Le prime confessioni dei compagni di Domenico

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In quell’albergone viola, dall’architettura imperativa e futurista è custodito il mistero della morte di Domenico Maurantonio, un bravo ragazzo padovano di 19 anni precipitato dal quinto piano dell’edificio senza che alla sua morte sia stata data una spiegazione. Finora. Le equazioni che dovrebbero risolvere il rebus non quadrano, perché i dati sono mancanti e l’incognita impossibile da svelare. Domenico, studente della quinta E dell’istituto scientifico Ippolito Nievo di Padova, non soffriva di sonnambulismo e neanche coltivava l’idea del suicidio. Nessun “disturbo neurologico” nella notte fra il 9 e il 10 maggio, quando succede tutto, in quell’albergo viola alle porte di Milano nel quale due classi, la quinta E e la quinta F, stanno alloggiando in attesa di ripartire per Padova, dopo la gita di un giorno all’Expo. Domenico, che occupa una camera del quinto piano insieme a due compagni di classe, viene trovato da un dipendente dell’hotel la mattina successiva, alle sette, privo di vita, sull’asfalto, sotto ad una finestra del quinto piano che è vicinissima alla camera 533. Non la sua. Di alcuni amici. Lui indossa solo la canottiera. Mutande e calzoncini sono accanto al suo corpo. Tracce di escrementi vengono rinvenute sulle mutande stesse, sulla finestra dalla quale è caduto e sul pavimento del corridoio del quinto piano. Tanto è vero che gli investigatori pensano ad uno scherzaccio dei compagni: gli hanno dato un purgante. Tuttavia gli esami tossicologici non danno esiti esplicativi: Domenico non ha ingerito lassativi, il suo grado alcolemico è inferiore ad un grammo per litro di sangue e non ha fumato spinelli. Non usa fumarli, raccontano i genitori Bruno e Antonia. Agli alcolici lui preferisce i frullati. Quelli che potrebbero chiarire i retroscena di una notte misteriosa, gli amici insomma, riferiscono frettolosamente l’inservibile: non sanno niente. Alle cinque, dicono, sono andati a dormire e lui era vivo. Ma la reticenza instilla il sospetto. Davanti alle pressioni le due classi in gita parlano. Raccontano tutto al settimanale «Panorama», in edicola oggi. Dicono che si sono incontrati, dopo cena, nella stanza di Domenico. Erano in cinque, cinque maschi. Hanno bevuto un liquore alla prugna. Alle tre e venti sono scesi in giardino a prendere aria e lì sono stati fotografati dall’amico, che invierà quella foto attraverso whatsapp alle 5,30. Questo è l’orario in cui tornano in camera. I due amici che dormono nella stessa stanza (in tre in un letto matrimoniale) riferiscono che il diciannovenne si lava i capelli, poi va a dormire come loro. Indossa una maglietta ed un paio di calzoncini scuri. Sono le 6,30 quando uno dei due studenti, svegliato dalla luce che entra attraverso le serrande, vede che Domenico non c’è, alla sua sinistra. Non ci fa caso e si riaddormenta. Contestualmente alle dichiarazioni degli amici, alcune studentesse della camera 531 (V piano) raccontano che, tornate in stanza alle 23,30 hanno visto un cinquantenne calvo poggiato alla finestra dalla quale precipiterà Maurantonio. L’uomo misterioso le avrebbe aiutate ad aprire la porta. Loro aggiungono di averlo rivisto nello stesso posto, alle 2,30 del mattino. Resta quell’incognita difficile da individuare: perché è morto il diciannovenne? Qualcuno gli ha sfilato pantaloncini e mutande nel corso di un momento di stupida goliardìa e l’ha chiuso nell’enorme ricciolo viola che custodisce le scale di emergenza? Lui ha tentato di rientrare attraverso il piccolo cornicione che dalla finestra bianca guarda verso il parco? E quel livido sul braccio di Domenico risale alla mattina precedente, quando lui era caduto all’Expo o è stato prodotto da una mano che tentava di salvargli la vita, dopo averla messa in pericolo? Secondo l’avvocato Stefani la vicenda «sta per essere chiarita». Nel frattempo si registrano le gaffes dalla scuola Nievo. Una dichiarazione (poi modificata) della preside che attribuisce la morte del suo studente ad un «malore gestito in modo sbagliato» e l’incauto commento di un insegnante scritto in un verbale di fine anno: «La classe quinta E con sincera partecipazione ed entusiasmo ha partecipato all’Expo di Milano». Anche questa, di gaffe, viene ridimensionata. Il commento fu scritto (dicono) prima che Domenico morisse.

di Angela Di Pietro

Fonte Il tempo

Roma, 4 giugno 2015