Bombe sulla Siria, è guerra

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Dopo tre settimane di voli di ricognizione, l’attacco è arrivato. Parte la guerra all’Isis e a sganciare le prime bombe è la Francia, che ieri ha iniziato i raid aerei sul territorio siriano contro lo Stato islamico. Lo ha fatto come iniziativa singola, senza Onu e senza alleanze internazionali, in nome della sua sicurezza nazionale.

L’annuncio del primo attacco è arrivato da Hollande: “L’abbiamo fatto sulla base delle notizie d’intelligence raccolte nelle operazioni aeree; siamo determinati a lottare contro la minaccia terroristica dell’Isis ogni volta che sarà in gioco la sicurezza nazionale. La Francia ha colpito, nel suo primo attacco aereo in Siria, un campo d’addestramento dello Stato islamico, nella parte orientale”.

Hollande ha assicurato che l’obiettivo è stato centrato, sono stati usati sei aerei da guerra e non ci sono state perdite civili. “Altri attacchi – ha aggiunto – potrebbero aver luogo, se necessario”. Il quadro internazionale, di fronte all’iniziativa della Francia, non è però così concorde. Non è, ovviamente, in discussione la lotta all’Isis ma gli attacchi aerei sul territorio della Siria, dove gli equilibri politici sono molto delicati. Su quel campo, infatti, a fare alleanza con Assad c’è Putin, che ha da tempo schierato uomini e mezzi. Il che rende difficile un conflitto aperto di un’alleanza internazionale.

“Noi non facciamo raid o blitz. In Siria è importante evitare che si ripeta una Libia bis”, ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando a margine della 70esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, sottolineando l’importanza di coinvolgere tutti in una questione così delicata, al centro del dibattito internazionale. Delicata, come detto, è proprio la posizione della Russia. La strategia del Cremlino non è ancora chiara. Per questo, c’è molta attesa per il discorso del presidente russo Vladimir Putin a New York e per l’incontro con Barack Obama che dopo oltre un anno di rapporti tesi potrebbe essere fondamentale per arrivare a una posizione comune sulla Siria.

Intanto, sulle bombe, prende posizione anche il Papa.  “Ho avuto la notizia l’altro ieri – ha detto – non conosco ancora bene la situazione. Quando sento la parola bombardamento, morte, sangue, ripeto quello che ho detto al Congresso americano: bisogna evitare queste cose. Ma la situazione politica non la giudico perché non la conosco”. La maggioranza dei francesi, invece, si dice favorevole alla partecipazione della Francia perfino a un eventuale intervento militare terrestre contro le postazioni dello Stato islamico (Isis) in Siria. In particolare, secondo un sondaggio dell’Ifop, il 56% dei cittadini d’Oltralpe sostiene l’invio dei militari sul terreno a condizione che ciò avvenga nel quadro di una coalizione internazionale. Il 40% si dice invece contrario. Lo studio Ifop e’ stato realizzato a settembre su un campione di 1.005 persone.

28 settembre 2015

fonte italiaora