Mafia Capitale, Zingaretti riferisce in Consiglio: “Nei partiti non sono tutti uguali”

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Mette subito le mani avanti il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nel corso del suo intervento su Mafia Capitale che continua a scuotere terromoti in Regione e Campidoglio con esponenti Pd indagati e arrestati. La sua giunta è estranea, lui è scandalizzato ma continuerà a lavorare nella repressione della corruzione attraverso azioni mirate. La bufera ha iniziato a scatenarsi sulla Regione con le dimissioni, lo scorso marzo, del suo capo di Gabinetto Maurizio Venafro, indagato per la turbativa dell’asta che, grazie alla mediazione di Luca Gramazio, avrebbe consegnato a Carminati e i suoi una buona fetta di appalto di oltre 90 milioni di euro del Centro prenotazione unica del Lazio. Poi sono arrivate le dimissioni di Marco Vincenzi da capogruppo del Pd alla Regione che rientra negli atti dell’inchiesta a causa di incontri e telefonate con Salvatore Buzzi.  In questo clima, il governatore del Lazio ha ribadito in Consiglio regionale la decisione presa dalla Regione di costituirsi parte civile nel processo che inizierà il 5 novembre prossimo al Tribunale di Roma. Zingaretti si è poi rivolto alla minoranza: “Ringrazio l’opposizione per la critica dura ma corretta verso il presidente e la maggioranza”. Un’opposizione, ha aggiunto “che è arrivata a chiedere le mie dimissioni, che non condivido ma che non demonizzo e inserisco in una dialettica politica che rispetto”. Poi Zingaretti ha inteso sottolineare che nessun membro della giunta è coinvolto nello scandalo. E annuncia entro luglio un “Protocollo della Legalità”. Su questo punto ribadisce che non bisogna decelerare la corsa alle semplificazioni delle società: “Non fermiamoci. Sarebbe di grande valore se prima dell’estate si procedesse con celerità alle ulteriori semplificazioni societarie depositate nelle Commissioni. Farebbero risparmiare soldi e porterebbero maggiore chiarezza. Ma come ho già detto, tutto ciò forse ancora non basta ecco perchè l’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità entro luglio presenterà una bozza di Protocollo di Legalità sui lavori pubblici che proporremo alle associazioni di categoria dell’impresa e alle organizzazioni sindacali-ha aggiunto- Mi impegno fin d’ora che la bozza venga discussa in una riunione congiunta delle Commissioni I e VI affinchè il Consiglio Regionale possa portare il proprio contributo”. Quello di Zingaretti è stato un discorso incentrato sulla volontà di prevenire i fenomeni corruttivi all’interno della macchina amministrativa: “Mi impegno – ha detto –  e vi propongo di presentare e costruire un programma di controllo sull’utilizzo che i Comuni fanno dei finanziamenti che arrivano dalla Regione”. Poi ha aggiunto: “Studiamo un meccanismo che introduca elementi di controllo che possano essere dissuasivi rispetto all’utilizzo delle risorse della Regione a scopi non chiari o peggio di carattere corruttivo”.

 

Il centrodestra non è soddisfatto. “La relazione del presidente Zingaretti è stata insoddisfacente. Si tratta di una vicenda grave che merita una posizione forte e non superficiale e debole, come è stata quella del governatore. Forse, non si sta rendendo conto della realtà. Perciò, abbiamo predisposto una mozione di sfiducia perchè riteniamo sia necessario, per motivi di opportunità, che Zingaretti effettui un passo indietro”. Lo dichiarano il vice presidente del Consiglio regionale e segretario La Destra Francesco Storace e i capigruppo di Forza Italia, Antonello Aurigemma, Nuovo Centrodestra Daniele Sabatini, del Gruppo Misto Pietro Sbardella, di Fratelli d’Italia Giancarlo Righini e della Lista Storace Olimpia Tarzia

 

Gara Multiservizi sottoposta all’Anticorruzione. Zingaretti poi, annuncia di aver preso tutte le precauzioni possibili: “In alcune gare particolari, come quella rilevantissima della Multiservizi, si è scelto, per la composizione delle Commissioni, di rivolgersi a professionalità alte designate da organismi terzi, in questo caso il GSE una delle Istituzioni più importanti per il governo del settore energetico. Comunque, visto la delicatezza del tema, abbiamo già deciso con l’Autorità Nazionale Anticorruzione, di sottoporre questo procedimento all’Istituto di Vigilanza collaborativa dell’Autorità. Forse un pò si rallentano i tempi, ma credo corretto usare tutte le precauzioni preventive del caso”.

 

Nei partiti non sono tutti uguali. In ognuno di essi, vi è stata e vi è una battaglia politica tra concezioni diverse e valori diversi. Zingaretti tenta di fare dei distinguo: “Guai a mettere tutti nello stesso sacco. A non operare differenziazioni, in un polverone che rischia di gettare nel fango anche qualche persona perbene”. Il governatore, parlando in Consiglio sulla fase due dell’inchiesta aggiunge: “Una situazione che dovrebbe spingere i partiti e le istituzioni ad una scelta di campo inequivocabile per la legalità e la moralizzazione dell’agire politico e di governo. Noi faremmo un favore ai corrotti e umilieremmo gli onesti se in una denuncia così dura non avessimo la forza di dire che la politica non è stata e non è solo questo- ha aggiunto- Ma è anche voglia di riscatto e di cambiamento, difesa dei diritti per i cittadini; innovazione delle Istituzioni e partecipazione». Secondo Zingaretti, alla politica non appartiene il compito di sostituirsi alla magistratura e quello “di strumentalizzare le richieste, di bastonarci a vicenda caricando le colpe solo gli avversari. A noi spetta il compito di dare una risposta fortissima, radicale, sincera a questa complessiva situazione drammatica, con una limpida azione di governo ed un profondissimo rinnovamento dei partiti, della rappresentanza e della democrazia italiana. Alla Magistratura e alle Forze di Polizia, insomma il compito indagare e reprimere gli aspetti corruttivi, e lo stanno facendo assai bene. Noi non possiamo delegare a loro il compito che invece è proprio della politica di una sua profonda autoriforma”.

 

“A Roma mutazione genetica politica”. “Come ho avuto modo di dire – prosegue il governatore del Lazio –  guai a dare una lettura riduzionista di quanto sta emergendo come ad un fatto improvviso e stupefacente o solo amministrativo. Un meteorite che deflagra in un giardino pulito. No, io non lo credo. Era chiaro l’affermarsi, negli ultimi anni a Roma e non solo, di una vera e propria mutazione genetica del concetto stesso di azione politica, troppo slegata dai valori, programmi, tensione etica, e troppo ambigua in un’idea perversa della gestione del potere come beneficio per se stessi. Il potere come opportunità di carriera e arricchimento personale, è sempre meno fine opportunità di realizzare progetti collettivi, visioni e speranza”.

 

 

Azioni non sufficienti, servono altri strumenti per arginare la corruzione. Zingaretti fa una riflessione sul fatto che le scelte adottate durante la sua legislazione siano sì un argine ma non abbastanza sufficiente ad arginare queste “forze criminali”. A tale proposito ha sottolineato: “Credo che la forza criminale di questo sistema abbia trovato nelle scelte che abbiamo compiuto insieme sicuramente un argine. Probabilmente non sufficiente. Perché e’ chiaro che se non fosse esplosa l’inchiesta, alcuni disegni criminali sarebbero potuti andare a segno anche qui da noi”. E ha continuato: “Proprio per questo – ha aggiunto – non ci sottraiamo alla richiesta e ad una maggiore assunzione di responsabilità nella ricerca di ulteriori strumenti che rendano ancora più efficace la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione”. E ancora, la “tensione per la trasparenza che deve trovare spazio nella coerenza delle scelte e degli atti amministrativi, è l’unico strumento che abbiamo per batterci a viso aperto per la legalita’”. “Ed è anche l’unico modo – ha aggiunto – per essere fieri sostenitori dell’azione giudiziaria ma anche censori di un eccesso di giustizialismo che in questi momenti appare sempre e che non fa più distinzioni nelle responsabilità degli individui: un arresto suffragato da prove e una frase pubblicata su atti non ritenuti rilevanti dalla Procura vengano messi sullo stesso piano. Questo non è giusto”

 

A ottobre un seminario sulla corruzione per gli amministratori. “Ad ottobre – continua Zingaretti –  promuoveremo un seminario di formazione sulla corruzione e le mafie rivolti a mille amministratori locali, dirigenti e funzionari degli enti locali. Proprio per dare un segnale che la lotta alle mafie è una delle priorità della nostra amministrazione”. Il presidente ha spiegato che la Regione deve “offrire un sostegno agli amministratori locali che in queste settimane ci segnalano la necessità di avere maggiori strumenti per riconoscere e contrastare con più efficacia la corruzione e le mafie che inquinano spazi degli appalti pubblici”

 

Aurigemma (FI): “Si dimetta come fece Polverini”. “Quanto avvenuto in quest’ultimo periodo merita un’opportuna riflessione, proprio al fine di restituire la dovuta credibilità alla politica e soprattutto alle istituzioni. Ritengo che, se per motivi di opportunità l’ex Governatrice Polverini ha effettuato un passo indietro per lo scandalo “rimborsopoli”, pur non essendo indagata; se per altrettanti motivi di opportunità, nei mesi scorsi il segretario del Pd nonché presidente del Governo Renzi ha spinto Maurizio Lupi alle dimissioni da Ministro dei Trasporti, anche lui tra l’altro non indagato, credo che allo stesso modo il Premier dovrebbe chiedere a gran voce le dimissioni dell’attuale presidente Zingaretti e del sindaco di Roma Marino, seppur entrambi non indagati. Nel rispetto delle indagini della magistratura, che saprà far luce su quanto emerso, bisogna ridare credibilità alle istituzioni di fronte ai cittadini, e quindi per fugare ogni dubbio è necessario fare un passo indietro. Si torni al voto”. Lo dichiara in una nota il Capogruppo di Forza Italia della regione Lazio Antonello Aurigemma.

Fonte Il Tempo

Roma, 11 giugno 2015