Roma, la resa di Marino: si è dimesso. “Ma posso ripensarci entro 20 giorni. Ora temo il ritorno della mafia”

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Ha resistito a tutto, ma alla fine ha ceduto: Ignazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma. La decisione è stata ufficializzata dopo la riunione di questo pomeriggio della giunta capitolina, alla quale erano invitati anche i consiglieri del Pd. L’annuncio, obbligato, è inoltre giunto dopo il pressing del Partito democraticoche ha deciso di scaricare definitivamente il primo cittadino. Intorno alle 17,30, al termine della riunione del Pd con Orfini, il vicesindaco Marco Causi insieme ad Alfonso Sabella si sono recati in Campidoglio per comunicare a Marino la richiesta di dimissioni del partito. Poi la formalizzazione e le prime parole del sindaco dimissionario, affidate a una nota.

LA NOTA DI MARINO –  “Mi dimetto. Dal lavoro che ho impostato passa il futuro della città – scrive nella nota Marino, rivolgendosi ai cittadini con un ‘Care romane e cari romani’ -. Lo faccio solo per l’interesse della capitale. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche”. Poi le sottolineature sul suo operato. “Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato unsistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito”.

“Tutto il mio impegno – prosegue – ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento”. “Non nascondo – conclude – di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio”.

Proprio in concomitanza con le dimissioni di Marino si è tenuta la visita di Renzi a Bologna. Il premier ha visitato la ‘manifattura’ Mast e l’opificio Golinelli. Stasera sarà a Modena per incontrare Sergio Marchionne e gli industriali.

LA SCHEDA – Dal Pandagate agli scontrini: i due anni della Marino-story

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I DIMISSIONARI – Il primo a rassegnare le dimissioni è stato il senatore Stefano Esposito, assessore ai trasporti del comune di Roma, spiegando che a questo punto più che ‘gridare al complotto’ bisogna andare tutti a casa. Nel pomeriggio ha aggiunto: “Il sindaco è una persona responsabile, mi auguro che non trascini oltre questa situazione, ora dovrebbe dimettersi”. Personalmente, confida Esposito, affronto la situazione “con grandissima serenità”, ma anche un po’ “a malincuore, perché stavamo lavorando per ripulire questa città, perché mafia capitale non ha ripulito la città. Ma ora non c’è più la necessaria autorevolezza per continuare questa battaglia”. Dopo Esposito si sono dimessi anche gli assessori Marco Causi e Marco Rossi Doria: “Non ci sono più le condizioni per andare avanti”, hanno detto. Per ultima  si è dimessa anche l’assessore al Turismo Luigina Di Liegro, entrata in giunta con Causi, Esposito e Rossi Doria nell’ultimo rimpasto.

IL RETROSCENA Marino, l’assedio di un pomeriggio di un giorno da sfiduciati – di Ettore Maria Colombo

IL PRESSING  /LA GIORNATA – Il sindaco aveva ribadito fino all’ultimo la volontà di resistere, al punto che Matteo Orfini e Paolo Cento, segretario romano di Sel, lo hanno messo alle corde: “Ancora un’ora di tempo e poi o ti dimetti o i gruppi consigliari ti sfiduceranno in aula Giulio Cesare”. E’ il culmine di uno stillicidio politico che ha coinvolto negli ultimi mesi il primo cittadino dell’amministrazione capitolina. Anche il premier Matteo Renzi aveva parlato ai suoi di una situazione non più sostenibile, al punto che si era arrivati all’aut aut, con l’ipotesi di dimissioni in blocco degli assessori del Pd.

GLI SCENARI – Quanto agli scenari ora possibili si parla già di un commissariamento, ritenuto necessario dato l’appuntamento stringente con il Giubileo. Il nome più gettonato è quello del prefetto di Roma Franco Gabrielli. Si tratterebbe di una ‘reggenza’ breve: nello schema disegnato dal Pd in queste ore, l’amministrazione capitolina andrebbe al voto in tempi brevi, forse la prossima primavera. Dice Alessandra Moretti (Pd): “Sono molto dispiaciuta per la vicenda che a Roma riguarda il Sindaco Marino e il mio partito – ha detto su Sky tv 24 -. Auspico ci sia un chiarimento molto veloce. Ma sono anche altrettanto certa che una città come Roma, tanto più con un Giubileo alle porte, non possa restare senza una guida, nel rispetto della trasparenza e della legalità. Io mi augurio che la Giunta non cada ma se questo fosse inevitabile auspico ci sia il commissariamento per non gettare la città nel caos in un momento come questo in cui il governo di Roma non può risultare delegittimato”.

IN PIAZZA – C’è chi urla “dimissioni, Marino dimettiti” e c’è invece chi urla “Marino resisti”: è la ‘guerra’ a suon di slogan,  cori e canzonette che si combatte in piazza Campidoglio tra oppositori e sostenitori del sindaco. “Chi non salta comunista è…”, dicono gli uni; “Marino, Marino”, replicano gli altri. E via dicendo tra “dimissioni, dimissioni “, “a casa a casa”, “Marino portaci a cena”, e invece “non mollare, non mollare”. Il tutto in una piazza dove c’è anche un’altra manifestazione e i turisti si aggirano tra il sorpreso e il dubbioso su dove si trovino. La sarabanda di slogan e cori da stadio si è conclusa verso le 19.45, poco dopo l’annuncio ufficiale delle dimissioni del sindaco Ignazio Marino. LE FOTO DELLA PIAZZA

 

Fonte La nazione

Roma, 09 ottobre 2015