Sigarette di contrabbando rischio veleni nel tabacco

guardia di finanza gdf

Le vie del tabacco saranno pure infinite ma portano tutte a Napoli. Per oltre un decennio il fenomeno del contrabbando di sigarette – uno dei motori principali dell’economia illegale della città – era stato messo da parte anche grazie ai successi investigativi e alle offensive giudiziarie che avevano stroncato uno dei traffici più redditizi per la camorra. Lasciato quasi in naftalina, ecco che oggi il gigantesco mercato delle “bionde” torna a rialzarsi e a fare paura, anche perché in un mondo sempre più globalizzato e scosso dai fermenti di una criminalità sempre più trasnazionale sono cambiati forme e modi di realizzazione dei reati.

Ma accanto alla impennata dei consumi di sigarette di contrabbando (segnalata anche da alcuni autorevoli osservatori internazionali) oggi bisogna fare i conti con un altro pericolo: quello della scarsa qualità dei prodotti e, sempre più spesso, del loro alto grado di tossicità. Perché è vero che fumare fa male, sempre e comunque: ma aspirare boccate di sigarette lavorate con sostanze velenose è sicuramente un rischio raddoppiato, se non triplicato.

Napoli è uno dei principali terminali dei nuovi traffici di sigarette prodotte in alcuni Paesi dell’Est europeo e persino dall’Estremo Oriente. Pacchetti con il logo di marche sconosciute finiscono così nei depositi della camorra, che continua a gestire l’affare sia in terminidi importazione che di stoccaggio e gestione della merce sul territorio. Basta muoversi per i vicoli di Forcella, della Sanità, o attraersare il mercato del Borgo Sant’Antonio Abate per rendersi conto di quale e quanta diffusione abbiano ormai queste sigarette. Thank you for smoking: e i signori che governano il mercato delle “bionde tossiche” ringraziano. I nomi vi diranno poco o niente: D&B, Yesmoke, 777, Cheal White, per non parlare della innumerevole sequenza di marche impronunciabili perché scritte in caratteri cirillici. Sulle bancarelle che sfilano, una dopo l’altra a distanza di soli dieci-quindici metri l’una dall’altra in quel salone di tabacchi virtuale che ci sono in tanti quartieri del centro storico di Napoli, l’offerta è vastissima e i prezzi ancor più convenienti: i pacchetti da venti sigarette vengono venduti a prezzi che oscillano dai 2 ai tre euro e cinquanta. Per non parlrare delle false Chesterfield e Marlboro: box perfettamente imitati in ogni particolare realizzati in Ucraina e in Cina, al cui interno naturalmente c’è un prodotto pessimo, scadente.

 

Fonte Il mattino

Napoli, 20 agosto 2015