Suicidi in divisa

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Nella totale indifferenza dei nostri vertici purtroppo si allunga la lista delle vittime di una silente strage di innocenti. Due giorni fa l’agente Tommaso Socci in forza al 7° Reparto Mobile di Bologna si è suicidato e ieri è toccato a al collega Massimo Costanzo di Gorizia Dall’inizio dell’anno ad oggi sono, in tal modo, già caduti 23 colleghi in divisa, di cui 14 solamente della Polizia di Stato. Anni fa, per attirare l’attenzione sulla questione, raccogliemmo le firme in tutte le piazze del nostro paese, ma nessuno tantomeno la nostra Amministrazione ha tentato di capire e di arginare il fenomeno. Non abbiamo ancora una assistenza psicologica adeguata e tantomeno una normativa di riferimento come gli altri Paesi. Ci rifiutiamo di pensare che il fenomeno sia “normale” in quanto, secondo alcuni, il mal di vivere investe tutte le categorie e le fasce della nostra società. Siamo certi, per contro, che il disagio patito dai singoli poliziotti a causa della peculiare natura del loro lavoro abbia un ruolo primario nel determinare queste tragedie. I particolari urti di stress a cui siamo soggetti di certo non hanno una responsabilità secondaria e se a questo accomuniamo il disagio patito a causa di una continua persecuzione “poliziotto-fobica” ci rendiamo conto che di normale non c’è proprio nulla. Il Partito dell’Antipolizia congiuntamente a influenti gruppi presenti nel circuito mediatico e nel mondo istituzionale, armati di lente di ingrandimento e dito puntato incessantemente cercano di rappresentare chi indossa una divisa non come il paladino stereotipo della positività e del bene ma come l’orco cattivo reincarnazione di bruta negatività, Si entra in polizia e si viene sbattuti su una strada a migliaia di chilometri dalle proprie famiglie senza sostegni e riferimenti a fronteggiare i mali del mondo e non si è in alcun modo supportati anzi, se qualcuno ci accusa ingiustamente i primi a doverci gettare alle ortiche sono proprio i nostri vertici. Meglio non sporcarsi le mani o rischiare di rovinarsi la carriera fronteggiando gli allergici alle divise intenti a scatenarsi e accanirsi contro i poliziotti di strada.

Poco conta, per quanto confortante sia il sostegno della brava gente di questo paese che ci colloca sempre al primo posto negli indici di gradimento, se poi Governo, Parlamento e il nostro palazzo ci perseguitano con farneticanti progetti di legge sulla tortura o sugli alfanumerici perché nel loro animo aleggia il convincimento che noi siamo delle bestie da utilizzare all’occorrenza ma da tenere alla catena e sotto frusta. A tutti voi dico: sciacquatevi la bocca quando pensate a noi. Solo nella polizia di stato 6000 colleghi, l’anno scorso, sono finiti all’ospedale per difendere i deboli, salvaguardare la convivenza civile e far rispettare le elementari regole della nostra società. Quando qualche poliziotto commette un errore è giusto che paghi nella misura in cui ha sbagliato ma è inaccettabile tollerare chi tenta di “sciacallare” sulla nostra pelle promuovendo assurde roboanti campagne mediatiche contro i poliziotti come accadde per la pedata di un “cretino” soprattutto se si considera che era rivolta contro mascalzoni che per un intero pomeriggio armeggiarono mettendo a ferro e fuoco un quartiere di Roma. Alla mia Amministrazione e ai nostri capi dico: i colleghi vanno sostenuti rispettati e non perseguitati, troppo facile guadagnare centinaia di migliaia di euro e firmare trasferimenti punitivi per un like o per un avviso di garanzia destinato all’archiviazione. Troppo facile armarsi di solerzia per preservarsi la carriera tagliando gli organici e facendo diminuire i livelli di sicurezza, chiudere uffici, comprimere le poche possibilità e i diritti dei poliziotti come quello di essere aggregato senza costi per lo stato al fine di allattare il proprio figlio o di assistere un familiare malato o in stato di necessità. Come vedete, non c’è nulla di “normale” ma troppo di tragico e di irresponsabile. Potrei continuare nella lista fino all’infinito per elencare le fonti del disagio e del malessere ma chi non ha voluto comprendere fino ad ora difficilmente potrà farlo con altre parole e forse l’unico modo per convertire gli scettici è quello di invitarli a salire sulla volante e di vivere da poliziotti per una settimana, anche se sono certo che un giorno sarà più che sufficiente per convincerli a non lasciarci più soli.

Gianni Tonelli
Segretario SAP