Sinodo, il Papa apre i lavori: non è parlamento che negozia

Per tre settimane il Sinodo metterà al centro del dibattito la riforma della pastorale della famiglia. Il Papa ai 270 padri sinodali: “Non puntate il dito ma tendere la mano”

francesco

Aprirsi, creare ponti, non arroccarsi nelle fortezze e non giudicare. Questa mattina papa Francesco ha aperto, insieme a cardinali, vescovi e sacerdoti il Sinodo che, per tre settimane, metterà al centro del dibattito la riforma della pastorale della famiglia.

“Il Sinodo – ha spiegato il Santo Padre nel breve discorso di apertura – non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso si patteggia, si negozia e si cerca un compromesso”.

“Non è un convegno né un parlatorio dove ci si mette d’accordo, ma è un’espressione ecclesiale – ha messo in chiaro Bergoglio – è la chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con occhi di fede, secondo il cuore di Dio. Guardando al deposito della fede non come un museo da conservare ma una fonte viva dalla quale dissetarsi”. I padri lavoreranno su un capitolo del documento preparatorio ognuna delle tre settimane dell’assemblea, spaziando tra la vocazione, le sfide e la missione della famiglia. Il Papa ha scelto di dare più spazio al lavoro dei piccoli gruppi, i circuli minores, che sono aumentati di numero e che vedranno pubblicati i risultati delle loro discussioni. Come l’anno scorso, Bergoglio vuole una discussione aperta, a porte chiuse, per “favorire l’azione dello spirito”, ma con libertà per i padri di raccontare poi pubblicamente ciò che credono. All’inizio della prima Congregazione generale, il Papa ha consigliato ai 270 padri sinodali di “non puntare il dito ma tendere la mano senza mai sentirsi superiori a loro”. “La Chiesa riprende oggi il dialogo iniziato con il Sinodo straordinario e molto prima con le risposte delle Conferenze episcopali e gli altri organisimi – conclude il Pontefice – è un camminare insieme con spirito di collegialità e sinodalità”.

5 ottobre 2015

fonte IlGiornale

AP