Smile, stelline e quadrifogli Così i giovani vanno in Ecstasy

ecstasy_discoLe pasticche sintetiche che fanno ballare tutta la notte

Gli inglesi le chiamano «dance drugs», droghe da ballo. E molti fanno precedere il sostantivo dall’aggettivo «nuove». Ma, in realtà, l’amfetamina nota come MdMa è stata sintetizzata in Germania nel 1912 a scopo medico, anche se non è mai stata messa in commercio. Non legalmente, almeno. L’MdMa è il principio attivo dell’Ecstasy, lo stimolante chimico più diffuso in discoteca tra giovani e giovanissimi, che sulle piste va alla grande insieme con alcool e «fumo». Un mix che può portare al collasso o alla morte, com’è accaduto il 19 luglio al Cocoricò di Riccione, quando un sedicenne è crollato esanime sotto le luci stroboscopiche.
Il fenomeno è ormai molto diffuso nella popolazione tra i 15 e i 25 anni. Si stima che ogni anno fra 300 e 500 mila ragazzi si «calino» almeno una volta una pasticca in gola e che circa 85.000 assumano ecstasy tutti i fine settimana. Tra i consumatori recenti, il 44% indica la disco come luogo principale per acquistare le nuove sostanze psicoattive, seguita dalla strada (34%), le manifestazioni pubbliche (35%) e tramite uno spacciatore (34), rivela uno studio «Eps/Nps» effettuato dal «Cnr-Ifc». In generale, il 2,6% degli studenti italiani nel 2014 ha utilizzato amfetamine, ecstasy, Lsd e «funghetti allucinogeni», l’1,6% rientra tra i «consumatori correnti» (assunzione nel mese antecedente lo svolgimento dello studio). Lo 0,8% degli studenti italiani ha utilizzato stimolati almeno 10 volte nel corso dei 30 giorni antecedenti la compilazione del questionario e una quota altrettanto consistente ha utilizzato allucinogeni con la stessa frequenza. Considerando che una pasticca di ecstasy o di semplice amfetamina costa intorno ai 15 euro, il calcolo è fatto. Si tratta di profitti per milioni di euro, che alimentano il mercato illegale e finanziano la criminalità organizzata.
Ma quali sono gli effetti di queste sostanze psicoattive? Quelli che i consumatori «apprezzano» sono stimolanti e allucinogeni. Si prova un senso generale e diffuso di benessere, si diventa logorroici ed empatici, l’ansia viene ridotta (ma l’uso costante e prolungato la trasforma in pura paranoia) e, soprattutto, la droga fornisce energia sufficiente per ballare ore senza sentire la stanchezza. Ma gli effetti negativi sono di gran lunga superiori, in particolar modo se l’ecstasy viene presa insieme con alcool e altri stupefacenti, come cocaina, hashish o marijuhana. La metamfetamina danneggia il cervello a livello neuronale, interferisce con la capacità del corpo di regolare la temperatura interna (ipertermia), fa aumentare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e così condurre a collassi letali, può causare crampi muscolari e renali, disidratazione, digrignamento dei denti, abbassamento della vista, perdita della memoria, attacchi di panico e svenimenti. Inutile dire che in queste condizioni mettersi alla guida di un’auto è un puro tentativo di suicidio. Non solo. Se usata per un lungo periodo, nei consumatori si rileva una lievitazione molto sensibile di ansietà, aggressività, perdita di appetito e di sonno. Nel cervello di chi fa uso abitualmente di MdMa si verifica un incremento dell’attività di alcuni neurotrasmettitori (che trasportano le informazioni da un neurone all’altro), tra cui la seratonina e la dopamina, che svolgono un ruolo importante nella regolazione del sonno, dell’umore e di altri comportamenti. L’eccessivo rilascio di serotonina se, da un lato, genera quegli effetti «piacevoli» che piacciono ai consumatori, dall’altro crea un deficit di questa sostanza nel cervello. D’altra parte, mentre le normali medicine vengono create in laboratori autorizzati, sperimentate a lungo sugli animali e poi sugli esseri umani e, solo dopo, messe in commercio, l’ecstasy e Lsd «nascono» in ambienti senza alcun controllo, nessuno li sperimenta prima e nessun assuntore sa veramente che cosa sta assumendo.
Come dicevamo, inoltre, in discoteca il rischio maggiore è la «poliassunzione». C’è chi usa l’Lsd per accentuale l’effetto allucinogeno dell’MdMa, chi ci aggiunge cocaina o amfetamina per sballare e ballare più a lungo. L’hashish e l’alcool, invece, vengono utilizzati per far «scendere» l’effetto eccitante della metamfetamina. Ma ingerire un cocktail di droghe nella stessa serata è pericolosissimo.
Le «dance drugs», che sono salite alla ribalta negli anni ’90 con l’esplodere di musiche come il techno e l’house, i rave, la tendenza allo yuppismo e alle follie del sabato sera sulla pista da ballo vengono consumate in particolar modo nel fine settimana. L’obiettivo è raggiungere il massimo effetto in prossimità del sabato notte, quando comincia la spirale del «divertimento». All’alba migliaisa di zombie strafatti escono dalle discoteche, salgono in macchina e cercano di raggiungere casa senza incidenti, se ci riescono. In attesa del prossimo sabato sera.

4 agosto 2015

IlTempo

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