La vergogna del videogame sui marò

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Mentre i fucilieri attendono l’arbitrato sul web spopola il giochino per liberarli L’autore: «Non volevamo offendere. Giusto che tornino in Italia? Non saprei».

A poche ore dalla sentenza sulla richiesta di libertà al Tribunale di Amburgo per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, c’è chi ha voglia di «scherzare» sulla tragedia dei marò: sono i due autori del videogames, «Marò Slug», Antonio Del Maestro ed Emiliano Negri, che hanno precisato di averlo «realizzato per divertirsi». I due giovani programmatori hanno lanciato in rete e sui social una replica di Metal Slug, un gioco cult, «genere sparatutto a scorrimento orizzontale» ideato per le postazioni fisse delle sale-giochi anni ottanta e novanta. La presentazione è questa: «I due marò sono appena evasi. Riuscirai a farli tornare in Italia?».

In poche ore su Facebook e Twitter sono montati gli sfottò contro i due fucilieri alla vigilia di un passaggio cruciale dell’interminabile controversia con l’India. Gli internauti hanno sfoderato, prendendo spunto dal videogioco, tutto il consueto repertorio di satira antipatriottica. Eccone una breve rassegna. Manolo: «Perché nessuno mi ha detto che giocando a #maroslug potevo salvare i #marò?». Il periodico anarchico Umanità Nova: «Stanchi di sentire nominare la prigionia in India di Latorre e Girone ogni 3×2? Allora giocate a MaròSlug». Tendine da Killer: «Fateve na partitella». L’Aura Chiara: «Maroslug è decisamente il gioco dell’anno, anzi, della decade». Daniele Tonelli: «L’estate ha finalmente senso con questo gioco». Michele Santucci: «Già il titolo, poi la schermata iniziale (e l’intero gioco) con l’inno nazionale in 8 bit, Girone e latorre chiamati “big round” e “the tower”, Panjabi come musica da game over, e il finale con i due marò che fanno la scena di Titanic (con tanto di musica in 8 bit)… Che volete di più dalla vita?».
I due ideatori hanno poi difeso il loro progetto così: «Con questo videogioco abbiamo voluto scherzare non sulla vicenda dei due fucilieri – ha argomentato Emiliano Negri – ma su chi la strumentalizza». La tesi del videogame per fustigare la politica però regge molto poco. Antonio Del Maestro, a Il Tempo , spiega la genesi di Marò Slug come se fosse una creazione di cui essere fieri: «L’idea è nata una settimana a Emiliano. Collaboriamo da molto tempo. Sviluppo giochi. Sono salito a Milano e abbiamo fatto in due giorni il software». Il tema può apparire offensivo rispetto alle sofferenze dei marò e delle loro famiglie? «Non credo che abbiamo sbagliato. Volevamo solo divertire – ha replicato Del Maestro – non offendere. È un gioco fine a se stesso, non vuole provocare…». Dopo le proteste del fronte pro-marò, Del Maestro ha tenuto a specificare che «da italiano dovrei dire che devono essere liberati, ma non è la mia opinione. Non sono stato in India mentre è successo questo fatto, quindi non mi schiero».
Mentre le condivisioni sui social diventavano virali si è registrata la dura presa di posizione del Cocer, con l’intervento del delegato Vito Alò: «Il mestiere del fuciliere di Marina non è un “gioco”. Questa vicenda è stata fin troppo strumentalizzata, parliamo di una storia che vede coinvolte le vite di due intere famiglie e l’intero Paese». Sulla stessa linea anche Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa e deputato di Fratelli d’Italia: «Fa notizia un videogioco, e non l’iniziativa di un governo che non ha saputo rendere prioritaria la vicenda marò, che è una questione di dignità nazionale. Si tratta di persone che erano al servizio dell’Italia e che sono trattenute illegalmente, quindi trovo inopportuno il videogioco. Dovrebbe far scandalo invece l’incapacità del governo di mettere la vicenda marò in cima agli obiettivi del sistema Italia, dopo tre anni persi per niente». Elio Vito di Forza Italia, già presidente della commissione Difesa della Camera: «Trovo assurdo e sconcertante l’accaduto in un momento così delicato per la libertà dei nostri fucilieri di Marina, alla vigilia della sentenza del Tribunale di Amburgo. La vita e la libertà dei marò non sono uno scherzo e i nostri due fucilieri sono stati già maltrattati abbastanza».
Solo in serata si è registrato il dissenso del governo, visto il clamore suscita da Marò Slug alla vigilia della sentenza di Amburgo (che potrebbe restituire la libertà al fuciliere Salvatore Girone) e dell’inizio dell’arbitrato internazionale. Il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, è arrivato a chiedere la messa al bando del videogioco, dopo averlo definito «un’operazione speculativa e alquanto di cattivo gusto, specie in questo delicato momento». «Le autorità competenti – ha puntualizzato – valutino se non sia il caso di rimuovere al più presto il videogioco dal web, visto che più trascorrono le ore e più questo si viralizza».

di Michele De Feudis

 

Fonte Il tempo

Roma, 21 agosto 2015