Le barzellette del ministro Pinotti davanti ai carabinieri

Pinotti

C’è una linea sottile a separare la razionalità dall’incoscienza, la stessa che crea solchi profondi tra la responsabilità e l’irresponsabilità. Oggi l’Arma dei Carabinieri ha compiuto 201 anni e l’Italia intera ha festeggiato i militari che tanto ama, uomini valorosi e disposti a tutto pur di garantire la sicurezza dei cittadini in Italia e all’estero. Il fulcro dei festeggiamenti si è concentrato a Tor di Quinto, dove con il tradizionale Carosello si sono resi tutti gli onori all’Arma. Ma un velo di tristezza è sceso su molti volti quando a parlare, nel corso della cerimonia, è stata il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Nel suo discorso il ministro ha riportato la commovente lettera di un carabiniere. Parte della quale noi qui riportiamo.

Un giorno qualunque, di un turno di servizio qualunque, uno scenario visto e rivisto, l’ennesimo delinquente che inizia a correre. Ma stavolta mi fermo per qualche istante, inizio a pensare, una domanda si fa largo nella mia testa “perché?” Perché inseguirlo? Perché corrergli dietro? Non sarebbe più facile “perderlo di vista”, dire “è riuscito a scappare”? Perché lo facciamo? Inseguirlo comporta tutta una serie di rischi, qualche livido se sei fortunato…, che i tuoi figli crescano solo con la tua foto sul comodino, se non lo sei. Ma non è tutto, no, perché puoi anche avere la meglio tu, lo speri, però devi stare molto attento, non fargli male, non provarci, non vorrai mica che qualche giornalista o passante con l’immancabile telefonino ti riprenda per poi darti in pasto ai media? Fermalo, ma moderatamente, con contegno. O davanti al giudice, insieme a lui, ci finirai anche tu. […] Quindi, detto questo, perché correre? Perché non far finta di non vedere? Non lo so. Indossare una divisa, rispettarla, è una cosa strana da spiegare, forse è vero, ti nobilita, forse ti spinge sempre a fare la cosa giusta, nonostante tutto. Ogni giorno lotti per un ideale, per un qualcosa che sai essere irreale, ma non per te. E poi ci sono quelle cose che chi non indossa una divisa non può capire, quelle piccole cose come il sollievo di rientrare a fine turno e vedere che lo hanno fatto anche tutti i colleghi, il restituire anche una semplice borsetta ad una signora anziana che ti abbraccia, i bambini che ti salutano per strada, che ti chiedono di vedere come è fatta la macchina di servizio, che impazziscono se gli regali una spilla e ti dicono “da grande voglio farlo anche io…”, i grazie delle persone, e non intendi quelle frasi piene di ipocrisia, i “grazie, buon lavoro” che ti rifila di tanto in tanto qualcuno a cui hai appena risparmiato un verbale, intendo i grazie sinceri, quelli rari, di qualcuno a cui hai appena salvato qualcosa di importante. Ed il portare la mano alla visiera per l’ennesimo collega morto in servizio. La rabbia di quel momento mi ha sempre dato una forza inesauribile, la forza di tirare avanti per perseguire un obiettivo che nessuno vede. Tranne te. Al diavolo i pensieri, anche questa volta, si corre”.

Il ministro, commentando la lettera, ha citato Luigi Pirandello:“È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere ogni tanto, galantuomini si deve essere sempre”. E ha proseguito: “Basti pensare, solo per fare qualche esempio recente, al carabiniere di pattuglia in Toscana che si è calato in pozzo di 8 metri, con mezzi di fortuna, per salvare due bambini che stavano per affogare, oppure ai carabinieri che hanno arrestato, a Vimercate, il killer responsabile degli omicidi al Tribunale di Milano, ancora armato e pericoloso. Non è infatti per caso che autorità di altre nazioni arrivino a definire i nostri Carabinieri “La migliore polizia del mondo”.Come non è per caso che i nostri Carabinieri siano sempre più spesso chiamati, su richiesta della comunità internazionale, a svolgere complesse e difficili missioni di addestramento delle forze di sicurezza di entità statuali, ancora fragili e in via di ricostruzione, in varie parti del mondo anche molto lontane, come ad esempio in Palestina, Libano, Somalia, Gibuti, Mali, Afghanistan e tra poco anche in Iraq.Un unico filo conduttore lega da sempre le mille imprese, piccole e grandi, dei nostri Carabinieri dalla fondazione dell’Arma fino ai giorni nostri, scandite da vicende gloriose, entrate nel cuore e nella memoria di tutto il popolo italiano: dalla carica di Pastrengo alla lotta al brigantaggio, dalle guerre coloniali ai due conflitti mondiali, dalle varie missioni nei Balcani a quelle in Medio Oriente e in Africa, senza mai far venire meno le preziose e capillari attività quotidiane in difesa della vita e dei beni dei cittadini, e a tutela della legalità per tutta la comunità nazionale. Questo filo conduttore che lega i Carabinieri di due secoli fa a quelli di oggi… è intriso delle stesse motivazioni, del medesimo desiderio di servire il bene comune in silenzio, senza ricercare meriti esclusivi o prevalenti ma solo per l’intima, autentica convinzione di operare per la causa più giusta: la sicurezza delle Istituzioni e la protezione della comunità nazionale. Certo, come ho avuto modo di ripetere più volte e anche di formalizzare nel recentissimo Libro Bianco, le responsabilità e le missioni che gravano sull’Arma, e più in generale sull’intera Difesa, diventano sempre più articolate e complesse… ma sono assolutamente certa che i Carabinieri, anche dopo oltre due secoli di Storia, sapranno continuare ad essere pilastro insostituibile per la nostra collettività, soprattutto grazie alla loro capacità di trasmettere alle nuove generazioni tutto il proprio patrimonio di conoscenza, di valori, di procedure, di tradizioni, di tecnologia, di sensibilità, di identità….L’Arma continuerà ad essere riferimento assoluto in termini di garanzia e tutela dell’ordine e della sicurezza”.

Il ministro ha proseguito dicendo che “nel nostro Paese si sta riaccendendo la speranza: lo leggo negli occhi delle persone che incontro, nei dati positivi dell’occupazione, nel successo dell’EXPO, nell’affetto e nel rispetto sempre crescenti nei confronti delle Forze Armate, nella rinnovata determinazione di tutti coloro che quotidianamente portano avanti il proprio lavoro…… e nessuno di noi deve permettere che ci siano ancora persone che questa speranza possano farcela perdere: da questo punto di vista, ringrazio voi Carabinieri, come Ministro e come cittadina, per l’opera di pulizia che portate avanti con determinazione e competenza, come testimoniano anche gli ultimi risultati nella lotta alla criminalità conseguiti, proprio in questi giorni, nella Capitale. Sono risultati che non sarebbero possibili senza un grandissimo impegno, senza una profonda professionalità e, soprattutto, senza il vostro straordinario coraggio morale, sempre e ovunque dimostrato in oltre due secoli di Storia…… senza peraltro dimenticare che, come disse il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, in fondo…“Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli, e i figli dei nostri figli”.

Peccato, perché la signora Pinotti non deve essersi resa conto che l’Expo sarà anche un gran successo, ma i suoi militari dormono in tende in cui la temperatura raggiunge quaranta gradi, che la speranza in Italia sarà anche riaccesa, ma la disoccupazione è, contrariamente a quanto lei dice, ai massimi storici, che i carabinieri continuano a fare il loro sacrosanto dovere, per spirito di servizio, ma con nel cuore una grande tristezza: quella di compiere arresti con la consapevolezza che i delinquenti saranno scarcerati il giorno successivo da giudici incoscienti che applicano leggi fatte da scellerati. Che continueranno a correre, pur realizzando che, al momento dell’arresto del malvivente, potrebbero anche essere accusati del reato di tortura. Che la sera, arrivati a casa dopo una giornata di duro lavoro, guarderanno i loro figli negli occhi, con tutto l’affetto del mondo e di un padre, rassegnati alla certezza che un futuro migliore, in queste disastrose condizioni, non sarà possibile. E non è questione di discorsi o di farsi convincere da qualcuno che “non esiste più speranza”, perché qui di speranze qualunque italiano può dire di vederne ben poche. Un ministro che si circonda di civili, togliendo incarichi ai militari, che consente che il potere sia accentrato nelle mani del Capo di Stato Maggiore della Difesa, togliendolo ad altri (vedi futura soppressione del Direttore degli armamenti), forse dovrebbe riflettere un pochino prima di parlare. Altrimenti penseremo tutti che abbia fatto come la sua collega Boldrini, che a comando chiama le forze armate, quando è all’estero, per qualsiasi difficoltà e poi fa da testimonial per la creazione dell’esercito dei volontari pacifisti, nelle cui file si assemblano figli dei fiori di nuova generazione (quella della cannabis e delle anfetamine) ed esponenti dei centri sociali. Forse la signora ministro dovrebbe ricordare che Luigi Pirandello diceva sì che “È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere ogni tanto, galantuomini si deve essere sempre”, ma anche  che  “La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprircisi illusione di domani”. E qui, di illusioni, per questa Italia governata da gente che non è neanche in grado di risolvere come si deve la vicenda di due onesti servitori della Patria, i due fucilieri di Marina Latorre e Girone, ce ne sono fin troppe. Di barzellette, lo sappia il ministro, le Forze armate ne hanno sentite fin troppe e, tanto per citar di nuovo Pirandello, “così è, se vi pare”. Ma per citare Oriana Fallaci: “Ci sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo”.

di Chiara Giannini

Roma, 5 giugno 2015