Papa Francesco a Sarajevo

sarajevoUn momento di riflessione e raccoglimento tra popoli e fedi religiose diverse. La visita del pontefice nella capitale della Bosnia-Herzegovina è stato un evento storico

“Mai più la guerra”. È questo il messaggio di pace che Papa Francesco ha voluto dare a tutti i presenti alla messa celebrata il 6 giugno nello stadio Kosevo diSarajevo. Forte la condanna nei confronti di chi specula sulla guerra. Un riferimento ai conflitti che nei Balcani ha più significato che altrove. In un “terra di frontiera” come la Bosnia-Herzegovina, dove dal 1992 al 1995 si è combattuta la prima guerra in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con centinaia di migliaia di vittime e una serie impressionante di crimini di guerra indagati anche dai tribunali internazionali e in una città, Sarajevo, martire della storia europea, i temi di pace, amore, giustizia e fede del Papa hanno raggiunto il cuore della gente.

 

La risposta della Bosnia-Herzegovina alla visita del Santo Padre è stata ottima. Qui, dove la convinvenza religiosa (il 15% della comunità croata-cattolica coabita con il 31% di serbi-ortodossi e con il 40% dei musulmani) è da sempre un problema sociale, ha regnato la pace.

Il Papa, partito dall’aeroporto di Roma Fiumicino alle 7 e 30 con un volo speciale Alitalia, è atterrato a Sarajevo verso le 9. Dopo l’accoglienza avvenuta allo scalo internazionale, il Pontefice si è diretto al Palazzo della Presidenza dove è stato ricevuto dalle autorità della Bosnia-Herzegovina. A seguito dei saluti e dei ringraziamenti diretti ai membri della presidenza e in particolare al presidente di turno Mladen Ivanic, Papa Franjo ha espresso la sua gioia per essere venuto in visita in questa città che tanto ha sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso e che è tornata a essere luogo di dialogo e pacifica convivenza.

 

Bergoglio si è poi diretto allo stadio olimpico della capitale bosniaca dove, alle 11, si è svolta la messa che ha visto la partecipazione di gente proveniente da tutto il mondo all’insegna del motto mir vama” (“la pace a voi”). Un vero e proprio bagno di folla. Circa 65mila i presenti e diversissime le bandiere in rappresentanza di tanti Paesi. I fedeli hanno partecipato attivamente alla messa. Commossi ed emozionati. Molti i cattolici venuti dalla vicina Croazia.  Una vera e propria ovazione ha accolto l’ingresso del 78enne gesuita.

Ottima l’organizzazione. L’accesso allo stadio è stato possibile già dalle 4 del mattino. Al suo interno, anche grazie al lavoro dei tanti volontari, tutto si è svolto in assoluta tranquillità. Le alte temperature hanno causato qualche malore che ha reso necessario l’intervento dei paramedici. Nessun particolare problema anche per quanto ha riguardato il deflusso del pubblico.

 

Nel pomeriggio, dopo l’incontro e il pranzo nella Nunziatura apostolica con i vescovi della Bosnia-Herzegovina, il Santo Padre si è diretto nella cattedrale per parlare al clero, ai religiosi e ai seminaristi. Qui, dopo il saluto del cardinale Vinko Puljic, è stata data la parola a tre testimoni della guerra e degli scempi etnici degli anni Novanta. Sono stati chiamati a raccontare le proprie storie Zvonimir Matijević, sacerdote della diocesi di Banja Luka, il frate francescano Jozo Puskaric, che ha parlato della sua testimonianza da un campo di concentramento, e suor LjubicaŠekerija.

Il Santo Padre ha poi presieduto un incontro ecumenico con i leader delle altre fedi religiose nel Centro internazionale studentesco francescano. Presenti rappresentanti cattolici, ortodossi, musulmani ed ebrei. Tutti convinti dell’esigenza di un dialogo come base per un futuro pacifico.

 

Prima della cerimonia di congedo all’aeroporto e della partenza avvenuta dopo le 20 con destinazione Roma-Ciampino, Papa Francesco si è recato a salutare le nuove generazione nel Centro diocesano giovanile, intitolato a Giovanni Paolo II che qui era venuto nel 1997.

 

La visita del Pontefice a Sarajevo, la “Gerusalemme d’Europa”, come ha più volte sottolineato lo stesso Papa, è stata una vera e propria festa, oltre all’occasione per il Paese prima e per tutti i Balcani poi, di far sentire al mondo la propria voce. Riparte da qui il dialogo interreligioso in Bosnia- Herzegovina.

7 giugno 2015

LookOutNews

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