dopo decenni di affidamenti diretti. «Per chiudere i campi, come vuole l’Europa, presenteremo un piano nelle prossime settimane», ha concluso Nieri, ammettendo comunque che i tempi non potranno essere brevi, certo non entro fine dicembre come si era inizialmente paventato.

 di Erica Dellapasqua

Fonte Il Tempo

Roma, 4 giugno 2015