Il tramonto della Merkel

merkel“La Cancelliera dovrebbe riconoscere di avere fatto un grosso errore durante la crisi dei migranti. Il che sarebbe la sua fine politica, che tanto è comunque sempre più vicina”.

 

A scriverlo, oggi, è la Neue Zurcher Zeitung, il principale quotidiano elvetico. Espressione della buona borghesia svizzera e della grande industria elvetica, la Nzz è una testata di ispirazione liberale (la prima condizione per diventare suo azionista è l’iscrizione al partito liberale nazionale) che, nel passato, si è spesso espressa a favore delle politiche di libera circolazione dell merci, delle persone, dei capitali e dei servizi, senza esitare ad apprezzare le liberalizzazioni e le scelte di politica estera del governo tedesco. Ma oggi non è più così. Secondo gli svizzeri, infatti, gli errori fatti nella gestione dei flussi migratori sono così gravi da stare portando la Cancelliera verso un’unica strada: quella del fallimento.

“Il tramonto della Merkel”. Così ha titolato la Nzz. La decisione persa dalla Cancelliera qualche settimana fa, quando annunciò pubblicamente che il suo Paese non avrebbe respinto i migranti ma avrebbe loro invece spalancato le porte, starebbe ottenendo il risultato contrario di quello sperato: non quello di trasmettere un’immagine pacifica e accogliente della Germania, bensì quello di un Paese governato da una persona piena di contraddizioni che prende le proprie decisioni in base all’umore momentaneo dell’opinione pubblica e le cui scelte in politica internazionale hanno contribuito in maniera decisa a creare gli esodi che attualmente l’Europa sta vivendo.

Ma perché spalancando le porte ai migranti la Merkel avrebbe dato un segno di contraddizione e non di forza? Secondo la Nzz, perché, facendolo, la Germania ha violato le regole europee che lei stessa aveva contribuito a stipulare. Quelle stesse regole europee di cui la Cancelliera si è sempre fatta paladina e per le quali non ha mai accettato alcuna trasgressione. Nell’articolo viene infatti sottolineato come, in questo contesto, il governo tedesco non abbia esitato a violare le direttive comunitarie. Che sono invece state paradossalmente rispettate dal presidente ungherese Orban – così fortemente demonizzato dai media tedeschi vicini al governo – e da quello serbo Vucic – che ha recentemente denunciato pubblicamente l’esistenza di tanti “falsi rifugiati”. Al contrario la Merkel ha, in nome dell’accoglienza, invitato ad abbattere i confini europei previsti dal Trattato di Schengen.

Lo stesso Paese che si batteva a spada tratta per l’applicazione delle leggi sull’austerità e che ha avuto la forza di imporre al governo greco un cambio di decisione proprio in nome del “rispetto delle regole” si è trovato di colpo a violare ciò che fino a quel momento aveva considerato essere più inviolabile che mai. Una mossa, questa, che in un primo momento avrebbe fatto guadagnare alla Germania maggiori simpatie internazionali, ma che nel medio periodo ha dato l’idea di un Paese debole, insicuro, vittima degli umori dell’opinione pubblica e senza chiare prospettive. Un Paese che, sempre secondo l’Nzz, si mostra totalmente inadeguato a porsi come leader europeo. E che per questo necessita di un cambio di governo.

“Non mi interessa il perché i migranti partano, quello che conta è che ora sono qua” ha detto recentemente la Merkel ospite di un noto talk show televisivo tedesco. Secondo il quotidiano svizzero da questa frase emerge tutta la fragilità e l’inadeguatezza della Cancelliera. Che, così dicendo, nega le responsabilità tedesche nella creazione del flussi migratori. Che in realtà avrebbe invece contribuito a creare appoggiando regimi sanguinari in Medio Oriente, che avrebbero a loro volta appoggiato lo Stato Islamico e portato alle violenze che spingono i profughi a scappare. Sul banco degli imputati viene messo il decennale impegno della Merkel per fare entrare la Turchia nell’Unione europea. Oggi il presidente turco Erdogan è internazionalmente riconosciuto come une dei maggiori responsabili della crisi della regione e del rafforzamento dell’Is.

Al contempo la Germania avrebbe commesso l’enorme errore di non appoggiare l’unico governo che poteva contrastare questo fenomeno, cioè quello siriano di Assad e, così facendo, non solo avrebbe perso il controllo della situazione, ma avrebbe anche deteriorato i rapporti con la Russia – lei sì invece alleata di Assad – compromettendo così anche i propri interessi commerciali nell’Europa orientale. E creando di conseguenza un forte malcontento interno.

Quale sarà dunque il futuro per la Germania? “Un disastro” scrive la Nzz. Difficilmente il Paese riuscirà mantenere la propria stabilità interna e a integrare i milioni di persone che quotidianamente arrivano in terra tedesca. Secondo gli svizzeri, infatti, stiamo per assistere un momento storico decisivo. Quello in cui, per la prima volta dal 1945 ad oggi, la stabilità del governo tedesco potrebbe essere minata dalla crescita delle forze populiste. Nonostante i tedeschi abbiano, per ovvi motivi storici, sviluppato forti anticorpi nei confronti delle demagogie, il malumore nei confronti delle scelte del governo è talmente diffuso da potere portare all’instabilità. E a causare la caduta del governo che è responsabile di tutto ciò. Cosa che potrebbe avvenire anche in assenza di una vera alternativa politica alla Merkel, il cui declino, conclude l’Nzz, è già segnato. Ed è un fallimento.

 

2 novembre 2015

fonte IlGiornale

AP