Ecco la mafia nella Capitale. Dal 1996

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I verbali di una vecchia inchiesta delineano quanto oggi riscontrato a Roma. I pentiti e le indagini del Ros a Ostia: legami tra Carminati, camorra e ultras.

Diabolik, Er Cecato e ’O Pazzo. Nomi che a molti non dicono nulla. Ma da Roma Nord a Ostia, chi sta negli affari illeciti, quando li sente trema. Per capire quanto fanno paura basta fare un salto di 19 anni. C’è chi dal ’96 deposita carte su carte nelle mani dei magistrati di Roma. Per fargli capire chi sono. Un lavoro enorme condotto dal Ros che ha portato in questi anni anche a molte sentenze di condanna nei confronti di criminali che si sono insediati a Ostia o che hanno trasferito i loro affari a pochi chilometri dalla Capitale. Ma fino a ora si è trattato di processi isolati, di pene inflitte a soggetti singoli. Mai come sta accadendo in questi mesi, le stesse persone sono state coinvolte in maxi inchieste che hanno portato a decine e decine di arresti. Uguale: per la procura di Roma a Ostia comanda la mala. Adesso che il vaso di Pandora è stato aperto, si è alzato anche il sipario dietro al quale vanno in scena le organizzazioni criminali della Capitale. E le testimonianze che 20 anni fa rimanevano isolate, si inseriscono nelle nuove indagini su Mafia Capitale come tasselli di un puzzle. Ecco la dimostrazione. Luglio 1996: Raul Riva si pente. Dopo l’omicidio del fratello Gianluca ha paura per la sua vita e per quella della sua famiglia. Il collaboratore racconta agli inquirenti la sua verità sulla presunta potenza criminale della famiglia Triassi, i loro legami con la famiglia siciliana dei Caruana-Cuntera, il controllo del territorio da parte dei Senese, l’avvento dei Fasciani, fa il nome di Fabrizio Piscitelli e spiega l’immenso giro di stupefacenti che dal Sud America e dal Nord Africa arriva fino al litorale laziale. Il collaboratore racconta ai carabinieri di Ostia degli affari della mala tra armi, droga e gioco d’azzardo: «Era il 1991(…) – spiega Riva agli inquirenti – quando venni a sapere da Roberto Pergola che la famiglia Senese, delinquenti di grosso calibro di origini napoletane, e Carnovale Vittorio, pregiudicato che gestiva il traffico degli stupefacenti, il gioco clandestino e l’imposizione di tangenti alle sale da gioco di Ostia e dintorni, cominciavano a non più sopportare l’atteggiamento provocatorio e insofferente di Addis Ottorino, che di sua iniziativa aveva iniziato a immettersi negli affari illeciti locali senza rispettare la supremazia imposta dai Senese e da Carnovale entrando quindi in netto contrasto con loro per il primato territoriale». Secondo il collaboratore, i Senese controllavano il territorio e lo spaccio godendo di un giro di «amici» di tutto rispetto. «Circa le amicizie del Senese – riassumono gli inquirenti nel verbale dell’interrogatorio di 19 anni fa – ricorda tra questi Fabrizio Piscicelli, che ha un fratello in Polizia». Riva raccontava come un fiume in piena: «Conosco bene Fabrizio Piscicelli dal 1990, anzi da quando ho iniziato a trafficare in hashish. Ricordo che il Capodanno del 1990 o 91 l’ho trascorso ad Amsterdam insieme a lui». Droga, Piscicelli e Senese. Una storia che i pm di Mafia Capitale stanno ripercorrendo atto dopo atto. L’indagine Mondo di Mezzo ha infatti svelato che «nella Capitale c’è posto per tutti», così come annotavano i carabinieri a dicembre scorso. Nel salotto bene di Roma Nord, soprattutto a Ponte Milvio, in base agli atti dell’indagine «Mondo di Mezzo» comanderebbe Fabrizio «Diabolik» Piscicelli, leader della curva laziale. La sua «batteria» è definita dallo stesso Carminati come composta da «gente cattiva». Una banda in grado di spaventare e gestire i traffici illeciti. Lo stesso Senese entra tra le ultime carte che hanno fatto tremare la città eterna. Carminati e Senese parlerebbero di affari sia nello studio di un avvocato, che è contemporaneamente difensore di Senese e «legale di fiducia del sodalizio guidato da Carminati», sia negli uffici della «Professional e Partners group» nella quale risultano impiegati sia il fratello di Carminati, Angelo, sia il suo factotum Giandavide De Pau. Il 30 aprile 2013, quando Michele «’O pazzo» era libero, i carabinieri del Ros hanno filmato e fotografato anche un suo incontro con Carminati dentro e fuori un bar, durato più di mezz’ora. «La conversazione – si legge negli atti – inizialmente molto cordiale, dopo qualche minuto si movimentava al punto che Carminati e Senese apparivano palesemente contrariati e iniziavano a inveire l’uno nei confronti dell’altro, lasciandosi in maniera brusca». Si tratta di passaggi in migliaia di pagine che compongono l’inchiesta Mondo di Mezzo 2. Un modo di «confrontarsi» duro tra presunti criminali. Torniamo a 19 anni fa. Riva racconta: «Anche a causa degli arresti intervenuti tra i membri della banda della Magliana e gli effetti dei pentimenti di alcuni di essi, il Carnovale si allontanò dalla gestione degli affari di Ostia. A quel punto per quanto è a mia conoscenza la gestione del traffico degli stupefacenti e del gioco clandestino fu assunta dalla famiglia Fasciani che si unì alla famiglia Senese (…) Attualmente la supremazia che esercitava sul territorio Vittorio Carnovale è stata ereditata dal Carmine Fasciani, il quale è rinomato di essere il boss di Ostia e dintorni». Tutti nomi che dopo due decenni tornano nelle carte dei carabinieri del Ros.

di Andrea Ossino

Fonte Il tempo

Roma, 13 giugno 2015