Poliziotto ferito a Napoli, i colleghi pubblicano sul web la foto del ricercato

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La rabbia è un veleno che divora le coscienze distillando lentamente le sue tossine nei tessuti di un corpo ferito che tuttavia si sente ancora vigoroso: «Spero di trovarti io personalmente. Poi vediamo quanta voglia hai di sparare e se hai il tempo per farlo! Pezzo di m… Ti devo scassare dalla testa ai piedi». Il messaggio è forte, ma oggi non ci sono pseudonimi o nickname che tengano perché quando si tratta di difendere la pelle, l’onore e l’immagine di un collega che dopo aver fatto il proprio dovere si ritrova con una pallottola in corpo e lotta contro la morte allora si va alla guerra con tutte le armi di cui si dispone.

Poliziotti sulle «barricate» del web. Non era mai accaduto prima. E così, all’indomani del ferimento di un sovrintendente in servizio alla sezione anti estorsioni della Squadra mobile di Napoli, su un gruppo di Facebook inizia a correre la lava rovente della voglia di vendetta. Nel pomeriggio il capo della Polizia, Alessandro Pansa, si è recato a Napoli per incontrare, in ospedale, la famiglia dell’agente, in particolare la moglie. Reagisce pesantemente la «truppa», le divise blu stanche di medaglie appuntate quando ormai è troppo tardi o, nel peggiore dei casi, alla memoria.

Quel che è accaduto è un inedito assoluto nella storia della Polizia di Stato: gli agenti iscritti al gruppo ”Poliziotti Noi – Siamo quelli che nessuno ringrazia” decide non solo di dare sfogo alla rabbia, ma di pubblicare – nel bel pieno di un’inchiesta giudiziaria dai profili delicatissimi – particolari e note riservatissime. Sui social network qualcuno posta addirittura le foto e il nome del ricercato numero uno – si chiamerebbe R. R. – perforando clamorosamente il velo di riserbo imposto dalla Procura della Repubblica; e c’è chi addirittura lancia un appello fornendo ulteriori particolari utili a dare la caccia al fuggitivo, indicando particolari che dovrebbero restare noti solo agli inquirenti: «Sappiate che R. R. è fuggito unitamente alla consorte a bordo di una Daewoo Matiz targata BL582DL. In caso di rintraccio notiziate immediatamente le Forze di Polizia fornendo esattamente il luogo ove vi trovate!».

Ma dove inizia il dovere di riservatezza dinanzi a situazioni tanto delicate e dove finisce invece il diritto di chiedere giustizia a tutti i costi per rivendicare la vita di un collega? Qui il terreno si fa scivoloso. Non ci sono, al momento, iniziative ufficiali da parte della Procura guidata da Giovanni Colangelo.

26 settembre 2015

fonte IlMattino

AP