Gli esami si pagheranno 7 volte di più

analisi del sangueTra minacce di sciopero dei medici e i pazienti che aspettano di capire meglio le novità, conseguenza dei tagli sulla sanità contenuti nell’ultimo decreto firmato dal Ministro Beatrice Lorenzin (che comprende la norma sulle sanzioni per chi prescrive esami non necessari), a breve scoccherà l’ora del confronto ufficiale con le Regioni, già in fibrillazione. Sotto la lente c’è l’elenco, pubblicato da «Il Tempo» per intero, delle 208 prestazioni che rischiano di diventare a pagamento: esami specialistici di medicina nucleare, di laboratorio, radiologici, cure dentistiche, dermatologiche.

Ma cosa cambierà per gli italiani se verrà attuato il decreto sull’appropriatezza? La tabella a fianco, in cui abbiamo messo a confronto i costi presenti e futuri dei principali esami, parla da sé. Prendiamo il capitolo radiologia. La risonanza magnetica della colonna , presente nella «black list», è uno dei più richiesti in Italia: ne vengono fatti circa un milione all’anno di questi esami, nel Lazio oltre 400.000 negli ambulatori convenzionati, per dare qualche dato regionale, il 70% dei quali muscolo-scheletrico. 160 euro il costo approssimativo previsto dal Ssn, vale a dire quanto paga lo Stato all’ospedale (o altro) erogatore della prestazione, dunque il prezzo su cui va applicato il ticket, cifra differente da regione a regione. Per fare questo esame ora un paziente non esente paga in media 45 euro. Dopo, per lo stesso esame ci saranno, invece, due soluzioni: o farlo in privato, sborsando 250 euro, o nel pubblico in intramoenia, pagando la prestazione a prezzo pieno. Per la risonanza magnetica nucleare della colonna senza e con contrasto: 45 euro versus 340 in privato, più di 7 volte del costo dell’esame nel pubblico. La Tac delle gambe da 45 a 150 euro; quella dell’arto inferiore con e senza contrasto da 45 a 200 euro. Stesso trend per le braccia. Per le cure dentistiche, poi, si potrà scegliere laboratori o studi, dove in media si spendono 150 euro per un’estrazione di un dente permanente, contro i 20 di oggi in ospedale, fino a 700 euro per l’applicazione di una corona contro i 30 euro del pubblico, ma anche 45 euro per l’ impianto di protesi dentaria versus una spesa per la stessa cura che può schizzare in extramoenia a 1.200 euro. Aumenti, anche se più ristretti, per i raffronti sulle prestazioni di laboratorio. Una scelta destinata a non far spegnere i riflettori sul dibattito tra appropriatezza e tutela del paziente, come sottolinea il segretario del sindacato nazionale Snr Corrado Bibbolino: «È un problema di cultura che non può risolversi con le sanzioni: serve un metodo condiviso».

26 settembre 2015

IlTempo

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