Pd: Renzi riunisce direzione, protesta insegnanti al Nazareno

boschi

Direzione cruciale per il Pd chiamato al primo confronto dopo le regionali. Alla sede del Nazareno il premier Renzi riunisce il partito per fare il punto dopo le regionali. Di fronte alla sede dem al Largo del Nazareno un gruppo di insegnanti in un sit in di protesta.

La protesta degli insegnanti – Un gruppo di docenti sta manifestando davanti la sede del Pd dove si svolgerà la Direzione del partito ma un gruppo di insegnanti si è autoconvocato per venire a protestare davanti al Nazareno. “Siamo qui per dire a Renzi che deve ritirare il ddl” dicono i docenti nei cui confronti tuttavia c’è stato un tentativo di allontanamento da parte della pubblica sicurezza. “Siamo qui spontaneamente, non abbiamo sigle sindacali, siamo venuti di nostra libera iniziativa” contestano gli insegnanti ai quali la polizia sta chiedendo i documenti per procedere alla loro identificazione. “Siamo liberi o in uno stato di polizia?” protesta qualcuno di loro.

La strategia di Renzi

(di Cristina Ferrulli) Matteo Renzi avvia stasera, nella prima direzione dopo le regionali, la “verifica” dentro il Pd per chiedere, con il voto sulla sua relazione, se tutti, maggioranza e minoranza, siano pronti a fare la propria parte per traghettare il governo al 2018 attraverso le riforme. Un richiamo al rispetto delle regole che, però, il leader dem unirà ad un’apertura al confronto sui temi più cari alla sinistra: la riforma della scuola, da domani al voto in commissione e quindi considerata dalla minoranza il banco di prova della reale volontà di dialogo del premier, e le riforme istituzionali.

Di rientro dal G7, il presidente del Consiglio ha riunito i fedelissimi in vista della riunione serale del parlamentino Pd. Una direzione che avrà tra i presenti sia il sindaco di Roma Ignazio Marino, difeso negli ultimi giorni dopo la seconda ondata di avvisi di garanzia per l’inchiesta Roma Capitale, sia il neogovernatore Vincenzo De Luca, vincitore in Campania ma al centro di polemiche anche dentro il Pd.

Nelle stesse ore la minoranza, da Gianni Cuperlo a Roberto Speranza fino al bersaniano Alfredo D’Attorre, si è confrontata alla Camera sulla linea da tenere stasera. Summit preparatori di una direzione che potrebbe siglare una nuova tregua interna, in un momento particolarmente delicato per l’Italia, tra emergenza migranti e crisi economica, o dare il via ad una resa dei conti definitiva. Molto dipende da quanto Renzi darà ascolto ai renziani duri e puri che spingono per misure concrete che riportino la disciplina dentro i gruppi parlamentari: al Senato dove la maggioranza è appesa ad una decina di voti ma anche alla Camera dove negli ultimi voti di fiducia si è andati in ordine sparso.

Ma Renzi, che difficilmente già stasera ridefinirà gli assetti interni, a partire dal ruolo vacante del capogruppo, si rende conto che aut aut e ultimatum indebolirebbero il Pd. “Le regole si rispettano altrimenti è anarchia”, concorda il leader dem ancora convinto, però, di trovare una via per la convivenza con la minoranza. Almeno con quell’area dialogante che dall’Italicum si è smarcata dalla sinistra di Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo. Minoranza che stasera, spiega D’Attorre, dimostrerà, facendo l’analisi del voto delle regionali, che “il centrosinistra vince quando fa il centrosinistra e convince i suoi elettori”. Una lettura elettorale che, però, il premier non condivide: è vero, secondo il segretario dem, che l’astensionismo e la tenuta di M5S e Lega sono “campanelli d’allarme”. Ma è un fatto che “numericamente” il Pd ha vinto in 5 regioni ma ha perso in Liguria perchè divisa e perchè chi aveva perso le primarie “è scappato con il pallone”, schierando Luca Pastorino. La sinistra aspetta al varco Renzi per capire dal suo discorso se c’è ancora volontà di tenere unito il partito. “Il Pd è forte – sostiene Roberto Speranza – quando è unito e l’unità la deve costruire Renzi, a partire dalla scuola dove servono modifiche vere”.

Fonte Ansa

Roma, 8 giugno 2015