Tribunale conferma blocco app Uberpop: concorrenza sleale, sistema senza regole

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I tassisti affondano Uberpop. Il tribunale di Milano ha confermato il blocco in tutta Italia della app Uberpop (che consentiva ai privati di organizzarsi in una sorta di trasporto pubblico) che a Parigi era stata al centro di una violenta manifestazione dei tassisti, respingendo il reclamo nel merito presentato dalla multinazionale.

Nelle scorse settimane, infatti, il tribunale milanese aveva già disposto l’inibitoria all’utilizzo del servizio, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti. Uber poi ha fatto reclamo contro la decisione chiedendo in prima battuta la sospensione dell’inibitoria, bocciata nei giorni scorsi. Oggi è stato respinto anche il reclamo nel merito.

I giudici della Sezione specializzata imprese di Milano, tra l’altro, hanno accolto anche il ricorso delle associazioni di categoria dei tassisti, assistite dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti dello Studio Legale Pavia e Ansaldo e dall’avvocato Alessandro Fabbi, riguardante la singola posizione di un driver della app Uberpop.

Ricorso questo che, invece, non era stato accolto nel primo provvedimento del maggio scorso. «Il Tribunale di Milano – hanno spiegato i legali dei tassisti – ha definitivamente confermato il blocco del servizio Uber-pop in tutto il territorio italiano, per evidente concorrenza sleale, ed ha esteso l’inibizione anche nei confronti del singolo driver. Non possiamo che essere soddisfatti di questo risultato – hanno aggiunto -. È la terza volta, infatti e nell’arco di meno di tre mesi, che i giudici milanesi hanno emesso provvedimenti volti al blocco della app. A questo punto non ci sono davvero più alibi: il servizio non potrà più essere riattivato».

Lo scorso 26 maggio, infatti, il giudice monocratico della Sezione specializzata imprese Claudio Marangoni aveva accolto il ricorso in via cautelare ed urgente presentato dalle organizzazioni sindacali e di categoria dei tassisti e dei radiotaxi, che avevano chiesto l’oscuramento di Uber-pop e l’ inibitoria del servizio, in quanto la multinazionale avrebbe fatto «concorrenza sleale» riuscendo a praticare tariffe più basse con autisti senza licenza. Il 10 giugno, inoltre, il presidente della sezione Marina Tavassi aveva respinto la richiesta di Uber di sospendere il blocco della app in attesa della decisione nel merito sul reclamo. Decisione che è arrivata oggi.

Sistema senza regole. «Il sistema dei prezzi di Uberpop non ha regole predeterminate e trasparenti e anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori». Lo scrivono i giudici della sezione specializzata in materia di imprese nell’ordinanza con cui hanno rigettato il reclamo di Uber contro l’inibizione dell’applicazione Uberpop chiesta dalle associazioni di categoria dei tassisti. Secondo i magistrati, quello applicato da Uber non è un «sistema di semplice recupero di costi fissi» come sostenuto da Altroconsumo che con altre associazioni di consumatori si è costituita nel procedimento accanto a Uber contro i tassisti, perché allora non si spiegano «gli aumenti legati a situazioni contingenti, quali l’aumento della domanda in occasione di determinati eventi». Neppure si può affermare che il prezzo della corsa sia «effetto dell’incrocio fra domanda e offerta», perché «non ha nulla a che fare con il baratto, richiamato dalle associazioni, o altre forme di sharing economy».

Non limita inquinamento. La app Uberpop «non vale a limitare in alcun modo l’inquinamento o la concentrazione del traffico», anche perchè «la clientela» del servizio probabilmente in «mancanza di Uber si rivolgerebbe» non ai tassisti ma «ai mezzi di trasporto pubblico di linea ovvero all’uso di biciclette o city cars». Lo scrivono i giudici di Milano nella sentenza con cui hanno respinto il reclamo di Uber contro il blocco dell’applicazione. Nel provvedimento, tra l’altro, il collegio, presieduto da Marina Tavassi, parla di «ragioni di sicurezza del consumatore» che il servizio, che permette a chiunque di fare il driver anche senza licenza, non garantirebbe. In più, secondo i giudici, «il sistema dei prezzi di Uber Pop» non ha «regole predeterminate e trasparenti ed anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori». Per il Tribunale, poi, «sorprende che alcune Associazioni di consumatori siano intervenute a sostegno del reclamo proposto da Uber ipotizzando che tale servizio possa valere a ridurre l’inquinamento della città o il livello del traffico».

 

Fonte Il mattino

Milano, 09 luglio 2015