Buzzi vuota il sacco e fa tremare il “sistema”

Mafia Capitale, Zingaretti si difende ma l’opposizione insorge: chiarisca

buzzi

Roma – È un viaggio all’inferno e l’uomo della Coop non vuole cadere da solo. Mancano pochi mesi al Giubileo straordinario e Roma si sgretola ogni giorno di più.

Salvatore Buzzi sta raccontando che nella Città eterna tutto ha un prezzo. Ogni appalto del terzo settore, di quell’associazionismo fiore all’occhiello della cultura di sinistra, si porta dietro una tangente. È una torta da milioni di euro, sulla pelle dei poveri e dei deboli, che finisce nelle mani dei «professionisti della politica». Se tutto questo è vero Roma è marcia in ogni sua pietra.

Ecco la prima frase che Buzzi dice ai pm: «Io voglio fare chiarezza su tutte le forme di corruzione che conosco e che ho praticato e subito». Il dubbio adesso è: Buzzi mente oppure no? Toccherà ai magistrati valutare. Di certo al momento c’è che tutti quelli nominati da Buzzi smentiscono e minacciano querele. Ma le rivelazioni del Tg di Mentana su La7 lasciano il segno. Il ras delle coop ha impiegato cinque giorni, nel carcere sardo dove è rinchiuso, per descrivere al pm Paolo Ielo come funzionava il «sistema»: da quando ha capito che senza pagare gli appalti non sarebbero mai arrivati, a quando ha cominciato ad ungere le persone giuste e a mettere le mani su tutte le gare che gli interessavano. Soldi a destra e a sinistra, in Comune ma anche alla Regione. Dichiarazioni da prendere con le pinze, naturalmente, in alcune delle quali Buzzi riporta notizie sentite da altri, come quando dice che fu Luca Odevaine a parlargli delle tangenti pagate per l’acquisto del palazzo della Regione e per la gara multiservizi. I pm hanno verbalizzato, ma ora dovranno verificare ogni sua parola su quel «sistema» che se con Alemanno vedeva affidare tre appalti a destra e uno a sinistra, con Marino tre a sinistra e uno a destra. Buzzi, sicuramente nel tentativo di alleggerire la sua posizione, ha puntato anche il dito sul governatore Nicola Zingaretti. In campagna elettorale parte il giro delle clientele.

Buzzi e quelli come lui finanziano i candidati. Per la sinistra – secondo Buzzi – l’uomo che raccoglie i fondi è l’imprenditore Peppe Cionci: «Quando abbiamo fatto la campagna elettorale per Zingaretti per dare i soldi ci hanno mandato da lui. E per la campagna elettorale di Marino ci diede le coordinate dove fare questo bonifico per Marino. Noi come Cooperativa 29 giugno avevamo sostenuto un altro candidato. Nemmeno lo conoscevamo il futuro sindaco». L’opposizione in Regione è sul piede di guerra. Tutta la destra chiede che Zingaretti chiarisca in aula. La reazione del governatore non si è fatta attendere. «Reputo queste affermazioni totalmente prive di fondamento. Non esiste nessuno che può chiedere soldi per me». Smentite arrivano anche dall’ex capo di Gabinetto della Regione Lazio, Maurizio Venafro, e dall’imprenditore Cionci, che secondo Buzzi avrebbero preso soldi. Nega anche Luca Odevaine: «Mai parlato di somme elargite a rappresentanti delle istituzioni locali», dice per lui l’avvocato Luca Petrucci.

2 agosto 2015

fonte IlGiornale

AP