Stato-mafia, Mannino assolto un duro colpo per il processo più discusso degli ultimi anni

MANNINO

L’assoluzione di Calogero Mannino, che aveva scelto il rito abbreviato rispetto agli altri, toglie alla ricostruzione fatta dal pool della Procura di Palermo il presupposto del «patto occulto» tra Cosa nostra e politici siglato nel periodo caldo delle stragi.

Il primo verdetto sulla presunta trattativa fra lo Stato e la mafia è una cocente sconfitta per l’accusa. L’assoluzione dell’imputato Calogero Mannino, che aveva scelto il rito abbreviato rispetto agli altri (uomini delle istituzioni e «uomini d’onore») toglie alla ricostruzione fatta dal pool della Procura di Palermo il presupposto del «patto occulto» tra Cosa nostra e politici siglato nel periodo caldo delle stragi, fra il 1992 e il 1994. Secondo i pubblici ministeri era stato infatti proprio l’ex ministro democristiano, all’indomani dell’omicidio del suo collega di partito Salvo Lima nel marzo ‘92, a imbastire i primi contatti temendo di essere la vittima successiva dell’offensiva mafiosa. Sarebbe stato lui a innescare la trama della trattativa, e il conseguente rafforzamento del ricatto dei boss: ottenere vantaggi (soprattutto sul piano della legislazione antimafia e il trattamento carcerario per i detenuti) in cambio della cessazione degli attentati.

Ora il giudice a cui l’imputato aveva affidato il proprio destino ha stabilito che non è andata così: Mannino non ha commesso il reato di «violenza o minaccia a un Corpo politico dello Stato», in concorso con gli stragisti. Assoluzione «per non aver commesso il fatto»; il che non significa che «il fatto non sussiste». Dunque non è una sconfessione totale dell’ipotesi che la trattativa ci sia stata (con annesso ricatto); Mannino tuttavia non vi ha preso parte. E visto il ruolo che la Procura gli aveva assegnato, è una pesante smentita alle tesi dell’accusa. La seconda, dopo l’assoluzione (in primo grado, ora è in corso l’appello) dell’ex generale dei carabinieri Mario Mori (alla sbarra anche nel processo principale sulla trattativa, tuttora in corso di svolgimento) per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. Il dibattimento per tutti gli altri imputati va avanti, i pubblici ministeri hanno già annunciato che faranno ricorso contro il verdetto su Mannino prima ancora di conoscerne le motivazioni. Di certo però, il processo che più di tutti ha fatto discutere nel corso degli anni, provocando polemiche e conflitti che sono arrivati fino al Quirinale per le intercettazioni in cui casualmente incappò anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha subito un duro colpo.

DI GIOVANNI BIANCONI

Fonte CORRIERE DELLA SERA

Roma, 4 novembre 2015