Il patto Cpl-clan «benedetto» da Diana

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Coop e camorra. Alla Cpl Concordia di Modena il grosso dell’opera per la metanizzazione del Bacino Campania 30, alla criminalità organizzata i lavori in subappalto, con il sostegno pure dell’ex senatore del Pd Lorenzo Diana, già della Commissione Antimafia. Lo hanno scritto i pm della Dda di Napoli Cesare Sirignano, Catello Maresca, Maurizio Giordano e Francesco Curcio assieme al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli che ieri hanno ottenuto dal gip Federica Colucci gli arresti di sei persone. Sono l’ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari e l’ex responsabile commerciale della società Pino Cinquanta, accusati di concorso esterno in associazione camorristica, in carcere con gli imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone, considerati i referenti locali della cosca malavitosa. Ai domiciliari l’ex responsabile di esercizio di Cpl Pasquale Matano e l’ex responsabile di cantiere Giulio Lancia. Per Diana, invece, il divieto di dimora in Campania. Ma non è l’unica tegola per il beniamino antimafia, tanto caro anche allo scrittore di Gomorra Roberto Saviano. Nelle carte gli inquirenti sostengono che Diana avrebbe convinto il sostituto procuratore federale Figc, Manolo Iengo, ad attestare falsamente che il figlio Daniele aveva ricoperto un ruolo di dirigente in una squadra di calcio di serie D, consentendogli così di accedere a corsi e master di dirigente sportivo. L’ex parlamentare a caldo replica:«Non ho letto ancora il provvedimento e cosa mi si addebita. Mi sembra di essere tra un sogno e Scherzi a parte».

L’inchiesta parte dal marzo scorso. Da quando i carabinieri del Noe del colonnello Ultimo, Sergio De Caprio, hanno messo le manette a nove persone, tra le quali l’allora sindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino, al fratello, a dipendenti comunali e vertici della Cpl. Nel mirino la metanizzazione non solo dell’isola, ma anche anche di Casal di Principe e altri comuni del Casertano. Opera terminata nel 2003. Gli accertamenti dei militari sono cominciati nel 2014, dopo le dichiarazioni messe a verbale dal collaboratore di giustizia Antonio Iovine, ex boss dei Casalesi. Ora le conclusioni alle quali sono arrivati militari e magistrati confermerebbero quelle parole. L’imprenditore Antonio Piccolo avrebbe rappresentato gli interessi del clan di Michele Zagaria. Giovanni Di Tella quelli di Antonio Iovine. E Claudio Schiavone del suo sodalizio familiare. Sarebbero stati loro ago e filo delle trame affaristico-criminali. Secondo la ricostruzione, la Concordia avrebbe avuto solo un ostacolo prima di posare i tubi: la società Eurogas, già assegnataria della convenzione con i Comuni di Villa Literno, San Marcellino e Casal di Principe. Ma sarebbe stato risolto. A modo suo la camorra avrebbe fatto pressioni costringendo la ditta a cedere la mano gratuitamente (pare che la cifra simbolica sia stata di 50 euro). Poi sarebbero stati fatti gli accordi con i Comuni campani. Specie con l’appoggio della politica locale. E precisamente: tra Angelo Raffaele Recca, sindaco del Comune di San Cipriano, e Diana Lorenzo, all’epoca senatore, dal 30 maggio 1996 al 29 maggio 2001 membro della Commissione Lavori pubblici e comunicazioni, nonché consigliere comunale e, per un periodo, assessore nel Comune di San Cipriano d’Aversa. Secondo il Gip, Diana si sarebbe attivato «personalmente presso gli enti amministrativi interessati e recandosi dal prefetto Sottile per sbloccare le delibere dei Comuni commissariati e mettendo in contatto la Cpl con tutti i sindaci del bacino Campania 30».

di Fabio Di Chio

Fonte Il Tempo

Roma, 5 luglio 2015