La Gelmini cancella i licei classici e il latino. Ecco cosa cambia nella scuola italiana

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I licei classici, dall’entrata in vigore della riforma Gelmini del 2010, hanno perso il 44 per cento degli iscritti e, a distanza di 5 anni, risultano praticamente dimezzati. Un dato emblematico se si considera che, fino all’avvento della legge voluta dall’allora ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi, le iscrizioni erano sempre aumentate anno dopo anno.

Crolla anche la scelta dei licei scientifici “tradizionali” cghe prevedono l’insegnamento del Latino, mentre hanno avuto un boom quelli sperimentali ad indirizzo sportivo e a vocazione più tecnica.
Sono oltre 180mila gli studenti delle superiori che hanno optato per evitare lo studio della lingua antica per preferire quelle più moderne (e probabilmente anche più utli): i licei linguistici, seconda scelta tra tutti i licei, con tutto il comparto delle scienze umane e dei licei musicali/coreutici hanno infatti raddoppiato gli iscritti. Netto incremento di iscrizioni anche negli istirtuti d’arte (+ 23% in 5 anni).

Gli istituti tecnici hanno subito un lieve calo di iscrzioni, mentre è aumentato il numero di giovani che ha intrapreso la via degli istituti professionali, mantenendo pressoché stabile rispetto al quinquennio precedente all’intervento normativo il numero di iscrizioni complessive vanificando il vero obiettivo della riforma Gelmini di invertire la tendenza sul crollo di iscrizioni nei tecnici e nei professionali ed orientare i ragazzi alla scelta dei licei. A distanza di 5 anni, il fallimento della missione pare evidente, tuttavia è altrettanto chiara l’istanza delle nuove generazioni che vogliono materie più adatte ad affrontare un mondo che cambia più velocemente delle riforme che intendono, invano, di regolarlo.

30 settembre 2015

fonte italiaora