L’aggressore del capotreno: “Volevo solo spaventarlo…”

I tre sudamericani interrogati dal gip. Il ragazzo che ha colpito col machete il capotreno: “Ero in stato confusionale per l’alcol e volevo soltanto spaventarlo”. L’amico si chiama fuori: “Non c’entro niente, io avevo l’abbonamento”

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“Mi dispiace per lui, mi scuso”. Nell’interrogatorio davanti al gip, Josè Emilio Rosa Martinez, il ragazzo che giovedì scorso ha quasi amputato un braccio al capotreno con un machete, ammette le proprie colpe ma, al tempo stesso prova a giustificare quel gesto brutale: “Ero in stato confusionale per l’alcol e volevo soltanto spaventarlo”.

Il gip di Milano Gennaro Mastrangelo ha disposto la misura cautelare in carcere per i tre ragazzi bloccati per la brutale aggressione al capotreno Carlo Di Napoli, colpito col machete alla stazione di Villapizzone, e al collega, gravemente ferito alla testa. Oltre a disporre la misura per i tre, il gip ha convalidato gli arresti di Josè Emilio Rosa Martinez e di Jackson Jahir Lopez Trivino, mentre non ha convalidato il fermo di Alexis Ernesto Garcia Rojas. Anche lui, però, deve restare in carcere. “Io non c’entro niente con l’aggressione al capotreno, avevo l’abbonamento – ha detto al gip Alexis Ernesto Garcia Rojas, 19enne di El Salvador detto Smoking per la sigaretta sempre in bocca – c’è stato un litigio tra noi e lui ma io sono sceso e ho visto soltanto dopo che Martinez l’aveva colpito con il machete”. Già arrestato quando aveva 17 anni nell’operazione “Marenos” dell’ottobre 2013 e con precedenti per associazione a delinquere, lesioni e rapina, era stato affidato in prova ad una comunità di Segrate, ma era scappato e risultava irreperibile.

Gli agenti lo hanno trovato e bloccato, ieri, in zona Porta Genova. E il suo fermo va ad aggiungersi agli arresti di ieri del connazionale e coetaneo Josè Emilio Rosa Martinez, che ha confessato di aver quasi amputato il braccio sinistro al capotreno, e di Jackson Jahir Lopez Trivino, ecuadoriano di 20 anni con il permesso di soggiorno scaduto e anche lui tra i ragazzi coinvolti nel blitz del 2013.

Ora inquirenti ed investigatori, oltre a lavorare per individuare gli altri giovani della gang, forse ancora due, che hanno partecipato alla brutale aggressione, devono fare i conti anche con i timori di ritorsioni interne alla banda, dato che l’omertà è la prima regola di quella pandilla di importazione sudamericana. Il gruppetto, composto da 7-8 giovani, tra cui una ragazza, era salito sul treno, che copre la tratta dal sito dell’Expo a Rogoredo, alla fermata Certosa e poi prima di Villapizzone una parte del gruppo era scesa. Ed è stato in quel momento che si è avvicinato il capotreno per chiedere i biglietti e il salvadoregno ha sferrato il colpo di machete. Davanti al gip il ragazzo avrebbe raccontato che quella sera alla fermata “è nato un parapiglia, una colluttazione tra il suo gruppo, e in particolare tra un suo amico, e il capotreno che aveva chiesto di esibire i biglietti”. A quel punto Martinez si sarebbe messo a “smanacciare con il machete in mano per spaventare il controllore e permettere all’amico di scappare”. Per il suo legale, però, Martinez non aveva “la volontà di uccidere. E, per questo, la difesa lavorerà sugli atti “affinché l’ipotesi contestata di tentato omicidio possa essere commutata in lesioni gravi o gravissime”.

 

14 giugno 2015

(fonte IlGiornale)

AP