Mattanza di cristiani: Boko Haram ne decapita venti

Le vittime sono pescatori. La folle motivazione: “Seguono un profeta che tenta di corrompere il mondo”. Un testimone: “Teste tagliate mentre erano ancora vivi”

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L’orrore perpetrato dai Boko Haram è inarrestabile e viaggia di pari passo all’odio che i terroristi qaedisti manifestano nei confronti dei cristiani.

Lunedì i jihadisti del nord della Nigeria hanno prima ucciso e poi decapitato venti pescatori originari del Ciad che stavano gettando le reti sulle acque del lago omonimo nei pressi del villaggio di Baga, al confine tra le due nazioni. Il motivo di tanta ferocia è stato raccontato dall’unico sopravvissuto, Abubakar Gamandi, che nella mattanza ha perso un fratello di appena 16 anni. «Era un drappello di quattro uomini, ma armato di mitragliatori e machete. Hanno spiegato che i pescatori sono emuli di Issa (il nome di Gesù nelle pagine del Corano), un profeta che con le sue parole ha attirato tante persone stolte, tentando di corrompere il mondo». E dopo questa sbrigativa e delirante motivazione i miliziani di Boko Haram si sono accaniti sui pescatori esplodendo raffiche di kalashnikov. Non soddisfatti, hanno recuperato i corpi che galleggiavano a pelo d’acqua trascinandoli sulla battigia. «Alcuni sono stati decapitati mentre erano ancora vivi», rivela Abubakar, che dice di essere riuscito a mettersi in salvo nascondendosi in una delle imbarcazioni tirate in secca.

Il villaggio di Baga sorge in una zona del Ciad molto isolata e senza copertura telefonica. Il sopravvissuto all’eccidio ha dovuto percorrere a piedi più di 100 chilometri a sud per raggiungere la città nigeriana di Maiduguri, tristemente famosa per il rapimento delle oltre 200 liceali, e denunciare l’episodio alla caserma di polizia. La notizia è quindi rimbalzata nella capitale Abuja, dove il presidente Muhammodu Buhari, un musulmano moderato che lo scorso 1° aprile ha vinto le elezioni sul cattolico Goodluck Jonathan, non ha potuto fare altro che prendere atto dell’ennesimo fallimento del suo governo. Aveva promesso di annientare in poche settimane i qaedisti che controllano ben quattro 4 regioni (Borno, Wudil, Yobe e Bauchi), ma la situazione nel cuore dell’Africa nera diventa sempre più difficile da gestire.

Dall’insediamento di Buhari a oggi i morti in Nigeria per mano qaedista sono stati 823. Non solo i Boko Haram hanno respinto l’assalto dell’esercito nigeriano, ma si sono spinti anche nel sud del Camerun, conquistando le città di Maroua e Fotokol, stanno penetrando da alcune settimane in Chad, Niger, Benin e addestrano persino una cellula a Dapaong, città di confine tra il Togo e il Burkina Faso. Il farneticante progetto del loro leader, Abubakar Shekau, è quello di sfondare a nord per stringere un’alleanza con le sigle che fanno capo all’Aqmi (Al Qaida del Maghreb islamico) e costruire un califfato africano sulla falsa riga di quello di Al Baghdadi, unendosi a est con gli Al Shaabab somali. L’intento è islamizzare una vasta area africana di antica estrazione cattolica

Poche ore dopo la carneficina al lago Chad il presidente Buhari ha nominato comandante delle forze anti-jihadiste il generale Iliya Abbah, che vanta al suo attivo parecchie operazioni militari nella regione del Delta del Niger, teatro di attacchi ai siti petroliferi e di sequestri di operatori occidentali. Abbah guiderà una forza di intervento congiunta multinazionale, con quartier generale a N’Djamena, in Ciad, e conterà su 8.700 uomini, tra militari, poliziotti e civili, messi a disposizione da Nigeria, Camerun, Ciad, Niger, Togo e Benin. Le forze armate nigeriane sono però totalmente allo sbando. Nell’ultima settimana 200 soldati hanno disertato, più di 4mila dall’inizio dell’anno. Tutti hanno motivato la loro decisione allo stesso modo: la mancanza delle armi e dei mezzi necessari per respingere gli islamisti, meglio equipaggiati dell’esercito regolare.

31 luglio 2015

fonte IlGiornale

AP