Siria: tensione Usa-Russia sui raid, Assad si prepara a operazione contro ribelli con aiuto Mosca

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Tensione alta tra Washington e Mosca sui raid aerei russi in Siria:  I jet russi hanno colpito i combattenti della Free Syrian Army, gruppo addestrato ed equipaggiato dalla Cia. Lo ha detto nel corso di un’intervista alla Cnn, il senatore americano John McCain, che conferma le voci gia’ circolate su alcuni media Usa come il Washington Post. E dal Libano arriva la notizia secondo cui Assad si prepara a lanciare un’operazione di terra per riconquistare parte della Siria in mano ai ribelli, con il supporto dei raid russi.  Lo riferiscono fonti libanesi secondo quanto riporta il sito della Reuters.Centinaia di militari iraniani sono arrivati in Siria per unirsi ai governativi e alle milizie di Hezbollah. Possibili obiettivi Idlib e Hama, nel nord-ovest.

Prove di dialogo per coordinare le operazioni anti-Isis
Nonostante tutto, prove di dialogo sono in corso tra Stati Uniti e Russia per cercare di disinnescare le tensioni legate ai raid aerei avviati da Mosca in Siria. Alle 17 ora italiana – secondo quanto riportano alcuni media Usa – è prevista una videconferenza tra i vertici militari dei due Paesi, per fare il punto della situazione e tentare di coordinare le rispettive operazioni contro l’Isis. Il ministro degli esteri russo Lavrov parlando con i giornalisti all’Onu ha dichiarato di non considerare il Free Syrian Army (i ribelli filo-Usa) un gruppo terroristico, e di vederli invece come parte della soluzione politica”:

Intanto Mosca rincara la dose: Se il governo di Baghdad chiederà un intervento dell’aviazione militare russa in territorio iracheno contro l’Isis, valuteremo questa richiesta.

Mentre la Bbc annuncia il secondo giorno di raid russi contro obiettivi in Siria,  il ministro degli Esteri Lavrov ha negato che gli attacchi siano stati diretti contro obiettivi diversi da quelli dell’Isis. Il ministro della Difesa da Mosca intanto ha reso noto che 12 obiettivi sono stati distrutti o danneggiati, incluso un centro di comando e un deposito di munizioni.

Putin auspica scambi informativi costanti con Usa

Mosca, 8 raid notturni contro “terroristi”
”I jet russi hanno compiuto 8 raid notturni contro “i terroristi” in Siria distruggendo 4 obiettivi. Lo riporta il ministero della Difesa russo, secondo cui sono stati distrutti un quartier generale e un deposito di munizioni vicino Idlib, un punto di comando vicino Hama e una fabbrica di esplosivi a nord di Homs.

Damasco, terrorismo si batte coordinandosi con noi
Il terrorismo in Siria si può battere solo “tramite il coordinamento con l’esercito siriano”. Lo ha detto l’ambasciatore del governo di Damasco in Russia, Riad Haddad , aggiungendo che “la coalizione creata da Washington agisce da più di un anno, ma in questo lasso di tempo il territorio controllato dall’Isis è soltanto aumentato”.

John Kerry, dopo il colloquio con il ministro degli Esteri all’Onu aveva detto “E’ imperativo trovare una soluzione per evitare una escalation al di fuori del controllo di tutti“. Dal canto suo Lavrov ha definito il faccia a faccia avuto con il segretario di stato Usa “un incontro costruttivo e utile dopo quello tra i presidenti Putin e Obama” e ha assicurato: “faremo di tutto per evitare incidenti non voluti e siamo d’accordo sulla necessità di avviare un processo politico che porti a una Siria democratica e unita“.

Mogherini, obiettivo è lotta a Isis, agire coordinati – “Se l’obiettivo resta quello di attaccare l’Isis è bene farlo congiuntamente, o almeno in coordinamento”: così l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, commentando i raid russi in Siria. “Gli obiettivi – ha detto – sono due e vanno insieme: lotta all’Isis e avvio di un processo politico di transizione in Siria”.

‘Sta colpendo i ribelli, non l’Isis. Mosca fermi l’aggressione’

(di Giuseppe Agliastro) Appena due giorni dopo il faccia a faccia tra Putin e Obama a New York, la Russia lancia i suoi primi raid aerei in Siria, suscitando la dura reazione degli Usa, secondo cui Mosca sta usando la lotta al terrorismo come pretesto per colpire anche i ribelli sostenuti dall’Occidente che combattono contro Assad nelle province di Homs e Hama. Il segretario alla Difesa americano, Ash Carter, ha puntato il dito contro la Russia accusandola di “gettare benzina sul fuoco” e bollando il suo intervento militare come una vera e propria “aggressione”. E alcune fonti denunciano che le incursioni aeree russe hanno ucciso anche dei civili. Almeno 36, secondo l’opposizione siriana. Il ministero degli Esteri russo respinge le accuse con fermezza: si tratta di “guerra mediatica”, sostiene la portavoce Maria Zakharova. Mentre alcuni alti funzionari americani replicano che i jet russi hanno bombardato anche aree che non sono sotto il controllo dello Stato islamico e dove le forze governative devono affrontare l’avanzata dei ribelli. Il Cremlino, in tutto questo, mantiene una certa ambiguità: “L’aviazione russa in Siria sta fornendo sostegno alle forze armate siriane, che stanno combattendo contro l’Isis e altri gruppi terroristici ed estremisti”, ha osservato Dmitri Peskov, portavoce di Putin, rispondendo alla domanda se Mosca classifica alcuni movimenti di opposizione siriana come “terroristi”. I caccia con la stella rossa sono decollati da una base nella regione costiera di Latakia poco dopo che – in una riunione a porte chiuse – il Senato russo aveva approvato all’unanimità la richiesta di Putin di autorizzare un intervento militare all’estero delle forze armate di Mosca. Un permesso che la Camera alta del Parlamento aveva concesso l’ultima volta nel marzo del 2014, cioè poco prima dell’annessione della Crimea. Questa volta però la Russia promette che userà solo forze aeree: “Senza partecipare a operazioni terrestri”, ha assicurato Putin, sebbene la presenza militare russa in Siria sia cresciuta notevolmente negli ultimi tempi, parallelamente all’aumento delle forniture di armi al controverso governo di Damasco. Secondo la ricostruzione delle fonti americane, la Russia avrebbe informato l’ambasciata Usa a Baghdad dell’inizio dei raid per evitare sovrapposizioni e incidenti tra l’aeronautica russa e quelle della coalizione anti-Isis guidata da Washington. Ma lo avrebbe fatto appena un’ora prima che partissero le incursioni. Avviare una linea di comunicazione tra le forze armate russe e quelle della coalizione guidata dagli Usa “è una necessità impellente”, hanno comunque dichiarato dal Cremlino, e anche la Casa Bianca si augura che questi contatti “inizino a breve”. Intanto, nonostante le tensioni, il lavoro delle diplomazie continua. Oggi i capi di quelle di Mosca e Washington, Serghiei Lavrov e John Kerry, hanno discusso al telefono della situazione in Siria alla luce dell’iniziativa militare russa. Il segretario di Stato americano ha detto esplicitamente che gli Stati Uniti temono che lo scopo della Russia possa in realtà essere quello di proteggere Assad. E da New York anche il ministro degli Esteri francesi Laurent Fabius ha dichiarato che “ci sono indicazioni secondo le quali le incursioni russe non hanno avuto come obiettivo l’Isis”. Da Mosca smentiscono. Stando al portavoce del ministero della Difesa, generale Konashenkov, i caccia russi hanno colpito “otto basi dell’Isis” sulle montagne siriane effettuando “in tutto circa 20 voli”, e soprattutto “non sono state usate armi aeree russe contro infrastrutture civili”. Tutt’altra la versione fornita da Khaled Khoja, il leader dell’opposizione politica siriana spalleggiata dall’Occidente, secondo cui le incursioni russe avrebbero ucciso 36 civili nella zona di Homs, dove – secondo lui – non sono presenti jihadisti dell’Isis o qaedisti. Mentre l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), denuncia l’uccisione di almeno 27 civili, tra i quali sei bambini della stessa famiglia, sempre nella provincia di Homs, ma in raid dell’aviazione governativa siriana. La richiesta di un intervento militare russo in Siria, comunque, era arrivata direttamente da Assad, ha fatto sapere la Russia, definendosi “l’unico Paese” ad intervenire contro l’Isis nel rispetto del diritto internazionale perché – ha sottolineato il portavoce del Cremlino precisando che l’Iraq non ha chiesto il sostegno di Mosca contro i jihadisti – operazioni militari all’estero sono possibili solo sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu o su richiesta delle autorità legittime del Paese interessato.

 

Fonte Ansa

Roma, 2 ottobre 2015