Texas sfida Corte Suprema su nozze-gay

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Procuratore generale, funzionari statali rifiutino i certificati.

Il Texas guasta la festa delle nozze gay: mentre da San Francisco a New York le parate del Gay Pride di domenica hanno acquistato il sapore della vittoria, il superconservatore Stato della stella solitaria ha sparato una cannonata sulla sentenza della Corte Suprema americana che venerdì ha fatto la storia legalizzando i matrimoni omosessuali su tutto il territorio nazionale. L’Attorney general repubblicano Ken Paxton ha definito “fuorilegge” il verdetto della Corte, proclamando che i funzionari statali potranno rifiutare le licenze nuziali invocando “l’obiezione di coscienza per motivi religiosi”. Paxton ha poi chiarito che chi intenderà scegliere questa via rischia una multa o di essere portato in tribunale. Il procuratore ha però assicurato che “molti avvocati” sono disposti a difendere gratis i funzionari che obietteranno in virtù della propria fede.

A fronte dell’ostracismo del Texas, dove a fare da apripista del nuovo corso è stata una coppia di gay ottantenni, c’è un’America che è scesa in strada a far festa. A New York, dove gli attori britannici Ian McKellum e Derek Jacobi hanno fatto da Gran Marescialli alla parata del Gay Pride, il governatore Andrew Cuomo ha unito in matrimonio David Contreras Turley e Peter Thiede davanti allo Stonewall Inn, il bar dove nel 1969 i gay si ribellarono a un raid della polizia: proprio la scorsa settimana il locale è stato nominato monumento cittadino. Era la prima volta che Cuomo celebrava un matrimonio: il governatore, che nel 2011 ha firmato la legge di New York sui matrimoni gay, ha poi marciato nella parata sotto uno striscione su cui era scritto che “la Grande Mela ha aperto la strada”. Una strada, tuttavia, lungo la quale ancora resta molto da fare nonostante le parole del giudice Anthony Kennedy (l’ago della bilancia che ha guidato la maggioranza della Corte): “Nessuna unione è più profonda del matrimonio, per incarnare gli alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia.

I gay chiedono uguale dignità agli occhi della legge. E la costituzione garantisce loro questo diritto”. La prossima battaglia è quella per ottenere tutele legali sul fronte dell’impiego, del diritto all’abitazione, del commercio. Questo perché, come dimostra il Texas, l’opposizione alle nozze omosessuali passa attraverso le leggi sulla libertà religiosa, invocate da molti Stati nella “cintura della Bibbia” per permettere a datori di lavoro, padroni di casa, ristoranti e alberghi di rifiutare servizi a coppie dello stesso sesso. “Chi non vive sulle due coste è rimasto indietro quanto a protezione legale”, ha spiegato Brad Sears, direttore del Williams Institute della University of California, notando che a livello nazionale solo 22 Stati su 50 vietano di discriminare in base all’orientamento sessuale mentre nella maggior parte del Paese i gay sono in balia di una assenza di norme che li tutelino.

 

Fonte Ansa

Roma, 30 giugno 2015