Stop al telefilm “Hazzard”: sull’auto c’è la bandiera sudista

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La Cbs blocca le repliche della serie anni Ottanta: dopo la strage di Charleston la bandiera confederata è diventata simbolo di razzismo.

La bandiera confederata trattata come carta straccia, emblema del male, espressione di un Sud segregazionista e razzista. Ecco quanto emerge dalla polemica che infiamma gli Stati Uniti e che segue l’attentato di Charleston, in South Carolina. Un vessillo che dopo la strage viene messo al bando tanto da condurre alla sospensione di un noto telefilm “Hazzard” che, con quei colori, aveva fatto sognare un pezzo di Occidente. I protagonisti della storia di “The Dukes of Hazzard” (questo il titolo originale della serie) sono un’icona della destra americana. Una famiglia sopra le righe che smercia litri di alcool clandestinamente. Un criminale, Boss Hog, veste i panni del cattivo impegnato negli stessi traffici e che usa lo Stato per far fuori i concorrenti e portare avanti i suoi loschi affari. Un personaggio che dimostra l’attrazione fatale tra quegli uomini che vivono di politica e la criminalità. “Hazzard” è un inno alla cultura libertaria che dagli anni ’80 va in onda sulle tv di Europa e Stati Uniti, almeno fino a oggi. Al centro della polemica, che è rimbalzata sulla stampa di mezzo mondo, c’è la bandiera confederata (“stars and bars”) che disegnata sul tetto della Dodge Charger del 1969 appare in ogni scena della serie. Proprio questo particolare ha fatto cambiare i piani alla Cbs che intendeva rilanciare il telefilm. La bandiera sudista e il nome dell’auto “Generale Lee” (il comandante delle truppe sudiste durante la Guerra Civile) di fatto si ritrovano messi al bando dopo la terribile strage di Charleston. Qui il 18 giugno un ragazzo bianco di 21 anni ha ucciso 9 neri in una chiesa. Da allora la bandiera confederata è diventata, come mai in passato, sinonimo di razzismo (soprattutto a causa delle dichiarazioni fatte dallo stesso attentatore, ndr) ed è stata progressivamente messa da parte. Una donna nera di 39 anni è stata arrestata per averla rimossa dal pennone davanti al Campidoglio della South Carolina. In un punto vendita del colosso della grande distribuzione Walmart si sono rifiutati di fare una torta con la famigerata bandiera, accettando però di farne una con quella nera di Isis, per poi scusarsi. La serie sotto i riflettori è caratterizzata da inseguimenti spericolati in auto e da un’atmosfera scanzonata un po’ per parodiare alcune abitudini che si attribuiscono popolarmente ai contadini del Sud degli Usa. Il telefilm è ambientato nell’immaginaria contea di Hazzard, situata nello Stato della Georgia e racconta le vicende della famiglia Duke, composta dai giovani cugini Bo, Luke, Daisy e dal loro anziano zio Jesse, contrapposta al locale e unico amministratore della contea Jefferson Davis Hogg, allo sceriffo Rosco P. Coltrane e ai vice sceriffi Enos Strate e Cletus Hogg. Bo e Luke sono in libertà condizionata, per cui non possono legalmente oltrepassare i confini della contea senza chiedere il permesso al commissario, ossia Boss Hogg (che non lo fornirebbe) e non possono usare armi da fuoco (nella serie usano archi di tipo sportivo, talvolta legando degli esplosivi ai dardi). Questo è un palese richiamo a quanto prevede la Costituzione Usa al secondo emendamento, altro tema caro ai libertari. Il diritto di portare armi si sostanzia infatti nel diritto all’autodifesa. Potersi difendere è l’unico modo per non soccombere allo stato. La serie televisiva, come detto, tende a essere un baluardo di libertà per tutti i libertari americani e non solo. I riferimenti ai confederati sono molti. Dalla mitica auto dei due cugini con il clacson con le prime note di Dixieland alla bandiera dipinta sul tettuccio, al nome completo del cattivo, Jefferson Davies Hogg contenente il nome del presidente della confederazione: Jefferson Davies. Lo stesso zio Jesse somiglia al generale Lee. Insomma il telefilm è una sorta di omaggio alla cultura sudista. Gli Stati del Sud infatti rivendicavano il diritto di secessione, mentre gli Stati del Nord avevano un’idea centralistica della federazione. Poi si sommavano motivi economici che per il Nord industriale era il protezionismo, mentre per il Sud agricolo la libertà di commercio. Un aspetto degli Usa che si inserisce nell’eterna contesa tra uomo (individuo) e Stato. Una tradizione, quella confederata, troppo importante per essere ridotta a mero istinto omicida.

di Michele Di Lollo

 

Fonte Il tempo

Roma, 3 luglio 2015