Le rom incinte che compiono furti finiranno in galera

Il tribunale di Milano non ha sospeso la pena di tre anni per le rom della “banda del passeggino”

romfurti

Usciranno dal carcere solo nel 2018. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Milano, che per la prima volta obbligherà le rom che da anni compivano furti nella metro della città meneghina.

Le quattro ragazze rom sono tutte incinte o con bambini piccoli: usavano questa scusa per assicurarsi l’impunità e proseguire con le loro attività criminose. Tante volte, infatti, erano state arrestate dalla polizia e poi immediatamente rilasciate a piede libero, magari con un foglio di via immediatamente stralciato e buttato nel cestino.

Ora, invece, la sentenza potrebbe cambiare l’approccio verso le ladre che si coprono con la scusa dei figli. I fatti risalgono al 23 luglio, quando nei pressi della stazione centrale le 4 rom hanno circondato una turista di Hong Kong e le hanno portato via il portafogli con 1000 sterline e circa 300 euro. Le ladre sono state poi bloccare dall’Unità reati predatori della polizia locale di Milano. Come riporta il Corriere, Alisa H ha 21 anni ed è incinta: ha alle spalle 13 arresti per furto ed uno per resistenza. Sempre liberata. Safeta H, ha 21 anni ed è anche lei incinta: può vantare “solo” 7 arresti per furto. Dzanija C., invecem ha 41 anni ed era stata arrestata più volte per evasione, rapina e furto: avrebbe un obbligo di dimora in un campo rom a Roma. Mai rispettato. Poi a completare la banda c’era Ana Z., di 22 anni e pure lei incinta: 3 arresti per rapina ed uno per furto. Il gruppo era stato soprannominato la banda del passeggino: in un video si vedeva chiaramente la modalità d’azione: una donna blocca le porte del treno della metro con un passeggino, un’altra da il palo, la terza distrae la vittima e le ultime due alleggeriscono il malcapitato e si passano la refurtiva. Bastano pochi secondi per portare a compimento il furto.

Gli arresti di ragazze rom intente ad alleggerire le borse delle turiste non è un evento raro. Anzi. La polizia fa il suo dovere, ma spesso i tribunali durante il processo per direttissima provvedevano a rimettere in meno di 24 ore i malviventi in libertà. Non è successo questa volta: “Tenuto conto dell’organizzazione – si legge nella sentenza contro le 5 rom redatta il 24 luglio – delle modalità di azione, dell’allarmante frequenza con la quale le imputate, sempre in concorso, hanno commesso reati ininterrottamente” dovranno scontare la pena in carcere. Finalmente.

27 luglio 2015

fonte IlGiornale

AP