Ruba per fame, i poliziotti saldano il conto – Video

poliziottiUna donna in lacrime ha spiegato che aveva rubato generi alimentari per poco più di 30 euro in un supermercato perché è disoccupata e deve mantenere la madre anziana e il figlio minorenne. I due agenti: “Si vergognava, voleva pagare a rate”. Il vigilante della Coop: “Non era la prima volta”

Una bottiglia d’olio, una confezione di carne, una di broccoli e poche altre cose per arrivare a un conto di 32 euro. Doveva essere la spesa per tirare avanti un altro giorno, ma non si fa la spesa se non si ha un euro in tasca, e così il tentativo di furto messo in atto da una cinquantenne martedì mattina, 27 ottobre, alla Coop di piazza San Marco si è trasformato in un caso da Libro Cuore, coi poliziotti di una volante che hanno preferito mettere mano al portafoglio pur di non essere costretti a denunciare una donna che evidentemente rubava per fame

La cosa è finita nel “mattinale” della Questura e ha attirato l’attenzione dei mezzi d’informazione. È seguita una conferenza stampa improvvisata nella quale i due poliziotti, senza tanti fronzoli, hanno raccontato quello che era successo e si sono presi i giusti complimenti del loro dirigente e l’apprezzamento di centinaia di lettori che avevano visto la notizia sul web.

Le cose, come spesso accade, sono un po’ più complicate, anche se la sostanza non cambia di molto. Lo racconta il vigilante che fa servizio ogni giorno alla Coop di piazza San Marco, un supermercato di frontiera. «Non era la prima volta» spiega il vigilante. In che senso? «Nel senso che quella donna negli ultimi tempi è venuta spesso a rubare. Per un po’ l’abbiamo tenuta d’occhio, poi abbiamo deciso di intervenire».

La sostanza, come si diceva non cambia di molto, perché anche il vigilante è convinto che si tratti di furti compiuti da una persona che non ce la fa a tirare avanti. Ma oltre un certo limite non si poteva andare avanti, aggiunge. Le commesse della Coop la conoscono di vista, è una cliente abituale che abita poco distante. «Un tempo veniva spesso con la madre e il bambino, certe volte anche col marito». Poi la coppia si è separata, lei non lavora e dicono che non riceva gli alimenti dall’ex marito. Nel frattempo il figlio è diventato un adolescente, la madre della donna è invecchiata e di soldi ce ne sono sempre meno. Un caso limite? Solo in apparenza. Sono molte le famiglie pratesi che in questi anni hanno dovuto tirare la cinghia e non tutte sono disposte a farsi assistere dalla Caritas o dall’Emporio della solidarietà. Forse anche per vergogna. E allora si ingegnano come possono, a costo di essere fermate davanti a tutti e costrette a restituire quello che hanno preso dagli scaffali.

«Ci ha detto che si vergognava tanto» dicono infatti l’assistente Alessandro Caparco e l’agente Fabio Parente, i due poliziotti che, impietositi dalla scena, hanno pagato alla Coop quello che la donna non sarebbe stata in grado di pagare e hanno convinto il direttore del supermercato a non sporgere denuncia. «Voleva pagare a rate, ci ha chiesto i nostri nomi e i numeri di telefono per restituirci il denaro» aggiungono i poliziotti, che però hanno declinato l’offerta. Nemmeno loro guadagnano cifre da capogiro, ma hanno fatto il bel gesto e non sarebbe elegante tornare sui propri passi.

Del resto alla Coop di piazza San Marco sono abbastanza abituati a scene di questo tipo, ma non sempre finiscono così. Il vigilante che ormai da tempo presta servizio nel supermercato un paio di volte è stato aggredito da clienti che tentavano di superare le casse senza pagare. Forse anche loro rubavano per fame, ma hanno preferito farsi largo con le maniere forti portando via il “bottino”. Il caso della cinquantenne fermata martedì è certamente diverso: «L’abbiamo vista più volte nell’ultimo mese, prendeva poche cose dagli scaffali, tornava anche più di una volta al giorno sperando di non essere vista».

Chi invece ha teorizzato una sorta di “spesa proletaria” proprio alla Coop di piazza San Marco è Piero Cannata, il pratese che un quarto di secolo fa divenne famoso per aver staccato un dito al David di Michelangelo. A causa dei suoi problemi psichici è stato interdetto dal giudice e non può maneggiare denaro, ma anche lui vuole fare la spesa e così più di una volta ha riempito il carrello e si è presentato al direttore del supermercato rivendicando il diritto a portare a casa i generi alimentari. Invariabilmente lo hanno pregato di rimettere la roba a posto e ora forse ha cambiato supermercato. Altre volte sono stati gli stessi dipendenti della Coop a pagare di tasca propria la merce arraffata da clienti poco propensi a pagare ma evidentemente in difficoltà economica. Lo hanno fatto senza clamore e anche per non perdere troppo tempo in denunce ed eventuali testimonianze davanti al giudice.