Il Papa sull’Isis: “Il pericolo c’è nessuno è immune”

papafrancesco«Il pericolo di infiltrazioni è reale e può arrivare fino a Roma». Alla vigilia del suo viaggio negli Stati Uniti, dove l’intelligence ha comunicato di aver già sventato una minaccia nei suoi confronti, e a poco più di due mesi dall’inizio del “suo” Giubileo straordinario, Papa Francesco ammette che la Capitale, l’Italia, e ancor di più il Vaticano e la sua persona, sono a rischio attentati da parte dell’Isis. Parole importanti e non scontate che dimostrano la consapevolezza di essere un bersaglio.

I terroristi sono alle porte, ammette Bergoglio durante l’intervista rilasciata all’emittente portoghese Radio Renascenca, senza mai pronunciare il nome dello Stato islamico: «Dobbiamo riconoscere che le condizioni di sicurezza del territorio oggi non sono le stesse di altre epoche: abbiamo una guerriglia terrorista molto crudele a soli 400 chilometri dalla Sicilia – aggiunge – e, dunque, il pericolo di infiltrazioni è reale e può arrivare fino a Roma. Nessuno ci assicura che Roma ne sia immune».

Nessuno, infatti, può assicurare l’immunità del nostro Paese e nessuno può negare quanto sia concreto il rischio che tra i profughi che arrivano a migliaia, ormai sia via mare che da terra, possano nascondersi i miliziani del Califfato. Fonti dei servizi segreti israeliani, infatti, sospettano che in Europa siano arrivati 4000 jihadisti nel corso dell’ultimo anno. La maggior parte, secondo gli 007 del Mossad, avrebbero utilizzato le rotte dell’immigrazione clandestina per infiltrarsi capillarmente tra gli infedeli e preparare azioni.

Un aspetto inquietante che neanche Papa Francesco sottovaluta. Pur invitando all’accoglienza di quanti arrivano nel nostro Paese e nel resto degli Stati europei rischiando spesso la vita, non nasconde la realtà di quanto accade. Per Bergoglio «si possono prendere precauzioni, la gente che arriva può essere mandata tutta a lavorare. È chiaro, però, che c’è anche un altro problema: l’Europa ha una crisi occupazionale molto elevata e i giovani non trovano lavoro. Su questo, non si può essere semplicisti – riconosce Francesco – ma resta evidente che se arriva un rifugiato, con mezzi di sicurezza di ogni tipo, va comunque accolto perché questo è un comandamento della Bibbia» anche se «l’ideale sarebbe che loro non debbano fuggire, ma che rimangano nelle loro terre».

Tra dieci giorni, però, il Santo Padre sarà negli Stati Uniti e la sua sicurezza è già al centro del lavoro di Fbi e Cia che sostengono di aver già individuato e neutralizzato alcune possibili minacce da parte del terrorismo di matrice islamica.

La prima tappa di Francesco sarà Washington, dove sarà ricevuto dal presidente Barack Obama e dove parlerà al Congresso. Poi sarà a New York per un intervento davanti all’Assemblea generale dell’Onu, infine viaggerà a Philadelphia. L’allerta per la sua sicurezza, però, è già ai massimi livelli. Gli 007 americani, attraverso il presidente della commissione per la Sicurezza interna della Camera dei rappresentanti, Michael McCaul, hanno fatto sapere di aver già “sventato” una minaccia. McCaul non ha fornito dettagli specifici sulla questione, limitandosi a dire di essere stato avvertito dal Secret Service. «Il Papa è un uomo molto appassionata, gli piace stare tra la gente e questo pone un grande rischio per la sicurezza – ha commentato McCaul – Stiamo controllando con molta attenzione le minacce contro il Pontefice, mentre sta per arrivare negli Stati Uniti. Abbiamo sventato un caso. Man mano che si avvicina la data penso che saremo molto, molto vigili per proteggerlo».

A preoccupare i servizi di sicurezza americani e non solo, sono proprio i bagni di folla che il Papa ama fare ogni volta che le circostanze lo permettono.

Lo stesso Francesco, parlando con Radio Renascenca, ha ammesso: «Sento il bisogno di avvicinarmi, della prossimità» con i fedeli. «Non sono soltanto io quello che dà, ma anche quello che riceve. Io ho bisogno dei fedeli, i fedeli mi fanno un dono, mi donano la loro vita».

Una vita nel mirino degli jihadisti.

15 settembre 2015

IlTempo

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