Avvocato docente: nell’albo solo se insegna materie giuridiche

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Cambio di interpretazione delle Sezioni Unite: con la nuova riforma forense, l’avvocato che voglia fare l’insegnante e, nello stesso tempo, rimanere iscritto all’albo professionale, deve occuparsi esclusivamente di materie giuridiche. Pertanto, l’insegnante elementare, anche se part time, non può iscriversi all’albo degli avvocati proprio perché non insegna materie giuridiche. Lo ha detto la Cassazione a Sezioni Unite con una sentenza di ieri . La riforma forense del 2012, infatti, ha ulteriormente ristretto la precedente eccezione al divieto di esercizio della professione forense per i lavoratori subordinati, prevedendo che non tutti gli insegnanti ma soltanto quelli in materie collegate possano essere anche avvocati.

A dettare le regole è proprio la nuova riforma entrata in vigore tre anni fa secondo la quale la professione di avvocato è incompatibile con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato e l’attività di insegnante, seppur part-time in una scuola primaria statale, resta al di fuori delle esenzioni di legge. L’eccezione della norma sulla incompatibilità riguarda soltanto gli insegnanti di materie giuridiche.
La vecchia disciplina, nel prevedere l’incompatibilità tra la professione di avvocato e qualsivoglia impiego pubblico, stabiliva un’eccezione per “i professori e gli assistenti delle Università e degli altri istituti superiori ed i professori degli istituti secondari”. Successivamente, nel 2010, le Sezioni unite in nome della “libertà di insegnamento”, avevano aperto anche ai docenti elementari, considerato che anch’essi dovevano essere in possesso della laurea. Ma tale interpretazione oggi si pone in contrato con la legge di riforma forense che limita espressamente l’eccezione all’insegnamento o alla ricerca in materie giuridiche.

La circostanza che l’istanza di iscrizione all’albo sia stata avanzata prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina delle incompatibilità della professione forense, non cristallizza a tale data il quadro normativo applicabile. Il principio “tempus regit actum” impone infatti al Consiglio dell’ordine territoriale, chiamato a provvedere sull’istanza, di dare applicazione alle disposizioni che intervengono nel corso del procedimento amministrativo, malgrado l’atto di impulso di parte sia stato posto in essere in data anteriore al nuovo quadro normativo. La novella non può comunque applicarsi agli avvocati già iscritti agli albi prima della sua entrata in vigore.

30 ottobre 2015