Usa 2016: Hillary corre veloce, incognita repubblicani

Hillary Rodham Clinton

A un anno da voto campagna nel vivo, da febbraio le primarie.

Era stata dipinta come una sfida tra ‘dinastie’, lo showdown Clinton-Bush trascinato con prepotenza nel 21/esimo secolo dopo la ‘parentesi nuova’ del giovane senatore nero dell’Illinois diventato commander in chief. Ma a un anno dal voto con cui l’America scegliera’ successore di Barack Obama alla Casa Bianca, nell’election day dell’8 novembre 2016, quell’immagine risulta alquanto sfocata. E le previsioni restano un ‘esercizio’, sebbene la potente macchina elettorale sia gia’ in piena attivita’. Cosi’, se in vista delle primarie (si comincia il primo febbraio dall’Iowa) la ex first lady Hillary Clintonrisulta oggi salda alla guida del fronte democratico, i repubblicani fanno fatica a trovare l’unita’ dietro ad un candidato forte, con il moderato Jeb Bush – figlio e fratello di presidente – che partito da favorito adesso arranca e non sembra fare breccia.

Perche’ la ribalta per il fronte repubblicano in questi mesi e’ stata tutta dell’antipolitica.Donald Trump e Ben Carson: le ‘sorprese’ il cui successo nei sondaggi e la folla accorsa ai comizi hanno costituito per settimane un enigma per analisti e osservatori. La pirotecnica discesa in campo del miliardario di New York era stata accolta perfino con ironia, tanto che dapprima a quelle sue uscite sopra le righe, a quel rifiuto dichiarato per il ‘politically correct’ sbandierato attraverso pesanti slogan anti-immigrazione, si reagiva con una scrollata di spalle, per il personaggio che nell’arena politica aveva portato la popolarita’ da reality show. E invece poi la storia si e’ fatta seria. Trump e’ balzato in testa ai sondaggi e li’ e’ rimasto. Seguito a ruota da Carson, ex neurochirurgo afroamericano pure lui non estraneo a posizioni controverse. E’ vero anche che in questa fase della campagna anche nel 2012 il campo era altrettanto affollato da candidature poi giudicate improbabili. Come la deputata del Minnesota Michele Bachmann, che godette di una certa popolarita’ mediatica ma la cui stella brillo’ solo fino al caucus dell’Iowa. O l’afroamericano Herman Cain, il “re della pizza”, poi affossato da presunte accuse di molestie.

Allora pero’ il frontrunner c’era, Mitt Romney, ma che allo scontro con Obama pago’ il fatto di avere alle spalle un partito diviso e pungolato dalle aree piu’ radicali come il Tea party.
Questo si teme adesso per Jeb Bush, gia’ a meno di 100 giorni dale primarie: un’altra vittima delle spaccature interne al Grand Old Party (ne e’ esempio la laboriosa elezione di un nuovo speaker alla Camera). Cosi’, in queste ore si intravede nuovamente una possibilita’ per Marco Rubio, giovane senatore della Florida, di origini cubane e con qualche promessa.

Sul fronte opposto lo scenario e’ invece piu’ chiaro: Hllary Clinton corre veloce ed e’ indiscussa frontrunner, adesso che sembra ormai lasciatasi alle spalle una estate difficile.

Lo scandalo delle e-mail e’ al momento arginato. E’ scongiurata anche l’ipotesi di una discesa in campo del vicepresidente Joe Biden, che avrebbe potuto eroderle consensi. Hillary ha dato prova di solidita’ e autorevolezza durante il primo dibattito tv tra i contendenti per la nomination democratica, ed e’ rimasta per 11 ore davanti alla speciale commissione parlamentare su Bengasi, rispondendo a domande su domande e schivando gli attacchi dei repubblicani. Tanto che alla fine questi hanno dovuto ammettere di non averne cavato un granche’.

E adesso si e’ pure ridimensionata quella sfida da sinistra lanciata dal senatore ‘socialista’ del Vermont, Bernie Sanders, dal quale si e’ presa altra distanza nei sondaggi mentre l’ala piu’ progressista del partito adesso le e’ piu’ vicina, anche il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha alla fine sciolto la riserva e dichiarato il suo endorsement per Hillary Clinton. Una sequenza di eventi che fa dire ai democratici a cui la 68/enne ex first lady, ex senatrice, ex segretario di Stato sta meno simpatica (e’ il suo tallone d’Achille) che si’: “She’s a pro.”, e’ una professionista della politica. E questa volta l’accezione non e’ negativa.

 

Di Anna Lisa Rapanà
Fonte Ansa

WASHINGTON, 31 ottobre 2015