Baci e abbracci tra boss in tribunale

TRIBUNALE  BRUNO CACCIA TORINOL’abbraccio di don Carmine Ciarelli ai presunti sodali è stato uno dei momenti più «toccanti» per familiari e amici, accorsi al Tribunale di Roma per assistere al secondo grado del maxiprocesso alla criminalità di Latina.

Il presidente del Collegio, l’ex sottosegretario Giannicola Sinisi, ha avallato una richiesta non proprio rituale, consentendo al Mammasantissima, accusato di essere ai vertici di una organizzazione criminale alleata ai Di Silvio (imparentati con i Casamonica), di entrare nella cella dell’aula Occorsio, dove si svolge il dibattimento, per abbracciare e discutere in modo intimo con i suoi uomini.

CIARELLI-DI SILVIO

«Siamo brave persone», racconta la sorella di don Carmine, cappelli neri raccolti e abito colorato lungo. «Noi con i Casamonica di Roma non c’entriamo niente», assicura, ma per l’accusa don Carmine – di origine sinti – sarebbe legato a doppio filo con la famiglia criminale radicata nella Capitale d’Italia. Stando alla Procura della Repubblica di Latina sarebbe a capo di un’associazione per delinquere (aggravata secondo le disposizioni del codice Antimafia), di cui avrebbe fatto parte Giuseppe Di Silvio. In particolare, l’organizzazione avrebbe commesso i reati di omicidio, tentato omicidio, usura, estorsione, rapine, incendi e trasferimenti fraudolenti di valori. Ieri mattina si è svolta una delle ultime udienze, prima della sentenza prevista per il 15 ottobre prossimo.

L’ABBRACCIO

Don Carmine è giunto su una barella. «Ha subìto un intervento proprio oggi», dicono i tanti familiari e amici presenti. La sorella si limita a dire che «sta male, dovrebbe essere rimesso in libertà». Poi la richiesta del difensore: «Presidente – riferendosi al giudice Sinisi che presiede il collegio – il mio cliente vorrebbe poter entrare nella cella per salutare i suoi amici». Richiesta avallata: come niente fosse don Carmine si è alzato dalla barella ed è entrato nella cella, abbracciando, baciando e sussurrando parole alle orecchie di quelli che per l’accusa sono i suoi sodali. Il processo presenta numerose anomalie.

LA PERIZIA FALSA

In primo grado furono disposte alcune assoluzioni, dovute a nullità delle traduzioni (dal Rom all’italiano) e trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, su cui si basa gran parte dell’accusa. In Appello ancora assoluzioni, basate, anche, sulle traduzioni delle intercettazioni compiute dalla consulente della Corte di Appello, Savic Mitra, finita nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma per falso in quelle traduzioni.

In sostanza, come spiega anche il sostituto procuratore generale Franco Mollace, «la perizia espletata da Mitra è risultata comunque, oltre che incompleta, inattendibile». Così, le nuove assoluzioni sono state impugnate davanti alla Corte di Cassazione, che ha stabilito di rimandare gli atti indietro e far disporre un nuovo processo in altra sezione della Corte d’Appello di Roma.

LA GUERRA DI MALA

Il procedimento è alle battute finali. Si sta cercando di finirlo prima che scadano i termini di custodia cautelare, che porterebbero tutti gli imputati di nuovo in libertà. Il timore, tra gli investigatori, è che con la revoca degli arresti, possano nascere nuovi scontri per il controllo delle attività illecite a Latina. D’altronde lo stesso don Carmine il 25 gennaio 2010 è finito vittima di un attentato a opera di Gianfranco Fiori, detto “er patatone”. Un agguato in stile mafioso che avrebbe avuto l’obiettivo di spodestare il presunto capo dell’organizzazione criminale. Tuttavia, don Carmine – colpito da cinque proiettili – uscì dall’ospedale Santa Maria Goretti sulle proprie gambe.

La sua presunta organizzazione, fusa con i Di Silvio, sarebbe a Latina una vera e propria macchina da guerra. Secondo l’accusa il gruppo conta su numerosi personaggi vicini al sodalizio, con incarichi ben distribuiti: c’è chi si occupa delle armi e delle azioni violente, chi compie usura, estorsioni, intimidazioni e chi, invece, si occupa dello smercio di sostanze stupefacenti.

1 ottobre 2015

IlTempo

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