La «vigilanza» dell’Enac sull’inferno di Fiumicino

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Riflettete sulla capacità d’analisi, sulla preveggenza dell’Enac (Ente nazionale aviazione civile: presidente, da soli 13 anni, Vito Riggio). Che l’altro ieri ha convocato – ma con comodo, per il 6 agosto, tanto che fretta c’è – i responsabili di Aeroporti di Roma, proprietari e gestori dello scalo di Fiumicino, per comunicare agli stessi che «serve un maggior rinforzo di personale per le riparazioni e le manutenzioni» dell’aeroporto, e «occorre una vigilanza costante e continua di tutti gli apparati». Non basta: il coraggioso Riggio è arrivato ad affermare che il blackout di giovedì «evidenzia anche qualche pecca non proprio contingente dello scalo». Pensa tu!
È in questo modo che in Italia l’amministrazione, lo Stato, il governo concepiscono il controllo nei confronti dei privati incaricati o concessionari di pubblici servizi (dalle autostrade, all’energia, alle telecomunicazioni: quasi sempre venduti loro a prezzi stracciati dallo Stato stesso). Ed è a causa di questa vigilanza alla buona, di fatto collusa con i sorvegliati, che tutti quei servizi sono ormai precipitati al livello d’incuria, d’inefficienza e di abuso permanente ai danni dei cittadini, che sappiamo.
Non solo in queste ore, ad esempio, Fiumicino è un luogo infernale. Non solo oggi nei suoi spazi è impossibile camminare senza essere spintonati e assordati da un vocio costante, è impossibile trovare un posto dove sedersi, dove fare la pipì senza percorrere chilometri, è un’impresa reperire un banco informazioni. Di regola, insomma, lo spazio a disposizione dei passeggeri è ormai ridotto al minimo. Per una semplice ragione: perché la sete di profitto ha spinto sempre di più Aeroporti di Roma ad affittare ogni minimo angolo riempiendo tutto di negozi, magazzini, attività commerciali. Con buona pace dell’Enac: tanto per il suo presidente, quando deve viaggiare, c’è sempre la saletta vip.

 

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Fonte Corriere della Sera

Roma, 2 agosto 2015