Ruotolo, quei sette minuti di mistero Gli avvocati: «Martedì chiarirà tutto»

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Se l’alibi di Giosuè Ruotolo si gioca sul filo dei minuti, la ricostruzione degli investigatori si sta affinando sul filo dei secondi. Il pool dell’Arma, coordinato dai sostituti procuratori Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, non sia accontenta degli indizi che hanno portato all’emissione dell’avviso di garanzia per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza. Sta continuando a raccogliere elementi che permettano di fare il passo successivo: collocare il commilitone di Ragone anche sul luogo del delitto e non soltanto sulla via di fuga. Diversi testimoni sono stati risentiti. Hanno visto Ruotolo tra le 19.40 e le 19.50 del 17 marzo? Hanno visto la sua Audi A3 nel parcheggio del palasport? Hanno mai notato Ruotolo, iscritto per soli due mesi (tra gennaio e marzo) nella vicina palestra del fitness, all’esterno della pesistica?

Mentre nei laboratori del Ris si analizzano gli indumenti invernali (in particolare giacche e giubbotti che il sospettato avrebbe potuto indossare a metà marzo e che potrebbero essersi sporcati di sangue), nonchè i tamponi sulle tracce biologiche trovate in auto, Ruotolo martedì è chiamato al confronto con la Procura. C’è una cosa su tutte che dovrà spiegare. Se era lui alla guida della sua macchina la sera del 17 marzo e perché ha impiegato così tanto tempo per percorrere circa 600 metri. Ha fatto una sosta? E per quale ragione?

La Procura non scopre le carte, tanto che il militare del 132° Reggimento carri è stato iscritto sul registro degli indagati a piede libero, impedendo così la discovery degli atti. Ma a collegare Ruotolo all’omicidio è un elemento forte: il ritrovamento della pistola nel laghetto del parco di San Valentino. È l’arma del delitto, una vecchia 7,65 gettata in acqua senza caricatore, comunque recuperato a poca distanza. Secondo gli investigatori, i movimenti della macchina dopo il delitto collegano la semiautomatica all’indagato.

È a giugno, quando la piattaforma dei dati raccolti dai Carabinieri è ormai completa, che gli investigatori “intercettano” sulle telecamere di via Interna l’Audi A3. Ruotolo, sentito nell’immediatezza del delitto come tutti gli altri commilitoni di Ragone, aveva dichiarato che quella sera si trovava a casa, un appartamento di via Colombo che divide con altri due carristi e che si trova a poca distanza dal palasport. Riconvocato in caserma, conferma la sua versione.

Eppure quel buco temporale sulle telecamere non convince gli inquirenti. Quella sera, l’Audi A3, è rimasta 7 minuti di troppo in via Interna, in un tragitto che normalmente si compie in 40/50 secondi. La prima telecamera, davanti a palasport e caserma dei vigili del fuoco, la riprende mentre percorre la strada in direzione del parco. La seconda probabilmente la manca perché l’obiettivo è puntato su un’altra direzione. La terza riaggancia la macchina all’altezza dell’incrocio semaforico di via San Quirino. Si comincia a sospettare che la vettura possa essersi infilata nel parcheggio dell’auditorium Concordia e che il conducente sia entrato nel parco. Perchè? «Cerchiamo nel laghetto», insiste qualcuno. L’intuizione è giusta. Ed ecco spuntare la pistola, un modello ideato per gli ufficiali di seconda linea della Grande Guerra, poi riconvertito per uso civile. È l’arma che ha ucciso, uscita dalla fabbrica nel 1922 e la cui provenienza resta ancora un mistero.

4 ottobre 2015

fonte IlGazzettino

AP