“ABOLIRE LA GUARDIA COSTIERA”: LA NUOVA FOLLIA DI RENZI E DEL PD

guardia costiera
Il disegno del governo Renzi, ovvero eliminare le Forze armate, si sta compiendo. Dopo la Forestale, ora il Pd vuol eliminare anche le Capitanerie di porto. L’Italia ha oggettivamente la migliore Guardia Costiera europea e del Mediterraneo. Sarebbe il caso di valorizzarla e di darle merito per il nobile mestiere che svolge, soprattutto in occasione del sui 150 anni d storia. Invece no, troppo efficiente per farla sopravvivere. Con un semplice emendamento, senza informare il ministro competente delle Infrastrutture Del Rio e tanto meno i vertici della Guardia Costiera e le rappresentanze militari, si decide in un solo colpo di cancellare un Corpo storico come quello delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera che tra 2 settimane festeggerà il suo anniversario. 11mila “Guardia coste”, uomini che nel silenzio quotidiano svolgono atti di eroismo per la sicurezza in mare, saranno “cancellati”. Tutto ciò con costi bassissimi, ma con la massima efficienza della Pubblica Amministrazione. Personale e mezzi quali le navi e le motovedette adatte per i soccorsi, per l’attività di polizia ambientale e tutela dell’ecosistema marino e del pescato, con record di controlli e di reati perseguiti in seguito ad attività di polizia, sono in pratica  da far sparire nel nulla. Infatti, l’emendamento firmato dal relatore della riforma della P.A.  Ernesto Carbone, prevede che la gestione delle risorse economiche dei mezzi e degli uomini della Guardia Costiera passino dalle dipendenze funzionali del ministro delle Infrastrutture al Capo di Stato Maggiore della Marina, attualmente l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Quest’ultimo assumerebbe funzione di Comandante Generale delle Capitanerie. La dizione Guardia Costiera, che sarebbe l’anima operativa del “Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera”, sarebbe soppressa a vantaggio dell’attività della Marina Militare . Si dedurrebbe quindi che le risorse delle infrastrutture per svolgere bene il lavoro di Guardia Costiera passerebbe alla Difesa per svolgere la stessa attività con costosissime navi da guerra. Costose per numeri di equipaggio, per costi di carburante, lente e adatte ad attività belliche. Varie volte l’Ammiraglio de Giorgi aveva manifestato tale obiettivo di sottomettere e piegare il corpo alle proprie dipendenze così come espresso nelle audizioni alle commissioni dipendenti di Camera e Senato, in occasione della festa della Marina.
Ma qualcuno potrebbe mai pensare che l’Esercito Italiano, che svolge l’operazione “Strade Sicure”, potrebbe assorbire la Polizia di Stato o i Carabinieri ai fini della razionalizzazione? Quanto costerebbe e quale efficienza si avrebbe nel fare l’ordine pubblico con i Carri armati? L’economia e la sicurezza del mare, tutelata attraverso l’attività di soccorsi e polizia marittima, quanto ne subirebbe da tutto ciò? Nella migliore delle ipotesi le nuove navi che verranno costruite con gli oltre 5 miliardi stanziati, saranno pronte tra 10/15 anni. Nel frattempo da anni le rappresentanze militari della Guardia Costiera, a gran voce, chiedono di vedersi riconosciuti lo status di Pubblica sicurezza. I “Guardia Coste”, infatti, sono già ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria e svolgono attività di polizia a 360° in forza di leggi speciali. Un tale riconoscimento, sia pure lasciando il Corpo all’interno dell’ordinamento della Marina Militare, consentirebbe ai cittadini una maggiore sicurezza nei porti, sulle coste e nell’alto mare, di competenza SAR. È come se all’improvviso ci fossero 11mila operatori della sicurezza a pieno titolo in più per la Nazione senza spese aggiuntive di concorsi, di assunzioni, di  corsi dei formazione ecc.ecc.. Ai colleghi della rappresentanza della Guardia Costiera si unisce il Co.Ce.R. Aeronautica con la domanda che si pone il delegato Cicala: “a questo punto, perché nei cieli non c’è solo l’Aeronautica Militare? Perché non passare la componente aerea e gli aeroporti della Marina nell’Aeronautica Militare? Sarebbe anche più naturale e si eliminerebbero sul serio duplicazioni organizzative, logistiche e funzionali, nonché si ottimizzerebbero mezzi e infrastrutture, visto che Marina e Aeronautica sono dipendenti dallo stesso dicastero della Difesa”. Morale della favola i “Guardia Coste”: troppo bravi, troppo economici e troppo efficienti per questo Governo del “fare”.
Peraltro, gli emendamenti presentati in Commissione affari costituzionali dal Partito Democratico e che si apprestano a essere votati, rappresentano uno scacco al processo democratico di ristrutturazione delle forze armate e forze di polizia.
“In sostanza  – spiegano i rappresentanti Co.Ce.R – ll’emendamento divide in due il comparto difesa e sicurezza  in barba alla legge  vigente più volte richiamata dal Parlamento, parti politiche e magistratura e viola il principio di equiordinazione tra le forze armate e le forze di polizia ovvero che tutti gli operatori della difesa e della sicurezza sono  parificati sia per ordinamento che per retribuzione. Se passasse tale principio si accenderebbe una guerra fratricida tra gli operatori del comparto in aggiunta a quella “fredda”  in essere con l’attuazione del Libro Bianco della Difesa.
In queste mascherate riforme si nascondono insidie e incertezze.
Seppur riconoscendo la bontà dei propositi delle riforme volte ad ottimizzare le risorse, ci saremmo aspettati la medesima solerzia  del Governo nel rinnovare i contratti del personale bloccati dal 2009 e per i quali la Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità del provvedimento che blocca la contrattazione economica di tutto il pubblico impiego. Il principio di equiordinazione spesso richiamato come scusa per non risolvere ataviche problematiche provenienti dal fallimentare riordino del 1995 ora  scompare lasciando tuttavia gli storici problemi  irrisolti delle forze armate. Tutto ciò avviene con il mancato coinvolgimento delle parti sociali democraticamente elette dal personale, quali appunto il Cocer Interforze, che in una fase di ristrutturazione come questa tale esclusione rappresenta un vero smacco nei confronti dei lavoratori con le stellette. Il Partito Democratico, con questa operazione, si dimostra davvero distante dalle problematiche del personale militare e piegato a logiche ai più sconosciute”.

8 luglio 2015

Redazione