La sorella di Quattrocchi: «Fabrizio è morto da eroe Ma la giustizia lo rinnega»

fabrizio

Il 14 aprile di undici anni fa Fabrizio Quattrocchi, guardia privata italiana in Iraq veniva ucciso dopo essere stato preso in ostaggio, a Baghdad, insieme a Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo «Falangi Verdi di Maometto». Riceviamo e pubblichiamo una lettera della sorella Graziella.
Caro Direttore, sono Graziella Quattrocchi, sorella di Fabrizio, il ragazzo rapito in Iraq il 12 aprile 2004 insieme a tre suoi connazionali Maurizio Agliana, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e assassinato il 14 aprile 2004. Il primo italiano ad essere ucciso all’estero. I rapitori si definirono “Le Falangi Verdi di Maometto” e chiesero in riscatto dei quattro italiani rapiti, al governo, di ritirare le truppe italiane dall’Iraq, in mancanza di questo avrebbero ucciso un ostaggio al giorno. Domani 14 aprile 2015 è l’undicesimo anniversario di mio fratello Fabrizio. Dai primi giorni del suo assassinio io e la mia famiglia abbiamo ricevuto manifestazioni di solidarietà e affetto dall’Italia e dal mondo, migliaia di lettere, poesie, canzoni dedicate a lui. La gente non dimentica neppure dopo undici anni. Fabrizio è entrato nei cuori delle persone per la sua tragica e fiera morte. Ha scelto di morire da uomo, e negli ultimi istanti della sua vita ha voluto onorare la sua patria, l’Italia. L’unicità della sua morte ha colpito molto i paesi stranieri che hanno voluto partecipare al nostro dolore con migliaia di testimonianze. Fabrizio ne ha scosso le coscienze. Se torno indietro nel tempo rivivo quei giorni terribili, non solo perché non avrei più rivisto e abbracciato mio fratello, anche perché una certa stampa, senza conoscere e sapere niente di Fabrizio, né della sua famiglia, ne fece scempio più dei suoi assassini. Solo dopo due anni quando venne pubblicato il video sull’uccisione di Fabrizio, molti si ricredettero. Forse qualcuno si è chiesto il perché non venne pubblicato subito il video di mio fratello? Non certo per rispetto della vittima o dei suoi familiari, poiché prima furono pubblicati dei video umanamente terribili di esecuzione e decapitazione. Sarebbe stato umiliante per i suoi carnefici far vedere al mondo che un semplice italiano li avesse sfidati senza paura ma con orgoglio, mettendo in discussione la potenza mediatica del terrorismo che per loro era più potente di mitra e fucili, nutrendo i loro animi attraverso i pianti e le suppliche da parte dell’ostaggio. Non potevano rischiare. Avrebbero dovuto tradurre la frase di mio fratello “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Purtroppo anche noi familiari ricevemmo la notizia dell’uccisione di Fabrizio tramite tv. La Farnesina ce lo comunicò dopo più di un’ora con conseguenze devastanti soprattutto per mia madre. Come pure venni a conoscenza dell’udienza svoltasi il 23 settembre 2013 dal tribunale di Roma tramite i giornali a novembre dello stesso anno. Nessuno ci aveva informato che la Corte di Assise di Roma ha assolto i due carcerieri dei 4 italiani rapiti in Iraq, i giudici non hanno considerato il sequestro come un’operazione con finalità di terrorismo, ma una violenza comune mentre il procuratore Erminio Amelio aveva chiesto la condanna a 25 anni di reclusione. Il pm naturalmente ha depositato ricorso. Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso, quella vera. Il rapimento di mio fratello Fabrizio e degli altri 3 ragazzi nel 2004 è stato inaspettato e forse ha colto tutti impreparati, ma è doveroso dire che si è molto sottovalutata la gravità della situazione, è mancato il sostegno alla nostra famiglia. Approfitto di questo contesto, Signor Direttore, per comunicarLe che sono quasi 10 anni che scrivo di mio fratello, la storia. Quello che la mia famiglia ha sofferto, subito e ricevuto insieme a Fabrizio. Spero che qualche casa editrice sia interessata a pubblicarlo. Alcuni amici giornalisti e scrittori a cui ho chiesto il loro parere sul mio manoscritto, mi hanno assicurato dopo averlo letto, di esserne entusiasti. Ringrazio le persone che mi hanno scritto in questi giorni.

Graziella Quattrocchi

Fonte Il tempo

Roma, 14 aprile 2015