«Il Cocoricò sottoposto a processo sommario. E ora rischia il crac»

Conferenza stampa di Luigi Crespi e Fabrizio De Meis: «Il provvedimento è una resa generale al problema della droga. Daspo e tampone per battere gli spacciatori».

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«Il questore ha fatto un processo sommario a dieci anni di attività del Cocoricò: 120 giorni di stop in questa stagione significa che la discoteca è chiusa per sempre. È una resa generale al problema della droga. Senza una legge non chiuderà solo il Cocoricò, chiuderanno tutti locali d’Italia».

«Cambiamento»
All’hotel Griffe di via Nazionale, a Roma, il general manager Fabrizio De Meis (che è anche uno dei cinque proprietari) e il portavoce della società, Luigi Crespi, lanciano l’allarme: la chiusura disposta in seguito alla morte, lo scorso 19 luglio, del 16enne di Città di Castello Lamberto Lucaccioni, ucciso da un’overdose di ecstasy, potrebbe condurre la discoteca di Riccione (200 dipendenti) al fallimento.

Infatti il fatturato dell’ultimo anno si è aggirato sui 3,5-4 milioni e quindi lo stop «comporterà una perdita di utili per 1,5-2 milioni», spiega il general manager. Una sorte immeritata – sottolinea Crespi – perché se è vero che il club «è stato in passato il simbolo della trasgressione, con l’avvento di De Meis tre anni fa c’è stato un forte cambiamento».

 «La nostra lotta alla droga»
Nel suo provvedimento il questore di Rimini, Maurizio Improta,ricorda i morti legati allo «sballo» e anche due diffide ricevute dal locale per «spettacoli osceni», l’ultima ad agosto 2014. Ma Crespi sostiene che De Meis «ha cercato di trasformare il Cocoricò, prima discoteca in Italia e sedicesima nel mondo, in un baluardo del divertimento sicuro e della lotta alla droga. Tutto ciò che è consentito per combattere lo spaccio è stato fatto: telecamere all’interno e all’esterno della discoteca, circa cento vigilantes che collaborano con forze ordine e hanno contribuito negli ultimi anni a centinaia di arresti».

«Gli spacciatori altrove»
Adesso il club farà ricorso al Tar. Forse vincerà, forse no. Se il Cocoricò resterà chiuso, pronostica Crespi, i pusher si «sposteranno altrove». Se invece riuscirà a rimanere aperto il problema dello sballo in discoteca sarà solo rinviato. In ogni caso, sottolinea De Meis, il significato della vicenda è quello di «una resa generale al problema della droga: noi ci impegneremo per primi, ma anche i politici ne prendano coscienza».
Daspo e tampone
La questione, per chi guida il club romagnolo, è un’altra. Dice Crespi: «Se la legge non consente ai locali di avere gli strumenti adatti per combattere la droga, gli spacciatori continueranno a esistere». De Meis due proposte ce l’ha («Anche avanzate nel corso di un’iniziativa parlamentare», ricorda). Una deriva dal mondo del calcio: Daspo per vietare l’ingresso a chi ha precedenti per stupefacenti. L’altra riguarderebbe tutti i clienti, che sarebbero sottoposti a un tampone per controllare se abbiano assunto droghe fuori dalla discoteca, come Lamberto e chissà quanti altri ragazzi: se sì, ai cultori dello sballo verrebbe impedito l’ingresso nel locale.

di Lavinia Di Gianvito

Fonte Corriere Della Sera

Roma, 4 agosto 2015