La morte della piccola Fortuna, il cerchio si stringe sul «mostro»

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L’assassino di Fortuna Loffredo avrebbe commesso un errore. Un passo falso che, a 381 giorni dal delitto, potrebbe dare la svolta decisiva all’indagine sulla morte e sugli abusi sessuali ripetuti subiti della piccola.

La bambina di sei anni fu ritrovata agonizzante sul selciato del lato nord dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp, Parco Verde di Caivano, poco prima di mezzogiorno del 24 giugno dello scorso anno. Da questo stesso edificio, un anno prima, era precipitato dall’ottavo piano anche Antonio Giglio, tre anni, fratellino dell’amica del cuore di Fortuna Loffredo, morto sul colpo al momento dell’impatto. L’importante e decisivo momento investigativo riguarda due aspetti dell’inchiesta, che ha avuto nuovo impeto con l’assegnazione del fascicolo – dopo la tragica morte del pubblico ministero Federico Bisceglia – al procuratore aggiunto Domenico Airoma, affiancato dal pm Cludia Meoni. Il primo riguarda una nuova e più attenta analisi della ricostruzione di tempi e circostanze del ritrovamento della bambina: elementi riferiti spontaneamente da alcuni testimoni che erano andati ad aggiungersi a quelli contenuti nelle dichiarazioni dei primi sospettati, verbalizzate nei giorni successivi al delitto. L’esame dei verbali ha evidenziato diverse e gravi incongruenze, che inducono gli inquirenti ad avere una certezza: alcune di queste persone potrebbero aver mentito per coprire in particolare un uomo che ha avuto un ruolo di primo piano in quei frenetici e tragici minuti successivi alla scoperta della povera bambina agonizzante. Questa sorta di scrematura ha comportato inevitabilmente il restringimento del cerchio dei sospettati, che ora sarebbe riferito a due-tre soggetti: l’autore del delitto e chi ha cercato di coprirlo. Il secondo aspetto analizzato ancora più minuziosamente riguarda le modalità con le quali è stata soccorsa la piccola. Non appena la piccola Fortuna fu notata priva si sensi sul selciato del cortile dell’isolato 3 del parco Verde, fu immediatamente sollevata, caricata sul sedile posteriore di un’auto e, senza nemmeno aspettare la mamma della bambina che nel frattempo era stata avvertita e scendeva a rotta di collo le scale dal settimo piano, venne portata in ospedale a Frattamaggiore, dove sarebbe morta poco dopo.

Una perizia ha consentito di calcolare che il tempo necessario per raggiungere quel nosocomio da Caivano, a seconda del traffico e del percorso scelto (Asse Mediano o viabilità ordinaria), oscilla tra i dodici e i venti minuti. E su cosa sia accaduto in questo lasso di tempo, mentre la bambina agonizzante era in macchina con chi l’aveva soccorsa, ora gli investigatori hanno le idee più chiare. Scenari inquietanti che offrono ulteriori conferme ai sospetti. Insomma quello che veniva ipotizzato nei primi mesi dell’inchiesta (Fortuna uccisa per una vendetta nei confronti della madre, condannandola a provare il dolore della perdita di un figlio, mentre gli abusi subiti riguardavano una pista parallela alla vicenda principale) ha lasciato il posto a una certezza: la piccola Chicca sarebbe stata aggredita tra le undici e trenta e le undici e quarantacinque – ora del ritrovamento e dei primi soccorsi – per essersi ribellata ad un tentativo di violenza sessuale da parte di una rete di «orchi» del parco Verde.

Nelle prime fasi dell’inchiesta le persone coinvolte nel giro di pedofilia avrebbero ad arte fornito elementi tali da mettere in cattiva luce la madre della bambina, se non addirittura gettarle addosso un sospetto di colpevolezza. Su quale errore abbia commesso l’assassino (e potrebbero anche essere più di uno) naturalmente gli inquirenti si trincerano dietro un impenetrabile muro di silenzio. Ma che questa volta sia quella decisiva per la risoluzione del giallo appare ormai certo. Lo dimostra l’intensa attività svolta negli ultimi giorni dai carabinieri della compagnia di Casoria e quelli della locale tenenza, che per una settimana hanno rivoltato ancora una volta come un calzino l’isolato 3 del parco Verde. Numerose le perquisizioni domiciliari e le ispezioni nelle zone condominiali: qui probabilmente è stato nascosto, come tragico feticcio dei pedofili assassini, il sandaletto destro di Fortuna, mai ritrovato.

 

Fonte Il Mattino

Roma, 11 luglio 2015