Riforme, il 13 ottobre voto finale al Senato sul ddl Boschi

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Il voto finale sul ddl riforme a Palazzo Madama è fissato al 13 ottobre. Lo ha deciso la riunione dei capigruppo del Senato dopo che Grasso aveva proposto di fissare la votazione entro il 15 ottobre. L’aula poco prima aveva bocciato la richiesta delle opposizioni di non passare all’esame del ddl e tornare invece in commissione. Sel ha ritirato 62mila emendamenti, lasciando solo quelli di merito (circa 1.200). La Lega ha fatto altrettanto per le sue proposte di modifica agli articoli 1 e 2. Esposto del M5s in Procura sui sospetti di compravendita dei senatori. Alfano sull’Italicum: ‘Abbiamo ancora due anni per migliorarlo’.

La data del voto finale al ddl riforme, dunque, è quella di martedì 13 ottobre. Lo ha confermato, illustrando in Aula il calendario approvato in maggioranza dalla capigruppo, il presidente del Senato Pietro Grasso. Sono 80, complessivamente, le ore a disposizione dell’Aula del Senato per le votazioni del ddl riforme, spiega ancora Grasso.

L’Aula del Senato ha respinto le richieste, avanzate dalle opposizioni, di cambiare il calendario rispetto a quanto stabilito dalla capigruppo. Tra le richieste figurava anche quella di Sel di calendarizzare il ddl unioni civili lunedì in Aula. Il calendario deciso dalla capigruppo, che prevede il voto finale del ddl riforme per martedì 13 ottobre, risulta quindi approvato.

Sel ha ritirato i suoi 62.000 emendamenti, lasciando solo quelli di merito, circa 1.100 e la Lega ha fatto lo stesso con gli emendamenti relativi agli articoli 1 e 2. Lo ha riferito alla fine della Conferenza dei capigruppo, Loredana De Petris, capogruppo di Sel.

Pier Luigi Bersani, su Facebook, commenta l’intesa sulle riforme: “Volevamo un Senato elettivo e non costruito a tavolino. Il Senato sarà elettivo e già con alcune funzioni di garanzia rafforzate. Chi parla di un cedimento di chi dissentiva ribalta semplicemente la realtà”. “Sulla vicenda del Senato – scrive l’ex segretario – c’è chi fa circolare retroscena totalmente inventati. Volevamo un Senato elettivo e non costruito a tavolino. Il Senato sarà elettivo e già con alcune funzioni di garanzia rafforzate. C’è ancora del lavoro da fare, ma fin qui questi sono i fatti, nudi e crudi. Chi parla di un cedimento di chi dissentiva ribalta semplicemente la realtà. Chi parla di trattative laterali per questo o quel posto, semplicemente diffama”. Certo, aggiunge, “non si lavora per bloccare le riforme. Chi ha sperato o spera in questo si sbaglia. Si lavora con determinazione e senza cedimenti perché, in ogni campo, le riforme corrispondano ai valori di un partito ulivista e di centrosinistra”.

Il Senato aveva bocciato la richiesta di non passare all’esame degli articoli del ddl Riforme, avanzata dalle opposizioni che chiedevano un ritorno del testo in Commissione. I voti contrari alla richiesta sono stati 165, 103 i favorevoli e 4 gli astenuti. I lavori erano stati sospesi ed era stata quindi convocata la conferenza dei capigruppo, chiamata a stabilire il calendario dell’esame del provvedimento.

Ed e’ stata polemica sugli 82 milioni di emendamenti presentati dalla Lega. Consiglio al presidente Grasso “di leggere il regolamento, dovenon c’è un tetto al numero di emendamenti, pertanto tutto quello che è consentito si può fare”, dice il senatore della Lega Roberto Calderoli in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente del Senato.

“Fino all’ultimo non lasceremo nulla di intentato” per un accordo ampio “ma sia chiaro che non possiamo accettare veti da parte di nessuno, perché sappiamo che questa è la volta decisiva”, aveva detto al Senato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. La proposta di riforma “non è frutto né di tentativo estemporaneo né di approssimazione”, ha detto il ministro. “Abbiamo sempre riconosciuto il valore sacro del Parlamento, ed è un valore di sicuro più alto del generare automaticamente degli emendamenti, crediamo nel Parlamento e non in un algoritmo” che produce “emendamenti ostruzionistici”, replica Boschi a Calderoli.

Consiglio al presidente Grasso “di leggere il regolamento, dove non c’è un tetto al numero di emendamenti, pertanto tutto quello che è consentito si può fare”. Così il senatore della Lega Roberto Calderoli risponde, ai cronisti a Palazzo Madama, in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente del Senato.

“Se gli emendamenti” sono “scritti con un algoritmo, qualunque esperto di informatica ti creerebbe un algoritmo per risolverlo. Io sono stato accusato – aveva detto Calderoli facendo riferimento agli 85 milioni di emendamenti presentati al ddl riforme – di mettere alla paralisi il Parlamento, ma se io da solo riesco a bloccare” il Senato “o siete scarsi voi” o vuol dire che “bisogna cambiare il regolamento”.

Secondo la senatrice Finocchiaro “milioni di emendamenti sono ostacolo a discussione seria” “Io penso che gli 85 milioni di emendamenti presentati dal senatore Calderoli siano il vero ostacolo alla possibilità di discutere e valutare le questioni e le ragioni che la Lega pone come importanti. Io credo che gli emendamenti veri della Lega siano pochi. Forse una decina. Discutiamo di quelli, Calderoli ritiri gli emendamenti e non ostacoli la riforma”.

 

 

Fonte Ansa

Roma, 25 settembre 2015