Maxi processo a Mafia Capitale Alla sbarra in 59

buzzi

A giudizio immediato 34 imputati. Nella lista una sfilza di parti lese.

Il prossimo 5 di novembre compariranno davanti ai giudici della X sezione penale gli indagati (vecchi e nuovi) della maxi inchiesta su «Mafia Capitale». Il giudice per le indagini preliminari ha infatti accettato la richiesta presentata nei giorni scorsi dal procuratore aggiunto Prestipino e dai pm Tescaroli, Ielo e Cascini e ha disposto il giudizio immediato nei confronti dei 34 (tra politici, faccendieri e imprenditori) che erano stati arrestati nel giugno scorso nell’ambito del secondo troncone dell’indagine sul «mondo di mezzo». La seconda tranche dell’inchiesta confluisce quindi nel filone principale del procedimento che era esploso all’inizio del dicembre scorso con il blitz del Ros che aveva portato in manette, tra gli altri, anche il presunto dominus dell’associazione, Carminati e il suo braccio finanziario Salvatore Buzzi. Assieme ai due presunti capi del sodalizio individuato dalla distrettuale antimafia (e per i quali i giudici avevano già disposto il giudizio immediato per i fatti della prima ordinanza d’arresto), sfileranno nell’aula bunker del carcere di Rebibbia anche politici di primo piano sia a livello cittadino che regionale finiti nella rete tesa dai magistrati. Nel blitz del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri infatti erano finiti, tra gli altri: Luca Gramazio – ex capogruppo Pdl prima in Campidoglio e poi in consiglio regionale – Mirko Coratti (ex presidente Pd dell’aula Giulio Cesare), Pierpaolo Pedetti (Pd) Massimo Caprari (Centro Democratico), Giordano Tredicine, Daniele Ozzimo (ex consigliere comunale e poi assessore alla casa nel governo del sindaco Marino), e Andrea Tassone, ex presidente del municipio di Ostia. A giudizio anche l’ex direttore del dipartimento delle politiche sociali della regione Lazio Guido Magrini, l’imprenditore Daniele Pulcini e i dirigenti della cooperativa ìLa Cascina”: Francesco Ferrara, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Domenico Cammisa. Associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, estorsione, riciclaggio e usura: questi le ipotesi di reato messe in campo dalla Procura che ha così ottenuto di ìsaltare” l’udienza preliminare per arrivare direttamente a processo. Fulcro del secondo filone dell’indagine dell’antimafia di Roma era stato l’accoglienza agli immigrati e il ricco mondo che girava attorno ad un business milionario che l’associazione era in grado di manipolare grazie alla fitta rete di contatti illeciti con il mondo della politica. Il gruppo che farebbe capo all’ex terrorista nero infatti, secondo i magistrati, era riuscito a creare una «struttura mafiosa, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali».

di Vincenzo Imperitura

Fonte Il tempo

Roma, 20 agosto 2015