Elisa, l’ultimo regalo: donati gli organi. Papà Stefano e mamma Simona: “I medici hanno fatto l’impossibile per salvarla”

La ventenne studentessa è morta a Livorno. Era figlia unica. “Nostra figlia era una ragazza splendida”

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“Elisa non ce l’ha fatta: è morta a mezzogiorno”. La voce, commossa, è quella di papà Stefano Pezzini. Al suo fianco c’è la moglie Simona. Si abbracciano. E abbracciano idealmente tutti gli amici che si sono messi in contatto con loro in un giorno drammatico. A pochi metri di distanza, in un lettino del reparto di neurochirugia dell’ospedale di Livorno, c’è il corpo ormai senza vita della loro figlia. Aveva vent’anni, Elisa. Venti anni, il fiore della vita. Il sorriso. La voglia di crescere e di affermarsi. Studentessa modello. L’orgoglio della famiglia. Tutto finito. Tutto in frantumi. La sera prima mentre tornava a casa in motorino assieme ad un’amica, Elisa è rimasta coinvolta in un incidente stradale in via Italica a Lido di Camaiore. “Prognosi riservata” era stato il primo referto. Ma il quadro clinico fin dal primo intervento era apparso “molto molto complicato”, come avevano sottolineato i medici intervenuti. Era figlia unica, Elisa. Era la luce degli occhi dei suoi genitori. Che nonostantate tutto, con il dolore che li sovrasta e non li fa respirare, hanno trovato il tempo di pensare agli altri, autorizzando l’espianto degli organi. “Perché vogliamo che nostra figlia continui a vivere in un altro modo”. E così sarà. Un gesto di straordinario altruismo. Come altruista era Elisa.

Papà Stefano e mamma Simona erano arrivati all’ospedale di Livorno nella notte fra sabato e domenica, anticipando di qualche minuto l’arrivo dell’ambulanza del 118 Versilia; sulla quale – dopo le prime cure al pronto soccorso – Elisa veniva trasferita nella clinica neurochirurgica. “I medici di Livorno – ha ricordato Stefano Pezzini – mi hanno subito fatto presente che la situazione era gravissima per le ferite che Elisa aveva alla testa. Poco dopo il ricovero hanno dovuto fare un primo intervento per cercare di rimuovere gli ematomi: il resto del corpo era intatto, ma la testa no…”. Ferite profonde. Ferite che nonostante cure e trattamenti all’avanguardia non era possibile rimarginare. Ferite devastanti. Ieri mattina a mezzogiorno, l’elettroencefalogramma non dava più speranza. “L’ho subito capito” ribadisce papà Stefano, che lavora alla Caen (società leader a livello mondiale nelle nuove tecnologie, biomedicina e impianti aerospaziali) ed è anche un personaggio molto noto in campo sportivo. Sono ancora trascorse alcune ore prima che si arrivasse alla “morte definitiva” dopo quella cerebrale. L’angoscia e la disperazione hanno circondato la stanza dell’ospedale di Livorno mentre il tam tam delle amiche di Elisa faceva convogliare nella città labronica tante persone.

Mia figlia era una ragazza splendida” dice papà Stefano, la voce rotta dal dolore. “Nessuna parola ha la dimensione del dramma che viviamo. Anche se la nostra Elisa non c’è più, non finirò mai di ringraziare – dice ancora – il personale medico e sanitario dell’ospedale di Livorno: ha fatto il possibile e l’impossibile per ridare una speranza di vita a mia figlia. Ho trovato gente dotata di grande umanità. Quando si sono arresi è perché non c’era davvero più niente da fare”. Le operazioni di espianto degli organi sono continuate fino a tarda sera. Oggi la salma di Elisa verrà trasferita all’obitorio dell’ospedale unico della Versilia. Domani alle 14,30 i funerali nella chiesa della Migliarina.

Viareggio, 9 giugno 2015

(fonte LaNazione)

AP