Giubileo, legittima difesa, tagli alla Polizia. Parla Tonelli (Sap)

gianni tonelli

Dal Giubileo all’emergenza terrorismo. Dai tagli alla sicurezza alla legittima difesa. Intervista a tutto campo a Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia).

Gianni Tonelli, a breve si apre il Giubileo. Le forze dell’ordine sono pronte? Saranno messe in condizione di svolgere il proprio lavoro?

Purtroppo siamo di fronte a una nuova emergenza, determinata da una condizione che si può oramai definire di collasso dell’apparato della sicurezza. Mi riferisco non solo alla Polizia ma anche a Carabinieri e Guardia di Finanza, che non sono in condizioni migliori della nostra. Ora dicono che è tutto risolto perché si sono arruolate 2500 persone ma è una grossa stupidaggine. Si tratta di un normalissimo turnover. Se vengono arruolate 2500 persone e vanno in pensione 5000 ovviamente c’è un buco ancora maggiore. Siamo in emergenza. Per sostenere un evento come Expo sono state drenate forze da tutto il territorio a scapito del resto d’Italia. La stessa cosa avverrà con il Giubileo, anzi forse ancora di più.

Il problema sono i tagli?

Sicuramente è il problema principale. Non voglio passare per quello che critica senza fare proposte. Sono in Polizia da 25 anni ed è da allora che porto avanti il discorso legato all’unificazione delle forze di polizia. Lo facevo già prima della crisi e della spending review. Nessuno mi ha ascoltato. E ora il governo pensa di risolvere il problema limitando la Forestale, che è la forza più piccola? Stiamo parlando di 7 mila agenti su 320 mila. Dai, per favore. Non dicano di aver fatto una riforma dell’apparato di sicurezza.

Come bisognerebbe farla questa riforma?

Se si volesse incidere per davvero si toccherebbe altrove. Che senso ha chiudere la Polizia Ferroviaria di Viterbo per recuperare sette uomini, e dico sette, tra l’altro a spese logistiche di una società privata, mentre nella stessa città continuano a esistere 8 centrali operative, 8 uffici amministrativi contabili, 8 uffici stipendi, 8 rimesse per automezzi, 8 archivi generali, 8 mense. E così via. Non è forse lì che bisognerebbe intervenire? E invece ritorna il progetto della legge Madia, fortunatamente per ora bloccato in occasione delle campagne elettorali, per la chiusura di 250 uffici di Polizia, lasciando del tutto scoperto il territorio. Il problema è che non c’è la forza di fare una vera riforma dell’apparato di sicurezza.

Com’è il dialogo con il governo Renzi?

Del tutto assente. Non ci ascoltano. Il risultato è che si creano seri problemi sul territorio e la gente si sente abbandonata al proprio destino. Faccio un esempio: la scorsa estate è stato chiuso il Cocoricò per la vicenda della droga. Ma se si voleva combattere seriamente il narcotraffico quella è stata una decisione senza significato se non si fanno insieme altri interventi. Il problema è che a Rimini, per esempio, nella squadra mobile ci sono sei agente e il più giovane ha 46 anni. Non ci sono nemmeno i soldi per comprare un biglietto per entrare in discoteca e fare il proprio lavoro. Siamo obbligati a entrare col tesserino. E così, senza nessuna possibilità di infiltrazione per controllare luoghi e territori, come pensiamo di poter lavorare?

Piercamillo Davigo all’Anm ha detto che servono investimenti per agenti sotto copertura. E’ d’accordo?

Ma certo, Davigo ha ragione. Gli avevo esposto personalmente questa necessità. C’è bisogno di agenti sotto copertura per far fronte a certi fenomeni, come possono essere il mondo dei centri sociali e quello ultras. E servono agenti giovani, perché quelli sono ambienti giovani. Se mi infiltro io mi riconoscono subito. Il problema è che manca la volontà di investire la sicurezza. In questo momento le regole le fa non la politica ma quella che io chiamo “dittatura dei ragionieri di Stato” che ragionano solo in maniera astratta sui numeri e non invece sui problemi concreti della sicurezza.

Insieme al Giubileo arrivano anche le preoccupazioni per il terrorismo. Gli agenti della Polizia sarebbero pronti a far fronte a un eventuale attacco?

No, anche qui non si è fatto nulla. Da mesi e mesi chiedo di organizzare dei corsi antiterrorismo. E invece non si fa nulla. Avevamo fatto la “proposta della massaia”. Per i corsi antiterrorismo bastavano 6 milioni in 3 anni mentre Montecitorio spende 7 milioni all’anno per le pulizie. Eppure dovrebbero darci la possibilità di far fronte a un terrorista. Noi e i Carabinieri non abbiamo mai sparato su un bersaglio in movimento. Un conto è affrontare un vecchio terrorista, un altro trovarsi di fronte a un “martire della Jihad” pronto a farsi saltare in aria.

La mancanza di risorse sul territorio quali conseguenze ha per i cittadini?

Conseguenze nefaste. Poi accade che qualcuno, stanco ed esasperato, spari a un ladro e si scateni il finimondo. La società è completamente diversa rispetto a quando è stato messo a punto il Codice Rocco e le leggi sulla legittima difesa anderebbero modificate per non lasciare sempre al delinquente il favore della prima mossa. Se uno si assume la responsabiltà di entrare in un’abitazione privata per compiere un furto o una rapina deve prendersi la responsabilità delle possibili conseguenze.

Pensa che il morto di Vaprio d’Adda sia sulla coscienza di chi taglia sulla sicurezza?

La sua morte è sulla coscienza della dittatura dei ragionieri di Stato ed è figlia di una politica che si è fatta espropriare dalle sue responsabilità. Deve riappropriarsi al più presto delle sue responsabilità

Per quanto riguarda i mezzi messi a disposizione come sono messe le forze di Polizia?

Malissimo. Bastavano 4 spiccioli per migliorare la situazione ma non li investono. Do solo un dato: nel 1992 la Polizia di Stato aveva a disposizione 90 milioni per le divise, oggi ne ha 15 e 8. Questo porta a esiti tragicomici come 5 colleghi con 5 pantaloni diversi (nella foto qui sopra, ndr), perché le divise non ci sono per tutti e si va a raccattare quello che si trova. Siamo in un circuito perverso di tagli nel mondo della sicurezza. Senza parlare del blocco degli stipendi, dove siamo arrivati addirittura a un ritocco in negativo. Una situazione che deve finire se vogliamo che i cittadini italiani possano davvero contare su una sicurezza efficiente.

di Lorenzo Lamperti

Fonte AFFARITALIANI

Roma, 31 ottobre 2015