“Vogliamo dedicare a Federico la piazza dove fu ucciso”

AldrovandiInutile cercare una via Giorgiana Masi, a Roma. Per trovare un riconoscimento pubblico della giovane militante radicale, uccisa a 19 anni il 12 maggio 1977 durante un corteo nella Capitale, bisogna andare nel viterbese, a Bassano in Teverina. Nel caso di Federico Aldrovandi — una tragedia che al pari di quella di Giorgiana ha segnato la memoria collettiva di una generazione — le cose dovrebbero invece andare diversamente. Lo conferma il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, che incontriamo nel suo ufficio: “C’è un progetto per intitolare a Federico la piazzetta al fondo di via dell’Ippodromo, dove fu ucciso all’alba del 25 settembre del 2005”. Esattamente dieci anni fa.

Sindaco Tagliani, Ferrara avrà dunque una piazza Federico Aldrovandi?
“Non dipende solo dal Comune. La decisione spetta alla Commissione Toponomastica, che è sì nominata da noi ma agisce in autonomia. E serve il benestare del prefetto. Però è vero, come amministrazione abbiamo deciso di avanzare la proposta. Ci sembra la cosa giusta da fare. E l’iter sta per partire”.

Lei nella vicenda Aldrovandi è stato coinvolto sia come amministratore che come avvocato. Fin dall’inizio…
“La prima volta fu a fine 2005. Mentre ancora veniva accreditata soltanto la prima versione sulla morte di Federico, quella del malore, accompagnai il sindaco di allora, Gaetano Sateriale, dal questore: in città cominciava a circolare una versione completamente diversa dei fatti, e glielo dicemmo. Lui ci assicurò che le indagini sarebbe stato fatte in modo corretto, senza scartare alcuna pista».

Per rompere il muro del silenzio, però, ci volle la testimonianza di Anne Marie Tsagueu. Una sua assistita.
“Anne Marie in quanto testimone non aveva bisogno di un legale, ma mi chiese di accompagnarla in procura per la deposizione. Dimostrò un coraggio straordinario: lei, immigrata con un permesso di soggiorno da rinnovare, vinse i timori e raccontò tutto quello che aveva visto e sentito dalla finestra di casa sua (la testimonianza del pestaggio risulterà poi decisiva al processo contro i quattro poliziotti condannati per la morte di Federico- ndr )”.

L’ultimo intervento è di appena due anni fa. Quando, da sindaco, ha allontanato i dirigenti di un sindacato di polizia che erano venuti sotto al Municipio a manifestare in favore degli agenti condannati.
“Non solo sotto al Municipio. Sotto le finestre dell’ufficio in cui lavora la mamma di Federico, Patrizia Moretti, che è una dipendente del Comune. Fui avvertito che Patrizia stava scendendo per affrontarli e mi precipitai in strada. Chiesi che si spostassero, perché quella manifestazione non venisse letta come una provocazione. E gli animi si surriscaldarono. La verità è che attorno al caso Aldrovandi si è scatenata una competizione tra sindacati che trascende il merito di quella tragedia: alcune sigle hanno colto l’occasione per una riflessione positiva sull’operato e la formazione degli agenti, altre hanno continuato ad attaccare la famiglia con posizioni del tutto strumentali”.

Come valuta la partecipazione della città al dramma della famiglia Aldrovandi?
“Questo è l’aspetto — diciamo così — positivo della vicenda. Attorno alla battaglia di Patrizia e Lino per la verità, inizialmente solitaria, pian piano si è costruito un movimento di opinione molto eterogeneo che ha coinvolto tutta la città. Un movimento che continua a crescere in consapevolezza, e anche in capacità propositiva. Le stesse iniziative di questi giorni per ricordare il decimo anniversario della morte di Federico, con i convegni e il concerto di sabato sera per cui la piazza Municipale potrebbe non bastare, sono lì a dimostrarlo”.

26 settembre 2015
ER