Borsa, panico nel mondo, Shanghai precipita a -8,5%. Europa peggior crollo dal 2008. Milano affonda, -5,96%

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Lunedì nero quello che apre la settimana dei mercati: il crollo di Shanghai, che chiude a -8,49% (Shenzhen -7,83%) oltre a contagiare i mercati asiatici (Hong Kong -4,63% e Tokyo -4,61%) trascina a fondo i listini del Vecchio Continente che vivono la peggior seduta borsistica dal 2011, con il Dj Stoxx Europe 600 che precipita del 5,3%.

Giornata pesantissima per tutte le Borse europee: l’indice Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 5,39%, che equivale a 411 miliardi di euro di capitalizzazione ‘bruciati’ in una seduta.

Un ‘panic selling’ che non ha risparmiato Piazza Affari: l’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita del 5,96% a 20.450 punti. La violenta corrente di vendite ha toccato senza particolari distinzioni tutti i settori, segno che la debolezza è strutturale del mercato, ma alcune blue chip di Piazza Affari hanno pagato pesantemente: Tenaris ha perso il 9,6%, Eni il 7,9% a 13,1 euro, Fca il 7,7% a quota 12,01, Mps il 7% a un prezzo di 1,68 euro. Molto male anche le altre banche: Unicredit -6,2%, Intesa -6,1%. Hanno tenuto per tutta la seduta Pirelli, Ansaldo e Wdf, che hanno ceduto meno di un punto percentuale.  Anche lo spread Btp/Bund sale a 132 punti in apertura.

Profondo rosso per la Borsa di Parigi. L’indice Cac 40 in chiusura perde il 5,35% a 4.383,46 punti. A picco la Borsa di Francoforte. In chiusura l’indice Dax cede il 4,70% a 9.648,43 punti. Chiusura pesante per la Borsa di Londra. L’indice Ftse-100 lascia sul campo il 4,67% a 5.898,87 punti.

La crisi cinese non risparmia i mercati emergenti, tutti in picchiata, e affossa petrolio e materie prime. La paura di una frenata del ‘Dragone’, con un crollo della domanda globale, continua ad affossare i prezzi delle materie prime, dal petrolio ai metalli. Il Bloomberg Commodity spot index, che monitora l’andamento dei prezzi delle materie prime, scivola dell’1,6% ai minimi dal 2009 mentre il Wti cede il 3,6% a 39 dollari e il brent il 3,7% a 43,8 dollari. Il rame sul London Stock Exchange ha perso fino al 3%, ai minimi dal 2009. “C’è un atteggiamento molto negativo sulle commodity, i mercati sono afflitti dalle preoccupazioni di un eccesso di offerta” ha commentato in una email Mark Keenan, capo della divisione di ricerca sulle commodity per l’Asia di Societé Generale, secondo quanto riporta Bloomberg. In borsa crollano i titoli del settore: l’indice Dj Stoxx 600 delle materie prime cede il 5,8% mentre crollano i colossi del settore, da Glencore (-6%) ad Anglo American (-5,9%), da Bhp Billiton (-5,9%) e Rio Tinto (-4,5%). A picco anche i gruppi petroliferi, come la cinese Cnooc, crollata dell’8,5% a Hong Kong. Dalle vendite non si salvano le commodity agricole con il grano, la soia e il mais in calo alla borsa di Chicago e l’olio di palma sceso del 2,9% in Malaysia.

Chiusura molto pesante per la Borsa di Atene, coinvolta nella tempesta che ha colpito i mercati mondiali: l’indice principale ha ceduto il 10,5% finale. Male anche i titoli di Stato: il bond a due anni registra una crescita dei rendimenti di 145 punti base al 12,9%, quello a 10 anni di 20 ‘basis point’ a un tasso del 9,5%.

Analisti, e’ circolo vizioso, si allontana rialzo Fed – I mercati si trovano in un ”circolo vizioso”: la crisi dei mercati emergenti e’ cosi’ severa che si sta ”diffondendo a livello globale”. Lo affermano gli analisti commentando le recenti tensioni sui mercati finanziari. ”I mercati si trovano in un circolo vizioso. C’e’ un’intensa debolezza nelle commodity e sui mercati emergenti, cosi’ come ci sono timori per la crescita globale” afferma Nick Gartside, analista di J.P. Morgan, sottolineando che in questo contesto e’ improbabile che la Fed alzera’ i tassi di interesse il prossimo mese. ”Alzarli sarebbe una mossa molto coraggiosa”. Le chance di un aumento dei tassi della Fed a settembre ”stanno evaporando molto velocemente” aggiunge Paul Markham, manager a Newton, una divisione di BNY Mellon. La debolezza sui mercati emergenti, e soprattutto in Cina, ”sta portando a un deterioramento dell’appetito di rischio su scala globale” afferma Mark Dowding, analista di BlueBay.

Fonte Ansa

Roma, 24 agosto 2015