Tensione a Roma al sit-in di Casapound contro i campi rom

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“Al volante c’ero io e quando ho visto l’alt del posto di blocco ho avuto paura ed ho accelerato”. E’ il racconto che il diciassettenne accusato di concorso in omicidio volontario per la morte di una filippina travolta da un’auto nella zona di Boccea a Roma mercoledì scorso, fa davanti al gip del tribunale dei minori. Oggi il minorenne è stato ascoltato nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, durante il quale ha ricostruito le drammatiche fasi dell’incidente che ha causato anche il ferimento di altre otto persone. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo per la custodia cautelare nel carcere di Casal del Marmo. A premere il piede sull’acceleratore della Lancia Lybra sarebbe stato quindi il ragazzo, padre di un bimbo di 10 mesi e marito dell’altra 17enne finita in manette qualche ora dopo la tragedia. Il giovane nomade avrebbe riferito che nell’auto erano presenti anche la moglie, il fratello 19enne Samuele e il padre Bahto. “Erano tutti seduti dietro – ha aggiunto -. Quando ho visto la paletta delle forze dell’ordine mi è preso il panico e ho proseguito. L’ultima volta che mi hanno fermato mi hanno picchiato”. Gli inquirenti cercano ora di ricomporre il puzzle e cercare di chiarire definitivamente la dinamica dei fatti. Al momento nel registro degli indagati è finito anche il padre dei due nomadi. L’uomo, che nei giorni scorsi si era autoaccusato di quanto avvenuto per poi ritrattare, è accusato di concorso in omicidio. Potrebbe essere quindi davvero lui il ‘quarto uomo’ presente a bordo dell’auto-killer. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina le indagini, potrebbe però disporre ulteriori accertamenti tecnici per chiarire il quadro probatorio a carico dell’uomo. Risposte potrebbero arrivare inoltre dall’altro figlio Samuele, attualmente detenuto nel carcere di Regina Coeli. Il 19enne sarà sentito domani dal gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia anche se, come ammettono i suoi difensori, potrebbe avvalersi nuovamente della facoltà di non rispondere. Infine i difensori della diciassettenne moglie del ragazzo, agli arresti da mercoledì scorso, annunciano una istanza per chiederne la scarcerazione. La giovane ha un recente passato di attrice avendo partecipato al cortometraggio, il cui titolo suona oggi come una premonizione, ‘La fuga’ della regista pistoiese, intervistata oggi da Repubblica, Sandra Vannucchi. “E’ distrutta e sconvolta per quanto accaduto. Anche se non era lei alla guida è rimasta profondamente turbata. Durante l’interrogatorio di garanzia ha ammesso le sue responsabilità in merito alla sua presenza nell’auto e ha chiesto più volte perdono – afferma l’avvocato Carola Gugliotta -. Abbiamo presentato istanza di riesame al tribunale della libertà chiedendo un’attenuazione della misura cautelare”.

Intanto, nel pomeriggio a Boccea si sono registrati momenti di tensione durante una manifestazione di Casapound, organizzata insieme con i comitati di quartiere per chiedere la chiusura dei campi rom. Le forze dell’ordine, che hanno rinvenuto un borsone pieno di mazze di legno, hanno allontanato con una carica un centinaio di manifestanti dei centri sociali che stavano contro-manifestando vicino la fermata della metro Battistini. “Prima la nostra gente poi possiamo pensare di aiutare gli altri”, afferma il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano. “Antirazzisti cacciati con cariche delle forze dell’ordine e neofascisti autorizzati a manifestare. E’ un fatto di una gravità estrema e non può che portare alle dimissioni del Ministro Alfano”, ribatte il capogruppo di Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola.

Fonte Ansa

Roma, 4 giugno 2015