Il vu’ cumprà? Ora è “devi cumprà”

Gli abusivi sono diventati aggressivi. Fino alle minacce

Da «Vu cumprà» a «Me lo devi cumprà», la tecnica di marketing degli abusivi sulle spiagge si è fatta molto più aggressiva.

Racconta Riccardo Rothmuller, presidente del Consorzio Arenili di Caorle: «Ti fanno provare un oggetto e poi una volta provato pretendono che lo compri, altri addirittura ci raccontano di velate minacce, tipo “guarda che dietro di noi c’è la mafia“… Questa aggressività si registra di più nei mesi con minore densità di turisti, come maggio, giugno o settembre, quando gli abusivi vendono meno e diventano più insistenti e molesti». La crisi e i controlli aumentati hanno incattivito i venditori abusivi. Non solo coi bagnanti. L’altro giorno in spiaggia a Bibione è stato arrestato un senegalese perchè ha aggredito uno dei due vigili che lo aveva fermato. Portato al comando, è stato subito rimesso in libertà dal magistrato di turno, in quanto incensurato, ed è già tornato tra le sdraio a vendere la mercanzia. Un nordafricano a Jesolo invece ha «sculacciato» – racconta il Gazzettino – una turista sessantenne perchè non gli ha comprato il braccialetto. Scene che stanno diventando frequenti. «Fanno così perchè non rischiano niente, al massimo una contravvenzione che tanto non pagheranno mai – dice Marco Michielli, imprenditore e presidente di Federalberghi Veneto -. Qui abbiamo vu cumprà fermati più di venti volte, tutti tornati a fare la stessa cosa. Colpa delle leggi italiane. In altri paesi europei, ma anche in Egitto e Tunisia, non si sognerebbero mai di farlo». La legalità torna se il vu cumprà è veneto. Ad un trentenne di Caorle che, fallito il suo negozio, si è messo a vendere i resti di magazzino in spiaggia, è arrivata una multa di 5mila euro, da pagare subito sennò arriva Equitalia. Mentre nei guai veri sono finiti due vigili, sotto processo a Jesolo perchè accusati da un abusivo di averlo picchiato (assolti dopo due gradi di giudizio, col pm che nella requisitoria raccomandava alla polizia municipale di non prendersela con i venditori abusivi, perchè «lo fanno per vivere»).

Tocca all’iniziativa privata sopperire allo Stato italico inefficiente. A Caorle gli imprenditori del settore hanno regalato ai vigili due «segway», due ruote elettrici per muoversi rapidamente sulla sabbia e acciuffare gli abusivi prima che si dileguino (o si buttano in mare e ci stanno tre ore, le forze dell’ordine allora o si tuffano con le divise o devono chiedere in prestito un pedalò: scene da Totò e Aldo Fabrizi). «Anche grazie al nostro contributo il fenomeno qui a Caorle è molto limitato e sotto controllo» assicura Eugenio Padovese, presidente degli albergatori locali. Le associazioni di categoria, Confcommercio e Confartigianato venete, Cna Venezia hanno appena lanciato la campagna «Legalità sotto l’ombrellone» per convincere i turisti a non compare merce dannosa per l’economia e pericolosa per la salute (tatuaggi, massaggi). Tra i rischi ce n’è anche un altro. Gli stranieri, specie tedeschi e austriaci che valgono il 50% del turismo tra Jesolo e Bibione, sono i più insofferenti al disturbo del vu cumprà. Un cliente tedesco ha scritto una mail ad un noto albergo di Caorle per chiedere rassicurazioni che non avrebbe trovato molestatori in spiaggia, «sennò sono costretto a disdire la prenotazione». Il timore è che i tedeschi prendano altre mete, la Croazia, la Grecia, o la Spagna, dove non ci sono vu cumprà. E dove, peraltro, i grandi tour operator teutonici (Tui e Neckermann i più grossi) hanno fatto enormi investimenti. E hanno tutto l’interesse a portarci portare i milioni di turisti teutonici lì, togliendoli alle spiagge venete, e non solo quelle.

26 luglio 2015

fonte IlGiornale