Ecco a che età si potrà andare in pensione e con che somma

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Una soluzione unica per esodati e flessibilità in uscita per tutte le categorie, con un occhio di riguardo alle donne. Sarebbe questa l’idea base al vaglio dei tecnici dei ministeri di Lavoro ed Economia per risolvere, una volta per tutte, il problema di chi lascia il lavoro. La novità, rilancciata dalle pagine web de Il sole 24 ore, risiederebbe in un documento unico da inserire all’interno della legge di Stabilità.

Una formula che garantirebbe maggiore flessibilità in uscita con penalizzazioni progressive.La cifra  che i lgoverno può investire sia aggira intorno al miliardo di Euro a cui si aggiungerebbe il mezzo miliardo di maggior spesa determinata dagli effetti della sentenza 70/2015 della Corte costituzionale che ha sbloccato le perequazioni sugli assegni oltre le tre volte il minimo.

LA SOLUZIONE – L’età a minima per lasciare l’impiego resterebbe quella, più volte anticipata, dei 63 anni, mentre la trattenuta potrebbe arrivare al 4% della quota retributiva dell’assegno

Gli anni di contributi minimi restano 35, soglia che consentirebbe di non esporre i lavoratori al rischio di un’uscita con assegni troppo bassi.

OPZIONE DONNA – I tecnici vorrebbbero riconoscere alle dipendenti di 58 anni e 35 di contributi, con maturazione del requisito entro l’anno, un ritiro anticipato con penalizzazione del 3% l’anno per massimi tre anni in luogo del ricalcolo contributivo. 30mila donne potrebbero andare in pensione molto prima del previsto, creando però un aggravio di spesa che, stando ai primi calcoli, potrebbe arrivare a 2 miliardi di euro.

30 settembre 2015

fonte italiaora