Malata dice addio alla sua cagnolina. Ultimo abbraccio sul letto d’ospedale

Charlotte dà l’ultimo saluto alla sua padrona gravemente malata all’ospedale
Charlotte dà l’ultimo saluto alla sua padrona gravemente malata all’ospedale

L’Asl fa un’eccezione e permette l’ingresso della meticcia.

Una storia fatta di amore incondizionato. Senza filtri, soltanto carezze, sguardi. Semplici rituali, accompagnati dallo scodinzolare di una piccola coda, ai quali è difficile rinunciare. Più che mai se stai male e da giorni trascorri le ore in una stanza di ospedale dove la quotidianità è scandita da medicinali da mandar giù, passaggi di medici e infermiere e visite di chi ti vuole bene. Rivedere Charlotte, la sua meticcia di due anni di età, era l’unico desiderio di T.C., una signora empolese, volontaria del canile di Marcignana. Un desiderio diventato realtà grazie alla testardaggine di un’amica, Cinzia Cartacci, da anni tra le anime dell’associazione Arca che gestisce proprio il canile municipale di via del Castelluccio dei Falaschi.

Nonostante all’ospedale San Giuseppe di Empoli gli animali da affezione o da compagnia che dir si voglia non siano ammessi, Cinzia, a suon di mail, telefonate e normative presentate a sostegno della sua richiesta, è riuscita a fare breccia negli uffici dell’azienda sanitaria tanto da ottenere il via libera per Charlotte. “C’è una delibera della giunta regionale toscana, la 1233 datata 22 dicembre 2014, che crea le condizioni per l’accesso dei cosiddetti animali da affezione nelle strutture ospedaliere”, racconta Cartacci.

“Perciò mi sono attenuta al testo. Anzi ringrazio la Asl che, attraverso la mia richiesta, ha permesso che tutto ciò accadesse. E spero di poter vedere più spesso code che donano serenità e alleviano la sofferenza di chi si trova in ospedale, costretto talvolta a lasciare a casa la propria ‘famiglia’ a quattro zampe”. Nel caso di T.C. è stato proprio così: riabbracciare Charlotte ha significato per lei ritrovare gli affetti più autentici. L’incontro è avvenuto nella stanza di degenza della donna, «dopo il via libera quasi a sorpresa, quando ormai avevo perso le speranze, da parte di Asl 11 e personale del reparto», ammette Cartacci.

E’ bastato un attimo: un incontro di sguardi, la coda che scodinzola e scatta la gioia delle due, inseparabili prima che la malattia prendesse il sopravvento, costringendo la donna a un lungo ricovero, in condizioni di salute compromesse. Una battaglia ardua, impossibile, combattuta con un unico pensiero in testa. “Mi raccomando, quando non ci sarò più, prendetevi cura della mia Charlotte”. E’ amore tra le due, incontratesi un paio di anni fa proprio al canile Arca, l’una arrivata dopo essere stata abbandonata, l’altra per cercare rifugio alla sua solitudine e per regalare affetto e attenzioni. Sempre insieme, fino al ricovero.

“Sono stati momenti irripetibili per entrambe – ci tiene a sottolineare Cinzia Cartacci – dopo diversi giorni lontane. Anche se per poco, a chi era presente è stato chiaro quanto fosse importante il legame che le unisce: la cagnolina e la mia amica sono una famiglia a tutti gli effetti e come tale ognuna delle due sta male quando è distante dall’altra. Era necessario che si ricongiungessero: in quei momenti la mia cara amica ha messo da parte la sua sofferenza ed ha potuto assaporare un angolo di serenità”.

“Forse per molti non sembrerà una cosa importante – continua – ma dato che una semplice amica come me è riuscita a far sì che questo evento accadesse, senza chiedere la luna ma soltanto quello che già è previsto in Regione, auspico che tutto questo possa essere l’inizio di un’apertura della struttura empolese agli amici a quattro zampe che i degenti sono costretti a lasciare a casa”.

 

Fonte LA NAZIONE

Empoli (Firenze), 30 ottobre 2015